6:06, recensione: Trainspotting incontra Ricomincio da capo in una storia d’amore lisergica

A vent'anni da Fuori vena, Tekla Taidelli torna a raccontare il mondo della tossicodipendenza sospendendo il giudizio per adottare un punto di vista magico e surreale.

Davide Valle e George Li

Un dramma dinamico e ipercinetico. In 6:06 la regista Tekla Taidelli racconta il mondo dei giovani e la tossicodipendenza senza porsi troppe domande, anzi, concedendosi qualche vezzo cinefilo. Il risultato è una storia che affonda le radici in una realtà drammatica per poi discostarsene attraverso l'introduzione dell'elemento soprannaturale e del romance. Questo disinvolto mix dà vita a una pellicola vivace, a tratti chiassosa, che dietro il look punk e ruvido racconta sentimenti primari come l'amicizia, l'amore e la solitudine.

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George Li in una scena

Leo è un tossicodipendente che ama la cocaina, il suo boxer Ayedn e l'amico Igor, tossico come lui. Quando entra in un loop temporale che gli fa rivivere ogni giorno lo stesso maledetto lunedì, a partire dalle 6:06, quando la sua giornata ha inizio, decide di provare a interromperlo nel modo più traumatico. Al suo risveglio in ospedale scopre che lo sta vegliando un angelo biondo con gli space buns che parla francese e si chiama JoJo. La ragazza carica Leo sul suo van e insieme intraprendono un viaggio rocambolesco fino in Portogallo che cambierà per sempre il corso delle loro esistenze.

Lo stile visivo nasconde il significato del film

Un po' romance, un po' road movie, l'odissea lisergica di Leo viene raccontata da Tekla Taidelli con toni surreali attingendo a una sorta di realismo magico. La regista si confronta con personaggi che vivono ai margini, nel cuore della periferia malfamata di Civitavecchia, spacciando, svolgendo lavori umili, contando i giorni che mancano alla fine della libertà condizionata. Non c'è la famiglia, non ci sono le istituzione. Leo e l'amico sono soli nella loro sofferenza che anestetizzano stordendosi con la cocaina. Il motivo del loro malessere non viene spiegato, sembra più una sorta di inedia generazionale legata all'ambiente in cui sono cresciuti.

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George Li e Davide Valle in una scena

Nel descrivere questo sottobosco poco edificante la regista stabilisce un preciso sistema di riferimenti visivi. 6:06 è uno di quei film in cui forma e contenuto si compenetrano in mille modi diversi. Al bianco e nero metallico della prima parte, più "neorealista", si contrappone un'esplosione di colori che coincide con la fine del coma di Leo e l'incontro con JoJo. Dietro ogni scelta stilistica c'è un significato ben preciso e a simboleggiare la nuova esistenza del ventiseienne grazie all'incontro con JoJo c'è un profluvio di colori caldi e accesi, toni vivaci e musiche distensive.

6:06, un incontro magico e salvifico al centro della storia

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6:06, un primo piano di Davide Valle

Non tutto viene è spiegato in 6:06. Se i loop temporali, un topos nella cinematografia recente, non hanno misteri per i cinefili, risulta più enigmatica una dimensione onirica che vede Leo e JoJo soli su una spiaggia isolata, sorta di eden in cui il vero io dei due giovani si libra. Questo ulteriore piano narrativo sembra attingere al linguaggio della poesia e del simbolo, ma risulta poco "utile" all'economia del racconto, incentrato sulla battaglia di Leo per sconfiggere i suoi demoni e costruirsi una nuova esistenza.

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6:06, George Li guarda il tramonto

In un film con un numero così ridotto di personaggi, Tekla Taidelli si concede il lusso di cesellare i suoi personaggi senza mezze misure. Se nei panni di Leo, Davide Valle adotta registri diversi (per distinguere i momenti di stordimento chimico da quelli in cui è sobrio), George Li viene declinata come una versione moderna della donna salvifica e portatrice di luce. I suoi sorrisi enigmatici in risposta alle domande incalzanti di Leo ne mettono in luce la dolcezza, ma anche la grinta. Sorta di eroina atipica, la giovane vede qualcosa in Leo che la spinge a caricalo sul suo van come compagno di viaggio per fargli conoscere un mondo inedito fatto di tenerezza, fiducia e affetto. L'inizio del loro viaggio è anche la parte più riuscita del film per via della grazia ritrosa di JoJo e della chimica con Leo che rende superflue le parole abbattendo ogni barriera linguistica.

Conclusioni

Il ritorno di Tekla Taidelli coincide con una pellicola dal look punk ipercinetica, ma anche romantica fino a diventare struggente. Realismo e allegoria si mescolano e si fondono grazie a un sapiente uso dell'immagine e alla performance dei protagonisti Davide Valle e George Li, ma resta un'incompiutezza di fondo. La dimensione onirica risulta gratuita e poco utile al progredire della linea narrativa principale.

Movieplayer.it
3.0/5
Voto medio
N/D

Perché ci piace

  • L'alchimia dei protagonisti e la rivelazione George Li, vitale e magnetica.
  • La divertente citazione di Ricomincio da capo.
  • L'uso delle location. talvolta davvero magiche.
  • L'inizio del viaggio di JoJo e Leo, davvero irresistibile.

Cosa non va

  • La gratuità della dimensione onirica in cui JoJo parla italiano (perché?).
  • A tratti lo script sembra girare a vuoto.