Anything Else

2003, Commedia

Recensione Anything Else (2003)

Un'operazione interessante e ricca di spunti comici, che però non non sembra materiale sufficiente a sostenere un intero film, e che peraltro non aggiunge nulla a ciò che già sappiamo sulle manie ossessive del regista-attore.

Elena Mortelliti

Woody e la sua brutta copia ringiovanita

Come ogni anno, eccoci al consueto appuntamento con la commedia intelligente e sofisticata del prolifico regista newyorkese Woody Allen, sempre fedele anche in questo caso alla sua amata città.
Anything Else è infatti ambietato in quella che si potrebbe considerare la New York di Woody Allen, una città dove sembra non essere successo nulla negli ultimi quindici anni, tanto che potremmo paragonare molti suoi film e non notare alcun cambiamento.
Questo può essere considerato sia un aspetto positivo che un limite delle sue opere, perché se sicuramente dimostra come il regista sia fedele al suo modo di "vedere" la città e coerente alla sua poetica, è anche vero che i suoi film tendono ad assomigliarsi sempre di più, specialmente negli ultimi anni.

In quest'occasione il bravo Woody si ritaglia una particina (su cui però si regge l'intero film), per dare spazio al suo giovane alter-ego Jerry Falkinterpretato dall'attore americano per eccellenza Jason Biggs, (American Pie), che si sforza di assomigliare il più possibile al "maestro"(sforzo reso inutile dal pessimo doppiatore italiano che a sua volta tenta di emulare il grande Oreste Lionello), proponendo una brutta copia del Woody che eravamo abituati a vedere anni fa (e che ci manca molto...).

Questo sdoppiamento del personaggio permette al regista di psicanalizzarsi dall'esterno: assistiamo ad un Woody Allen che mostra sé stesso (nel ruolo dell'amico/padre del giovane protagonista) mentre si osserva, all'età di sessant'anni. Un'operazioe interessante e ricca di spunti comici, che però non non sembra materiale sufficiente a sostenere un intero film, e che peraltro non aggiunge nulla a ciò che già sappiamo sulle manie ossessive del regista-attore.
Conosciamo infatti a memoria tutte le paranoie con i risvolti psicanalitici del personaggio (che appunto si vede più volte in terapia da uno psicanalista incapace), le turbe, le morbosità e le ansie, e forse anche per questo motivo non ridiamo troppo alle sue battute, perché hanno un sapore già vecchio e soprattutto sono in bocca all'attore sbagliato: Jason Biggs.

Il film in sostanza si risolleva grazie alla presenza del "vero" Woody, che spara una dietro l'altra le sue cartucce (visto che questa volta non ha un'ora e mezzo di pellicola a disposizione), tanto che Anything Else sembra essere un pretesto per sfornare le solite battute alla Allen.
Il resto è lasciato alla presenza della stravagante Christina Ricci che nel film veste i panni della ragazza del giovane scrittore comico Jeff, senza sconvolgerci più di tanto: niente di nuovo all'orizzonte insomma.

C'è però qualcosa di interessante nel personaggio dell'amico/padre interpretato da Woody Allen, che una volta tanto non è vittima delle sue paranoie, lasciate in eredità al suo alter-ego Jason Biggs, perchè reagisce alle ingiustizie, diventando il paladino di tutti i deboli e indifesi; assisteremo infatti alla scena decisamente più esilarante del film, in cui il mingherlino Woody si vendica su chi aveva cercato di soffiargli il parcheggio (chiaramente un peso massimo molto aggressivo!).
Inoltre non possiamo non rimanere affezionati alle musiche jazz inconfondibili dei suoi film, che già dai primi titoli di testa ci fanno sorridere e soprattutto al buon umore che l'autore magicamente sa infondere nei suoi spettatori.

Anything Else si conclude con una massima, ripresa dal titolo del film, e cioè che "la vita è quello che è, come qualsiasi altra cosa": anything else appunto (come dice il tassista al giovane scrittore comico che decide di lasciare NewYork per cercare fortuna in California), e non sembra male come consiglio per rilassarci un po', in un periodo come questo in cui il terrore e le paranoie sembrano impossessarsi di noi sempre di più... e il bello è che è uno come Woody Allen a dircelo!

Recensione Anything Else (2003)
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