Black Mirror

2011 - ....

Black Mirror 4, gioco di specchi: i rimandi agli altri episodi della serie

I nuovi episodi della serie antologica creata da Charlie Brooker, da poco arrivati su Netflix, ci offrono altre inquietanti proiezioni di un futuro distopico, riallacciandosi a temi e aspetti già affrontati in passato: analizziamo i collegamenti fra la quarta stagione e i precedenti capitoli di Black Mirror.

The black mirror knows no reflection/ It knows not pride or vanity/ It cares not about your dreams/ It cares not for your pyramid schemes

Black Mirror: Andrea Riseborough in una scena dell'episodio Crocodile

Nei sei anni trascorsi dalla sua prima messa in onda (il 4 dicembre 2011 sulla rete britannica Channel 4), Black Mirror si è rivelata una serie che non si limita a stimolare i nostri incubi, ma che per tali incubi ci ha suggerito una varietà di nuove e angoscianti declinazioni. Black Mirror è la serie che ci ha fatto scoprire le innumerevoli sfumature di nero di una fantascienza mai così vicina alla nostra realtà ma, al tempo stesso, inesorabilmente proiettata verso un futuro spaventoso... e spaventoso, nella maggior parte dei casi, proprio perché esso ci appare quanto mai concreto e tangibile.

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Nata come un fenomeno prima britannico e poi di portata internazionale, fino ad approdare su Netflix, la serie antologica ideata e scritta da Charlie Brooker ha sperimentato un successo crescente: un successo che l'ha fatta conoscere a un pubblico via via più vasto e che, nel settembre scorso, gli è valsa la vittoria di due Emmy Award (miglior TV movie e miglior sceneggiatura) per il quarto episodio della terza stagione, l'ormai celeberrimo San Junipero. Mentre la quarta stagione, che ha esordito alla fine di dicembre, ha confermato la capacità di Brooker di rinnovare la propria creatura pur restando in sostanza fedele al suo codice genetico, e cioè tornando ad esplorare temi già al cuore di Black Mirror fin dalle origini. E proprio in tale ottica, proviamo a proporre una sorta di "lettura comparata" delle nuove puntate di Black Mirror mettendole in relazione con quelle trasmesse negli scorsi anni, nel tentativo di rintracciare quel gioco di echi - anzi, di specchi - che lega fra loro le varie stagioni di uno dei titoli seminali della TV contemporanea.

USS Callister: realtà virtuale e copie digitali

Black Mirror: Jesse Plemons nell'episodio USS Callister

L'episodio d'apertura della quarta stagione, USS Callister, è stato caratterizzato da una scelta insolita per Black Mirror: quella di giocare sul filo della parodia, rielaborando il modello di Star Trek mediante un fittizio videogame di ambientazione spaziale di nome Infinity. Per quanto i toni in parte brillanti di USS Callister siano piuttosto rari nell'universo della serie, anche in questo episodio ritroviamo alcuni ingredienti topici della storia di Black Mirror, a partire da uno degli assi portanti della fantascienza: la realtà virtuale. Il rimando più immediato è senz'altro quello al secondo episodio della terza stagione, Giochi pericolosi, da cui USS Callister recupera pure la componente videoludica rovesciata in un incubo senza uscita: se lì l'immaginario di riferimento era l'horror, qui è la sci-fi vintage di Star Trek.

Black Mirror: una scena dell'episodio Torna da me

Ma l'espediente per questa mise en abîme, in USS Callister, è costituito da una duplicazione del DNA umano: una clonazione al fine di creare una copia digitale di un individuo, copia condannata a una terrificante condizione di prigionia. E a tal proposito, gli esempi si sprecano: da Torna da me (primo episodio della seconda stagione), con la creazione di un 'clone' del defunto Ash (Domhnall Gleeson), prima solo virtuale e poi anche in forma corporea, al sistema di "scatole cinesi" della trama di Bianco Natale, lo speciale della seconda stagione, fino ad arrivare alla realtà simulata al centro della trama del già citato San Junipero.

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Arkangel : questione di punti di vista

Black Mirror 4: una delle prime immagini della nuova stagione

L'amore materno che, da normale istinto protettivo, si trasforma in mania del controllo e in autentica ossessione: è il tema su cui si fonda il secondo episodio, Arkangel, affidato alla regia di Jodie Foster e con Rosemarie DeWitt nel ruolo della protagonista, Marie. E lo strumento futuristico adottato per rendere possibile questo controllo assoluto sulle esperienze di un'altra persona (Marie, infatti, visualizza su un tablet esattamente ciò che vede la figlia Sara) ci ricorda da vicino l'impianto per assorbire la memoria dei personaggi di Ricordi pericolosi, il terzo episodio della prima stagione di Black Mirror: un elemento pressoché identico a quello di Arkangel, con la possibilità di assumere la stessa prospettiva visiva di un altro individuo e di 'leggere' il suo passato come se fosse un DVD, con tanto di opzione per il rewind.

Black Mirror: una scena dell'episodio Ricordi pericolosi

La condivisione o appropriazione di un punto di vista altrui era presente inoltre nella prima parte di Bianco Natale, ovvero il segmento del "corteggiamento guidato" (ma destinato a un tragico epilogo), per quanto l'analogia più forte resti quella con Ricordi pericolosi, anche sul piano tematico: la violazione degli aspetti più privati dell'esistenza di qualcun altro, laddove il desiderio di controllare e sapere tutto dei nostri cari degenera in una follia possessiva e, nel peggiore dei casi, in un gioco al massacro che disintegra i sentimenti.

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Crocodile: rivivere il passato

Black Mirror: una scena con Andrea Riseborough nell'episodio Crocodile

Strettamente correlato ad Arkangel è il terzo episodio della quarta stagione, Crocodile, il cui intreccio si basa su un meccanismo narrativo estremamente simile: la possibilità che qualcuno, in questo caso un'agenzia investigativa, possa 'rubarci' la nostra personale visione della realtà e soprattutto aver accesso ai nostri ricordi, che assumono le sembianze di un ideale hard disk della mente. Se in Arkangel l'oggetto di questa osservazione era la stessa persona, dall'infanzia all'età adulta, in Crocodile l'analisi delle immagini della memoria va a toccare una pluralità di individui, fino a raggiungere la protagonista dell'episodio: Mia Nolan (Andrea Riseborough), donna d'affari e madre di famiglia disposta a tutto pur di nascondere un terribile episodio del proprio passato. Di nuovo, dunque, è Ricordi pericolosi a fornire il paradigma a cui ispirarsi: ma se, dal dramma sentimentale su una coppia, in Arkangel si passava al dramma familiare, in Crocodile invece siamo in pieno territorio da thriller psicologico... con uno degli epiloghi più atroci negli annali di Black Mirror.

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Hang the DJ: il paradiso è un luogo sulla Terra?

Black Mirror: Joe Cole e Georgina Campbell  nell'episodio Hang the DJ

In ciascuna stagione di Black Mirror c'è un singolo episodio che possiamo associare a un ideale "filone romantico" della serie, in quanto si focalizza interamente sull'amore e le dinamiche dei rapporti di coppia: nella prima stagione, come già rilevato, è Ricordi pericolosi; nella seconda Torna da me; nella terza, naturalmente, San Junipero, con gli incontri, nel teatro di una realtà simulata sull'immaginario degli anni Ottanta, fra le 'coscienze' delle due protagoniste, Yorkie (Mackenzie Davis) e Kelly (Gugu Mbatha-Raw). Nella quarta stagione, l'alfiere del filone romantico di Black Mirror è invece Hang the DJ, in cui gli appuntamenti dei due comprimari, Frank (Joe Cole) ed Amy (Georgina Campbell), sono stabiliti e organizzati secondo una rigorosa normativa da un'intelligenza artificiale chiamata Coach, che ha anche il potere di stabilire se e quanto dovrà durare ciascuna delle loro relazioni.

Black Mirror: Georgina Campbell e Joe Cole in una scena dell'episodio Hang the DJ
Black Mirror: le attrici Mackenzie Davis e Gugu Mbatha-Raw in San Junipero

Una prima parte più 'quotidiana' e realistica, che accomuna tanto San Junipero quanto Hang the DJ, è incrinata in seguito da un colpo di scena che ci induce a riconsiderare quanto visto fino a quel momento: in entrambi gli episodi, infatti, a un tratto scopriamo di essere immersi in una realtà virtuale e simulata, per quanto azioni e stati d'animo dei protagonisti corrispondano a quelli di due veri esseri umani. Si tratta inoltre dei casi, più unici che rari, di puntate il cui intreccio si risolve in un lieto fine: lo spettatore è spinto a parteggiare per queste due coppie, e in ultima battuta la forza e la sincerità dei loro sentimenti avranno la meglio sugli ostacoli posti dalle circostanze. E a suggellare in maniera superba questi due splendidi episodi, in entrambi i casi l'epilogo è accompagnato da un evergreen musicale degli anni Ottanta: per San Junipero si tratta della voce di Belinda Carlisle con l'intramontabile Heaven Is a Place on Earth, per Hang the DJ (nomen omen) è la trascinante Panic, uno dei pezzi più belli del repertorio degli Smiths.

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Metalhead: la caccia è aperta

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Dall'ineffabile dolcezza di Hang the DJ alla tensione logorante e senza scampo di Metalhead: è un salto traumatico quello dal quarto al quinto episodio di Black Mirror, il primo nella storia della serie ad essere stato girato completamente in bianco e nero. La disperata lotta per la sopravvivenza di Bella (Maxine Peake), in un desolato scenario post-apocalittico, per sfuggire a robot assassini soprannominati "cani", è un implacabile meccanismo di suspense, e in questo senso ricorda la seconda puntata della seconda stagione, Orso bianco: anche in quel caso una protagonista, Vittoria (Lenora Crichlow), si ritrovava "sola contro tutti", costretta a una fuga disperata in un oscuro scenario dominato dalla violenza.

Black Mirror: un'immagine dell'episodio Men Against Fire

Esistono pure altri capitoli di Black Mirror costruiti come piccoli film d'azione, con abbondanti dosi di adrenalina: oltre a Orso bianco ricordiamo, dalla terza stagione, Zitto e balla (il terzo episodio) ma ancor di più Gli uomini e il fuoco (quinto episodio), un autentico zombie movie su sfondo distopico. I casi appena citati, però, erano contraddistinti tutti dall'immancabile colpo di scena: un twist che, verso il finale, ridefiniva l'impianto narrativo o rovesciava uno dei suoi assunti di base, costringendoci a riconsiderare le azioni dei protagonisti da una prospettiva differente. In Metalhead, al contrario, manca del tutto questa svolta: Brooker elabora un efficacissimo esercizio di stile sui codici del thriller e dell'horror, ma rinuncia al 'guizzo' narrativo che ha reso grande Black Mirror.

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Black Museum: l'orrore in tre atti

Black Mirror: Douglas Hodge e Letitia Wright in una scena dell'episodio Black Museum

Il gran finale della quarta stagione, tratto in parte da un racconto di Penn Jillette, è un'implicita celebrazione della storia di Black Mirror: nel "museo degli orrori" che dà il titolo a Black Museum è possibile non a caso osservare numerosi oggetti provenienti da altri episodi, in una sorta di apoteosi dei cosiddetti Easter eggs. Ma al di là di autocitazioni e strizzate d'occhio ai fan, Black Museum è una puntata senz'altro notevole per le ambizioni narrative, con una struttura drammaturgica basata sul "racconto nel racconto": quello del curatore del museo, il professor Rolo Haynes (Douglas Hodge), a beneficio di una solitaria visitatrice, Nish (Letitia Wright).

Black Mirror: una scena dello speciale White Christmas

La stessa tecnica dei vari piani di racconto intrecciati tramite flashback era stata già adottata in Bianco Natale, altra puntata sviluppata su più piani e con un altro narratore interno, il Matt Trent di Jon Hamm, impegnato ad illustrare situazioni analoghe e decisamente inquietanti: al cookie di Bianco Natale, con la clonazione della coscienza di una persona, passiamo al trasferimento della coscienza di un individuo (una donna in coma) prima a un'altra persona, il marito e padre di suo figlio, poi addirittura a un oggetto e quindi, nel caso di un galeotto nel braccio della morte, a un ologramma condannato a un'eterna agonia.

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Black Museum, insomma, si basa sulla medesima struttura tripartita di Bianco Natale: tre mini-episodi per mettere in scena crudeli giochi di potere e di volontà soggiogate, leitmotiv della serie nel suo complesso, e infine rovesciarli al momento di ritornare alla 'cornice' della storia. E per quanto Black Museum non possieda la forza dirompente del finale della terza stagione, Odio universale (fra i migliori episodi di sempre di Black Mirror), costituisce comunque una conclusione tanto feroce quanto memorabile a questo quarto 'volume' della serie di Charlie Brooker... congedandosi dagli spettatori con una scelta musicale che, ancora una volta, fa leva su uno straniante effetto contrastivo: (There's) Always Something There to Remind Me di Dionne Warwick, quasi a ribadire che i lacci della memoria possono diventare talvolta le catene di una dannazione senza fine.

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