X-Men: 10 cose che (forse) non sapete sulla saga mutante della 20th Century Fox

Qualche curiosità e retroscena legati a quello che per ora è il franchise cinematografico più longevo tratto da un fumetto della Marvel.

X-Men: 10 cose che (forse) non sapete sulla saga...

Qualcuno forse ricorderà un tempo in cui, anziché (almeno) mezza dozzina di film di supereroi ogni anno, era già tanto averne la metà. Non c'era ancora il Marvel Cinematic Universe, e la Casa delle Idee era rappresentata principalmente da Spider-Man, allora in mano a Sam Raimi, e dagli X-Men, protagonisti di un franchise inaugurato da Bryan Singer. Oggi quest'ultima è la saga cinematografica più longeva tratta da un fumetto Marvel (sedici anni, nove film e nessun reboot all'orizzonte), e non mostra segni di stanchezza se si esclude una parentesi semi-infelice riguardante i film ai quali non ha lavorato Singer. In occasione dell'uscita di X-Men: Apocalisse, capitolo finale di una trilogia ambientata nel passato, ritorniamo indietro nel tempo con alcuni retroscena e dettagli curiosi sui vari lungometraggi incentrati sui mutanti della Marvel.

1. In principio fu Carolco (e Bob Hoskins)

una foto di Bob Hoskins

Prima che i diritti cinematografici degli X-Men finissero in mano alla 20th Century Fox, un primo progetto, tra il 1989 e il 1990, fu approvato dalla Carolco Pictures, con l'intenzione di affidarlo a James Cameron (produttore) e Kathryn Bigelow (regista), con Bob Hoskins nei panni di Wolverine. La bancarotta della Carolco portò alla morte definitiva di questa versione, e dopo un tentativo fallito di trattative con la Columbia scese in campo la Fox, che nel 1994 acquistò i diritti tramite la produttrice Lauren Shuler Donner, che da allora è sempre stata coinvolta nella realizzazione dei film della saga.

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James Cameron sul set

2. Troppi "cuochi" guastano la sceneggiatura

Avengers: Age of Ultron - Joss Whedon sul set

Stando ai bene informati, il copione usato per le riprese di X-Men è il risultato degli sforzi di sedici persone diverse, mescolati insieme in un unico, grande calderone. Tra gli sceneggiatori che hanno partecipato ci sono Andrew Kevin Walker, James Schamus, John Logan e Joss Whedon. Di quest'ultimo sono sopravvissute due scene: una è quella in cui Wolverine, per farsi riconoscere dopo aver sconfitto la mutaforma Mystica, dice a Ciclope "Sei un coglione"; l'altra è quella in cui Tempesta dice "Sai cosa succede a un rospo colpito da un fulmine? Quello che succede ad ogni altra cosa" mentre dà del filo da torcere a Toad (stando a Whedon, il problema non è la battuta, bensì il modo in cui fu recitata da Halle Berry). L'unico nome ad apparire nei credits è quello di David Hayter, sebbene la Writers' Guild of America avesse offerto una menzione ufficiale anche a Christopher McQuarrie (il quale rifiutò perché secondo lui la versione finale non conteneva abbastanza materiale suo).

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3. Supereroi allegorici... e "diversi"

X-Men: Days Of Future Past: Un'immagine promozionale di Ian McKellen

Per sua stessa ammissione, Bryan Singer non conosceva i fumetti degli X-Men quando accettò l'incarico di dirigere il primo film, e ne vietò addirittura la lettura sul set. Ad attirare la sua attenzione fu la componente fortemente allegorica della storia, dove i mutanti rappresentano simbolicamente tutte le persone discriminate in quanto "diverse". Una situazione ben nota a Singer, che è di origine ebraica e apertamente bisessuale, ed è anche il motivo per cui Ian McKellen, attore gay per antonomasia, accettò la parte di Magneto. L'elemento allegorico è particolarmente accentuato in X-Men 2, nella scena - scritta con la consulenza di McKellen - in cui Bobby Drake, guardacaso un personaggio dalla sessualità ambigua nei fumetti, fa il suo "coming out" in quanto mutante di fronte ai genitori.

X-Men: Apocalisse - Alexandra Shipp, Michael Fassbender e il regista Bryan Singer sul set del film

4. L'importanza di essere Claremont

Chi conosce bene i fumetti degli X-Men sa chi è Chris Claremont, figura imprescindibile nel canone letterario della Marvel poiché si tratta dello sceneggiatore che, a partire dal 1975, trasformò le avventure dei mutanti in un appuntamento imperdibile per i lettori. Ad oggi, ben quattro delle sue storie hanno ispirato altrettanti capitoli della saga: X-Men 2 si basa su Dio ama, l'uomo uccide, X-Men: Conflitto Finale trae parzialmente ispirazione dalla Saga di Fenice Nera, Wolverine: L'immortale adatta liberamente la miniserie illustrata da Frank Miller e X-Men: Giorni di un futuro passato è tratto dall'omonima storyline. Quest'ultimo film, così come Conflitto Finale, vanta anche un cameo di Claremont, sulla falsariga di quelli di Stan Lee.

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Una foto di Chris Claremont

5. Primo contatto non riuscito

Matthew Vaughn sul set di Kick-Ass

A causa di ripetuti ritardi della Fox nel confermare la realizzazione del terzo episodio della saga, Singer fu costretto a rinunciare poiché aveva già firmato per Superman Returns e la Fox non volle modificare la data d'uscita di Conflitto Finale (per motivi simili alcuni attori storici del franchise hanno parti molto ridotte nel terzo film). Per sostituirlo fu reclutato Matthew Vaughn, successivamente regista di X-Men: l'inizio, ma nel 2005 il cineasta inglese non si sentiva all'altezza del compito, principalmente per il poco tempo a disposizione (ma ha ammesso che col senno di poi avrebbe potuto farcela, dal momento che L'inizio è stato completato ad un ritmo ancora più frenetico).

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6. Un altro Wolverine?

Il ruolo del mutante canadese fu inizialmente offerto a Russell Crowe. Questi rifiutò ma consigliò a Singer l'amico e connazionale Hugh Jackman, al quale fu preferito lo scozzese Dougray Scott. Quest'ultimo però dovette rinunciare a causa di riprese supplementari per Mission: Impossible II, e così fu data una seconda chance a Jackman, che è diventato il volto del franchise e il beniamino dei fan. Ad oggi, è l'unico attore ad essere apparso in tutti i film della saga tranne Deadpool (dove era previsto un cameo, presumibilmente eliminato per questioni di budget), seguito a ruota da Patrick Stewart (sei film su otto) e Ian McKellen (cinque).

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Hugh Jackman in X-Men le origini

7. Attenti al fumo

Hugh Jackman in una scena del film X-MEN

Dal 2007, la Motion Picture Association of America tiene in considerazione anche il fumo di tabacco come criterio per i divieti assegnati ai film negli Stati Uniti. Questo ha portato a reazioni diverse da parte dei vari studios (la Disney, per esempio, ha recentemente deciso di eliminare completamente il fumo in tutti i suoi film aventi un divieto inferiore al restrittivo R), e anche la Fox ha dovuto apportare delle modifiche per quanto riguarda Wolverine, noto fumatore nei fumetti fino al 2002, anno in cui la Marvel adottò una politica no smoking. Per quanto concerne la saga cinematografica, dove già in precedenza il tabagismo di Logan era oggetto di scherno, dal 2009 in poi non abbiamo più visto Wolverine col sigaro in bocca in scene ambientate nel presente (il passato, per ragioni legate alla correttezza storica, è trattato con meno severità dalla MPAA).

8. Passato comune

Michael Fassbender nei panni di Magneto in X-Men: First Class

Prima di essere Magneto, Ian McKellen aveva già lavorato con Bryan Singer interpretando Kurt Dussander ne L'allievo, adattamento dell'omonima novella di Stephen King. L'attore inglese è quindi passato dal ruolo di un crudele nazista a quello di un ebreo sopravvissuto alla Shoah (ma con un'ideologia che paradossalmente si basa su quella hitleriana). Dal 2011 in poi il ruolo di Magneto, in versione giovane, è interpretato anche da Michael Fassbender, un altro attore con un passato cinematografico legato alla Seconda Guerra Mondiale: nel 2009 è apparso in Bastardi senza gloria di Quentin Tarantino, ma dall'altra parte della barricata, nei panni di un soldato inglese che si finge tedesco, senza successo (dettaglio ironico considerando che Fassbender è nato in Germania ed è perfettamente bilingue).

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9. Sbrighiamoci, ho altri impegni!

Stando a Bryan Singer, generalmente quando si gira un blockbuster si ha a che fare con due, massimo tre attori la cui presenza sul set è vincolata da altre esigenze contrattuali (il più delle volte una serie televisiva). Potete quindi immaginare quanto sia stato difficile organizzare le riprese di Giorni di un futuro passato, dove il numero di attori disponibili per un periodo limitato era un po' più elevato: Peter Dinklage ha girato le proprie scene durante la pausa tra una stagione e l'altra de Il trono di spade, mentre il ruolo di Quicksilver è essenzialmente un cameo esteso perché Evan Peters doveva tornare sul set di American Horror Story; Hugh Jackman si è dovuto assentare per un mese a causa del tour promozionale di Wolverine: L'immortale; Patrick Stewart e Ian McKellen avevano impegni teatrali a Broadway; Jennifer Lawrence, pur dovendo dare la precedenza agli X-Men, era anche richiesta per gli ultimi due episodi di Hunger Games; e Shawn Ashmore doveva girare anche The Following.

10. Questioni di diritti

Poiché i diritti cinematografici degli X-Men appartengono alla Fox e non a Marvel Studios, vi sono dei limiti, da entrambe le parti, per quanto concerne le caratteristiche e il vissuto di certi personaggi. L'esempio più noto è Quicksilver, che nella saga dei mutanti si chiama Peter anziché Pietro e non fa parte degli Avengers, mentre nel Marvel Cinematic Universe lo stesso personaggio deve i suoi poteri allo scettro di Loki e non a una mutazione genetica congenita (in questa sede non teniamo conto di sviluppi recenti nei fumetti, dove è saltato fuori che Pietro e sua sorella non sono né mutanti né figli di Magneto, il che già di suo era un retcon). Ma la cosa influisce anche su Tempesta, che nei fumetti è la moglie di T'Challa, alias Black Panther (attualmente sugli schermi in Captain America: Civil War), e Wolverine, che oltre ad essere un membro degli Avengers ha anche combattuto al fianco di Steve Rogers e Nick Fury negli anni Quaranta. Per non parlare dei suoi frequenti battibecchi con Hulk...

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