Promised Land

2004, Drammatico

Recensione Promised Land (2004)

Il film di Beltrami si definisce attraverso questi pochi ed essenziali elementi, conditi da uno stile sprezzante, sarcastico, a tratti e per certi versi vicino a quello di Gilliam e dei Monthy Python.

Fabrizio Marchetti

Viaggio verso la Hollywood che non c'è

Arrivare ad Hollywood. Questo l'unico pensiero di Ethan Wildwood, attorucolo da quattro soldi convinto di essere il James Dean del futuro. A bordo di una cadillac scassata e decorata dall'improbabile scritta "Put me in the movie where I belong" (traducibile liberamente con un "Mettetemi nel film che fa per me"), Ethan ha avuto un solo momento di gloria artistica nella sua vita: da bambino aveva interpretato il ruolo di Billy Boy in un western che gli era valso una nomination all'Oscar. Da allora il vuoto assoluto ed una carriera ben presto entrata nel dimenticatoio collettivo. Ovviamente non per Ethan, ancora convinto di potersi pavoneggiare per una celebrità ormai appassita ed effimera. Grazie ad un suo amico produttore che gli propone di realizzare un film "on the road", gli viene concessa una seconda possibilità.
L'unica cosa che dovrà fare è dirigersi verso l'Hollywood dei suoi sogni, rapportandosi di volta in volta con i tanti personaggi incontrati lungo il cammino. La conoscenza di Vicky modificherà però i suoi progetti...

Dopo il documentario Our Hollywood Education incentrato sui falsi miti del mondo cinematografico e la fiction Bella?, Michael Beltrami propone in concorso il film che più considera come la sua opera prima. Ispirato ad una storia vera, Promised Land colpisce per la sua forza impattante, per la straordinaria incisività con cui viene sgretolato l'universo hollywoodiano. Realtà e fiction vengono mescolate in continuazione tanto nella vita caratterizzante del Wildwood protagonista, quanto nella descrizione demistificante della dream factory cinematografica per eccellenza.

Cronistoria e denuncia di falsi miti, falsi eroi, false identità attraverso l'uso sapiente di tutti i cliché di un genere rappresentativo come quello del road movie, inserito all'interno di un impianto country costruito ad hoc. Il film di Beltrami si definisce attraverso questi pochi ed essenziali elementi, conditi da uno stile sprezzante, sarcastico, a tratti e per certi versi vicino a quello di Terry Gilliam e dei Monthy Python.
Da annoverare solo un'eccessiva prolissità narrativa nella parte centrale del film.

Buone le interpretazioni della coppia di punta costituita da Chad Smith e l'esordiente Ruth Gerson. Musiche di Giovanni Venosta. Deludente il risultato finale a Locarno: nessun riconoscimento per un lavoro che meritava senz'altro qualcosa.

Recensione Promised Land (2004)
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