La critica cinematografica è ancora rilevante? L'abbiamo chiesto ai protagonisti del cinema italiano

Carlo Verdone, Nicole Rossi, Donatella Finocchiaro, e ancora Paolo Genovese, Lucrezia Guidone e i The Jackal raccontano a Movieplayer.it il loro rapporto con le recensioni e con la critica cinematografica.

Carlo Verdone, Nicole Rossi e Paolo Genovese intervistati da Movieplayer.it

Ma la critica cinematografica, oggi, è ancora rilevante? Oppure, è stata svilita e inflazionata dai social, dove tutti si sentono in dovere di dire la propria, nemmeno fossero André Bazin? Una domanda che abbiamo rivolto ad alcuni esponenti del cinema italiano, riuniti per ricevere i Ciak d'Oro, premio proveniente dalla più famosa rivista cartacea di settore. L'occasione perfetta, quindi, per confrontarci con registi, attori e attrici, in un momento in cui il giornalismo cinematografico sta subendo un profondo cambiamento, seguendo i flussi meno omogenei e più sfocati dei content creator, degli influencer o dei giornalisti formato TikTok.

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Lucrezia Guidone, i The Jackal e Donatella Finocchiaro

Un processo e un cambiamento irreversibile, ormai settato verso zone grigie frutto di marketing e campagne di promozione? Probabilmente. Resta però fondamentale portare avanti l'anima del lavoro (salvaguardando la sua purezza), attraverso pareri il più possibile professionali, giusti e competenti. Se fare critica cinematografica (e più in generale fare giornalismo) è un lavoro complesso, che spesso si scontra con la precarietà generale del cinema italiano, è vitale continuare a insistere, puntando alla fidelizzazione del lettore/spettatore. Con una regola fondamentale da seguire: un critico non deve mai mettersi al posto dell'autore del film. E, soprattutto, non deve mai scrivere seguendo le proprie simpatie.

Carlo Verdone: "In Italia c'è bisogno di buoni critici"

Carlo Verdone Torino 2019
Carlo Verdone e un proiettore a pellicola

Un pensiero sostenuto da Carlo Verdone, che spiega: "Alcune volte mi ritrovo molto in ciò che leggo dei miei film, alcune altre però mi ritrovo molto poco. E mi dà fastidio quando il critico vuole essere più autore dell'autore che sta recensendo. Questo è fastidioso, non lo nego. Un critico che ti suggerisce come potrebbe essere una scena, come potrebbe essere diretto un attore. Non va bene. A quel punto la critica si sta sostituendo al regista. Poi, sono antipatici quelli che ragionano per simpatia, e leggendoli capisci che è un modo totalmente sbagliato di fare critica. Poi ci sono quelli che ti bastonano, ma scrivono bene. Quelli sono i critici più importanti. È meglio una critica con riserve, che una critica troppo entusiasta. In Italia c'è bisogno anche di buon critici, ecco".

Si dice grande lettrice di recensioni Donatella Finocchiaro, "Sì, le leggo, assolutamente. Mi piace cosa pensano i giornalisti di un determinato film che vedo. Poi posso essere più o meno d'accordo con quello che leggo.

La critica come opinione in cui ritrovarsi

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Nicole Rossi in Skam Italia 6

Ma una recensione può far capire agli artisti anche quanto un film o una serie siano socialmente rilevanti. Come nel caso di Skam Italia - Stagione 6, con protagonista Nicole Rossi, che ci racconta: "Da cinefila, per tanti anni, ho seguito la notte degli Oscar, commentandoli. Quindi capisco l'importanza di questo lavoro. Le critiche sono fondamentali: ci fanno capire a che punto siamo, e come siamo arrivati agli spettatori. Del resto, l'arte è fatta per il pubblico. Le critiche e le recensioni sono importanti, e per quanto riguarda Skam, mi sono ritrovata in tutte le opinioni lette. Ho capito di aver preso parte ad una serie nel giusto periodo storico".

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Fru e Aurora nella serie Prime Video Pesci Piccoli

Restando nella serialità. Francesco Ebbasta, direttore artistico dei The Jackal, punta invece sulla curiosità: "Le leggo, sì. Sono curioso, ma leggo pochi fidati. Mi affido a loro. E mi ha fatto piacere leggere buone recensioni per Pesci piccoli - Un'agenzia. Molte idee. Poco budget, da testate che seguo. Poi... mi incazzo pure se ne parlano male! (Ride ndr)". Con lui, prima Aurora Leone, che dice, scherzando "Lavorando con il pubblico ci interessano le opinioni, poi mentalmente cerchiamo di accogliere le positive come giuste, e le negative come sbagliate. Giusto perché siamo persone mature!". Per Fru, invece, sono importanti i commenti letti sui social: "Leggo i commenti delle persone, più che della critica. Mi piace quando mi criticano personalmente, stimolante".

Tra soggettività e rispetto

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Lucrezia Guidone in Fedeltà

L'importanza del giornalismo cinematografico è rimarcato poi da Lucrezia Guidone, "Ci sono dei giornalisti o delle giornaliste che seguo di più, ho un rapporto buono con la critica", confida l'attrice a Movieplayer.it. "Credo faccia bene dare un'opinione netta e diretta, basta siano opinioni lontane dalle polemiche acchiappa-attenzione. Negli ultimi tempi ne abbiamo sentite molte, e sono inutili. Vengo dal teatro, e la critica me la sono sentita addosso, sempre. Con il tempo ho cercato di prendere la giusta distanza, anche perché facciamo questo lavoro per il pubblico e non per la critica. Poi se arrivano lodi e riconoscimenti, è una cosa bellissima".

The Place: Paolo Genovese sul set del film
Paolo Genovese sul set di The Place

Decisamente condivisibile l'opinione del regista Paolo Genovese, impegnato sul set del suo nuovo film, Follemente, in uscita nel 2024. "Le critiche mi fanno arrabbiare, ma non sempre. A volte sì, a volte no. Non mi arrabbio per una recensione negativa, però penso che il critico debba metterci nei suoi pezzi lo stesso amore che un autore impiega per due anni in un film. Dovrebbe tenere conto di questo, analizzando e approfondendo in modo attento", prosegue il regista. "La stroncatura ci sta, ma deve tenere conto del lavoro dietro a un film. Poi, è uno sguardo soggettivo. Il bello di raccontare una storia. Quello che piace a me, magari fa orrore ad altri. Lo viviamo anche noi, con i produttori. La soggettività è l'anima di questo lavoro. Mi piace, però, quando una recensione negativa trasmette la passione del giornalista, che magari ha voluto bene al film, nonostante la stroncatura. Un critico mi disse 'quando stronco un film sto male, mi dispiace'. Credo sia un bel sentimento".