Hannibal Lecter - Le origini del male

2007, Drammatico

Webber e Ulliel a Roma per presentare Hannibal Lecter

Il regsita e il giovane attore hanno incontrato la stampa in occasione del lancio nel nostro paese del prequel de Il silenzio degli innocenti.

Stefano Ricci

È in occasione dell'uscita nazionale prevista per il 2 febbraio, che ha luogo la conferenza stampa romana del nuovissimo thriller diretto da Peter Webber: Hannibal Lecter - Le origini del male.
Atteso come uno dei film più interessanti dell'attuale stagione cinematografica, il nuovo capitolo della saga sull'ormai celebre psichiatra antropofago promette tensione e ritmi serrati, ma soprattutto la scoperta di come un giovane Hannibal sia diventato il più noto e spietato "The Cannibal".

Come è nata l'idea di un film che raccontasse il percorso di formazione dell'Hannibal Lecter che tutti conoscono?

Dino De Laurentiis: Il mito di Hannibal è tutto nella vostra testa. Durante i tour promozionali per Red Dragon o lo stesso Hannibal, in tutte le città le persone, gli appassionati, mi facevano sempre le stesse domande ... "Perché diventa un cannibale?", "Perché diventa un mostro?" Ad un certo punto ho iniziato a pensare che effettivamente fossero delle domande interessanti e che avrei dovuto realizzare qualcosa che spiegasse cosa gli fosse successo. L'unico problema era convincere Thomas Harris, ma alla fine ha ceduto e, anzi, si è voluto addirittura occupare della sceneggiatura che, in fin dei conti, è l'unica grande star di ogni film.

Perché tutta questa fascinazione verso il male?

Dino De Laurentiis: La mia idea è che il cinema sia lo specchio della realtà che ci circonda e, a giudicare dagli ultimi fatti di cronaca, la violenza è insita in ogni uomo. Sta a noi, poi, controllare, o meglio scegliere, quale parte far uscire. Stesso discorso può esser fatto per il grande cinema del dopoguerra, con Rossellini, De Sica, Fellini... erano gli ambasciatori d'una Italia sconfitta, quasi umiliata. Quella era la realtà dell'epoca ed era di quello che si occupava il cinema di casa nostra.

Nella pellicola, dovremmo avere empatia per il personaggio, per il giovane Lecter, ma di fatto vediamo una lunga serie di efferatezze che molta empatia, in effetti, non destano. A cosa dovremmo aggrapparci?

Peter Webber: Mi interessava realizzare qualcosa che fosse psicologicamente complesso, una sorta di viaggio che portasse lo spettatore a nutrire dei sentimenti positivi nei suoi confronti. Se uno va a vedere come è stato tormentato questo personaggio, ciò che è stato costretto a vivere, si instaura subito una sorta di profondo legame emotivo. Pian piano, però, vediamo sparire questo lato più umano per far posto ad un Hannibal più ambiguo, spaventoso. Se c'è un messaggio nel film, è che la vendetta, la ricerca di sangue fine a sé stessa, porta solo all'autodistruzione... noi vediamo la morte del giovane di talento e l'emergere del mostro.

Dino De Laurentiis: È forse l'unico mostro, nella storia del cinema, che diventa eroe ed è interessante osservare una cosa e cioè il fatto che Hannibal uccide gli stessi personaggi che il pubblico vorrebbe uccidere.

Una domanda per Gaspard Ulliel: personalmente, come ha vissuto questo vero e proprio viaggio all'inferno?

Gaspard Ulliel: Beh, sicuramente è stato molto faticoso, soprattutto considerando il fatto che per tutto il tempo ho avuto degli incubi bruttissimi (risate). Durante la fase di preparazione del film, ho letto molti libri sugli assassini seriali e posso dire che Hannibal Lecter si comporta in maniera assolutamente diversa rispetto alla media dei serial killer, è molto più astuto... ed è ormai diventato una vera icona nella storia del cinema! È stato molto affascinante e poi lavorare con Webber e De Laurentiis è un vero onore per me.

Dino De Laurentiis: Non riuscivamo a trovare un volto sufficientemente misterioso, un giovane attore che avesse un certo fascino e che allo stesso tempo facesse pensare a qualcuno capace di uccidere. Quando ho visto il volto di Ulliel ho subito pensato "è lui"! L'abbiamo incontrato a Parigi e gli abbiamo fatto fare un provino e ... c'era tutto ciò di cui avevamo bisogno. Ricordo di avergli detto "Gaspard, tu sei nato per essere Hannibal Lecter" (risate) .

Ed è pronto Gaspard per iniziare a fare il mostro?

Peter Webber: Secondo me, già lo è... lo è già diventato. Voglio dire, se guardiamo l'ultima scena... non è forse quello un comportamento da vero mostro? Se così non fosse, la prego di non invitarmi a cena da lei, stasera (risate).

Gaspard Ulliel: Si, sono pronto e molto entusiasta, ma vorrei sottolineare una cosa. Hannibal Lecter non uccide per piacere, lo vediamo anche negli altri film... c'è sempre una motivazione alla base del suo comportamento, anche se può sembrare strano. Lui uccide chi danneggia, o cerca di danneggiare, il suo senso morale e la sua intelligenza.

Come si è evoluta la figura femminile?

Martha Schumacher: È stato molto importante per noi lavorare a stretto contatto con Harris e lui è stato sempre disponibilissimo. Ha fatto molto più di ciò che, di norma, ci si aspetta da uno sceneggiatore o da un autore. Senza il suo costante supporto, non credo che Hannibal Lecter sarebbe stato realizzato.

Gaspard Ulliel: C'è anche da dire che nei tre film precedenti vediamo Hannibal in molte situazioni differenti, ma raramente a contatto con una donna in questo modo, mettendo in gioco i suoi sentimenti. Lady Murasaki è come una maestra di vita, lo aiuta a costruire il proprio carattere e costituisce il suo unico conforto durante l'adolescenza. Credo sia stato molto importante portare alla luce questa complessità d'animo.

In che misura è stata regolata la co-produzione con Francia e Gran Bretagna e quanto c'è di europeo oltre ai capitali?

Tarak Ben Ammar: È uno dei pochi film totalmente finanziato dal continente europeo. È un prodotto uguale a quello che fanno le major, ma senza le major. La decisione deriva dalla volontà di avere maggiore controllo creativo, anche per quanto riguarda la distribuzione... merito di quella grande invenzione di Dino che è la prevendita territorio per territorio. Di non europeo, poi, ci sono solo Gong Li e Thomas Harris.

Come è stata organizzata la strategia distributiva? Il film esce contemporaneamente in quasi tutto il mondo...

Tarak Ben Ammar: La pellicola uscirà il 7 Febbraio in Francia, l'8 in Australia ed il 9, che è la data di lancio ufficiale, nel resto del mondo. Solo negli Stati Uniti ci saranno 3000 sale che proietteranno il film. Unica eccezione la Germania, in cui Hannibal Lecter uscirà il 16 febbraio... e poi c'è ovviamente il Giappone, lì verrà lanciato tra un mese circa. In totale circa 10000 sale.

In quante copie esce qui in Italia?

Aurelio De Laurentiis: Con esattezza, esce in 520 sale.

Un'ultima domanda, anche se ha poco a che fare con la pellicola ... perché, qui nel nostro paese, non c'è un vero e proprio star system?

Dino De Laurentiis: Il vero problema è che mancano i produttori e nessuno si è mai preoccupato di risolvere la situazione del cinema italiano, neanche i politici ed è a loro che spetterebbe questo compito. Qui, a differenza di tanti anni fa, non c'è né la possibilità né la libertà creativa per fare un film di caratura internazionale ...

Aurelio De Laurentiis: Dobbiamo uscire dal nostro provincialismo. Siamo vecchi, superati, ma soprattutto non aperti verso la cultura dei giovani, verso le nuove forme di linguaggio. Per fare un esempio, la cosa fondamentale per girare un film internazionale è conoscere l'inglese, ma qui, tra chi lavora nel mondo del cinema, nessuno lo parla e nessuno sembra volerlo imparare.

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