Otto Preminger

Regista, Produttore
(1906 - 1986)
Biografia

Cenni biografici di Otto Preminger


Grande maestro della tecnica del cinemascope, che ha saputo elevare fino alla massima possibilità espressiva, Otto Preminger è stato uno dei più innovativi registi hollywoodiani della sua epoca, in grado di rivoluzionare le convenzioni di alcuni generi, in particolare del noir, spingendosi spesso a toccare temi allora tabù e a travalicare le soglie del rappresentabile.

Austro-ungarico di origini ebraiche, figlio di un eminente pubblico ministero, lasciò presto il suo paese natale per trasferirsi in Germania, dove ha lavorato dapprima come attore (sua originaria inclinazione), e in seguito come regista teatrale grazie al suo mentore, l'autore austriaco Max Reinhardt. Nel 1934 si stabilì in America per fuggire al nazismo. Qui, dopo un esordio a Broadway, iniziò a lavorare come regista di produzioni cinematografiche minori per l'appena nata Twentieth Century-Fox di Darryl F. Zanuck, a partire dall'esordio con la commedia musicale Schiavo della tua malia (1936), realizzando pian piano film sempre più importanti. Ottenne la prima notorietà con Vertigine (1944), torbido noir che, per via dell'allusione a temi controversi come la necrofilia, suscitò polemiche e venne sottoposto ad alcuni tagli.
Dopo questo primo exploit, tuttavia, venne messo a dirigere produzioni dal taglio più tradizionale e commerciale, come l'adattamento teatrale Scandalo a corte (1945), il musical Bellezze rivali (1946), e le trasposizione letterarie Ambra (1947) e L'amante immortale (1947). Ritorna al noir con Un angelo è caduto (1945), e sostituisce un malato Ernst Lubitsch alla regia di La signora in ermellino (1948), rifacimento di un suo film degli anni Venti, cui seguì un altro adattamento teatrale, Il ventaglio (1949), tratto dalla commedia di Oscar Wilde Il ventaglio di Lady Windermere.

Fu a partire dagli anni Cinquanta che Preminger riuscì a ottenere maggiore autonomia e potere contrattuale, portando avanti produzioni più personali, caratterizzate spesso da un taglio provocatorio e controverso, a partire dall'effervescente commedia La vergine sotto il tetto (1953), con David Niven e William Holden, bandita dall'associazione dei produttori per il linguaggio considerato "osceno", passando per Carmen Jones (1954), personalissima rivisitazione dell'opera di Bizet ambientata nella cultura afro-americana, e La magnifica preda (1954), unico western girato dal regista, con Robert Mitchum e Marilyn Monroe.
Nuove polemiche arrivarono con L'uomo dal braccio d'oro (1955), con protagonisti Frank Sinatra e Kim Novak, film che affronta il tema scottante della droga (soggetto all'epoca proibito dal codice Hays). Seguirono poi altre trasposizioni, come Santa Giovanna (1957), tratta dalla commedia di George Bernard Shaw, l'apprezzato Buongiorno tristezza! (1958) dal romanzo di Françoise Sagan, e Porgy and Bess (1959), ispirata all'opera di George Gershwin.

Negli anni Sessanta il regista firmò quelli che sono considerati i suoi capolavori, nel quale ha esaltato ai massimi livelli la tecnica del cinemascope (impreziositi spesso dai sofisticati titoli di Saul Bass), a partire da Anatomia di un omicidio (1959) con uno straordinario James Stewart: tesissimo e vibrante film giudiziario che affronta un altro tema scandalo, lo stupro,e che venne candidato all'Oscar. Seguirono Exodus (1960), imponente affresco sulla fondazione dello stato di Israele, interpretato da Lee J. Cobb e Paul Newman; il coraggioso pamphlet politico Tempesta su Washington (1962), che osa affrontare anche il tema dell'omosessualità; il dramma intimo Il cardinale (1963), incentrato sulla crisi vocazionale di un sacerdote, per il quale ricevette una seconda nomination dell'Academy; il bellico Prima vittoria (1965), interpretato da Kirk Douglas, Henry Fonda e John Wayne, e il ritorno alle atmosfere noir con il claustrofobico e angoscioso Bunny Lake è scomparsa (1965).

Dopo i fallimentari E venne la notte (1967) e Skidoo (1968), negli anni Settanta Preminger tornò al genere brillante, riscuotendo un ottimo successo di pubblico con titoli come Dimmi che mi ami, Junie Moon (1970), con protagonista Liza Minnelli, e Ma che razza di amici (1971). Tuttavia, le sue due ultime opere, l'avventuroso Operazione Rosebud (1975) con Peter O'Toole e Il fattore umano (1979), tratto da un romanzo di Graham Greene, si rivelarono degli insuccessi e portarono il regista al ritiro.