Urge

2014, Evento speciale

Alessandro Bergonzoni: "Urge allontanamento dalla televisione"

Un'interessantissimo incontro con l'artista bolognese, che porta al cinema uno dei suoi spettacoli teatrali di maggiore successo dove restituisce il senso alla parola e ristabilisce le basi al ragionamento logico.

"Le parole sono importanti", diceva Nanni Moretti in un'indimenticabile scena di Palombella rossa. Nel teatro italiano al momento nessuno la onora come e più di Alessandro Bergonzoni che ha pensato di allargare il pubblico dello spettacolo Urge! proiettandolo al cinema. Il monologo, dedicato "a tutti quelli che si chiedono", sarà infatti distribuito da oggi a fine marzo in circa 30 sale ma la richiesta degli esercenti è in aumento. Previsti anche moltissimi incontri tra l'artista e gli spettatori.

Urge: Alessandro Bergonzoni in un'immagine tratta dal suo spettacolo teatrale filmato

"L'ignoranza è bi-adesiva, attacca da tutte le parti", afferma Bergonzoni in un momento del suo spettacolo. Un'occasione imperdibile per i curiosi, i reazionari, i capitani del proprio destino e della propria anima. In Urge l'autore mette in atto una sfida alla distrazione attraverso un'esilarante autopsia delle parola, allo scardinamento dei luoghi comuni e lo svuotamento dei (pre)concetti. Ne consegue il trionfo della fantasia, la negazione di qualsiasi dogma e un'empatia difficilmente riscontrabile altrove.

Dal teatro al cinema

Come nasce il passaggio dal teatro al cinema?

Alessandro Bergonzoni: L'idea non era quella di fare un film ma di portare il teatro al cinema. Sono due forme d'arte che non prevedono che il pubblico subisca lo spettacolo, come può avvenire davanti il televisore. Poi mi incuriosiva l'idea di avere una lente di ingrandimento che potesse focalizzarsi sul particolare, sui dettagli che a teatro ti sfuggono. C'è inoltre anche una questione più pratica che riguarda il costo del biglietto, il cinema è più accessibile a tutti.

Qual è il suo rapporto con il cinema?

Urge: Alessandro Bergonzoni in un momento del suo spettacolo teatrale

Alessandro Bergonzoni: Lo amo ma non lo conosco così bene. Ho fatto un paio di apparizioni nel film di Mimmo Paladino e nel Pinocchio di Roberto Benigni ma rimango ignorante in materia. Non nascondo che mi piacerebbe fare cinema. Diversi anni fa proponemmo una sceneggiatura ad una grossa casa di produzione ma il progetto fu tenuto dieci anni in un cassetto e poi restituito perché se non vai in televisione e non ti fai conoscere raramente qualcuno crede nelle potenzialità di un lavoro così surreale. E' come se prima di cominciare a lavorare la gente dovesse riconoscere nell'attore un proprio beniamino e questo non è mai stata una mia prerogativa.

C'eravamo tanto amati

Sarebbe disposto a riprovarci?

Alessandro Bergonzoni: Ho un grande problema ad accontentarmi della trama. Se devo vedere ancora il triste che corruccia gli occhi e il contento che ride allora viva il cabaret e le salviette per gli occhiali! Far ridere e pensare è una delle offese più grandi che io possa ricevere. Sono impaurito da certo cinema, dalle battute telefonate e dalla sete di ridere a tutti i costi. Al cinema deve succedere qualcosa di grande, non possiamo accontentarci. E' importante andare a vedere anche ciò che siamo incapaci di decodificare.

Urge: un'inquadratura ravvicinata di Alessandro Bergonzoni

Caro spettatore, sei tu a fare la differenza, non puoi aspettare sempre che siano gli altri ad intervenire o a fare finta di farlo

Quali sono gli esempi del cinema italiano a cui dovremmo ispirarci per migliorare?

Vado spesso al cinema, anche tre volte al giorno. Wim Wenders lo andrei a vedere anche quando non fa niente, infatti lo sto vedendo ora anche se lei non se ne accorge. Di recente ho visto Fuocoammare e ringrazio Gianfranco Rosi ma vorrei che le persone non si commuovessero mentre lo guardano ma dopo. Il cinema dobbiamo farlo noi tutti i giorni, essere i registi delle nostre prigioni per esempio e non delegare ai fratelli Taviani o chi per loro. Caro spettatore, sei tu a fare la differenza, non puoi aspettare sempre che siano gli altri ad intervenire o a fare finta di farlo.

Che cosa le da più fastidio vedere da spettatore?

Alessandro Bergonzoni: Le scene amorose di un certo modo, le introspezioni psicologiche da un punto di vista uomo-donna, lui lei l'altro, la famiglia, la coppia, le corna, il lavoro, il cattivo, il buono. Prima c'è l'omosessuale, poi quello che fa il verso, poi il prete. Io mi allontano da tutto questo.

Autocritica

Lei è un artista così istrionico e irriverente. Come si auto-definirebbe?

Faccio fatica a considerarmi un attore, rifuggo il personaggio e mi intristiscono le parti. Già nella vita essere solo padre, solo figlio, solo compagno o solo uomo non mi soddisfa. A me interessa un po' tutto, ecco perché nello spettacolo faccio voto di vastità.

E' molto autocritico nei confronti delle sue performance?

Non dico che riguardando lo spettacolo sul grande schermo l'ho trovato datato perché sarebbe volgare. Alcuni mi hanno detto che potrebbe rimanere attuale per altri dieci anni. Ma i tempi di acquisizione sono diversi da persona a persona. Eliminerei alcune parti ma ancora oggi quell'impianto è funzionante per chi avesse voglia di guardarci dentro.

Aspirare alla grandezza non è un atto di presunzione ma un segno di rispetto per gli altri

Il virus televisivo

Questa pigrizia mentale è da imputare alla televisione?

Preferisco la pornografia dichiarata a quella silente e travestita. Ho rilasciato interviste alle tv ma non ho intenzione di andare a promuovere il mio film, preferisco parlare di ciò che mi interessa attraverso le cose che sto facendo, finché ho ancora la possibilità di farlo. In tv al momento c'è un virus, un abuso di potere, un troppo, un per forza che non mi può invogliare a partecipare. Ma poi dico io, lei ha bisogno di vedere per vedere?

Un'ultima curiosità, le chiedono mai di scattare un selfie?

La ringrazio per la domanda perché mi da modo di dichiarare che faccio parte del movimento anti-selfie. Ma non sente anche lei la fatica che facciamo ad essere innaturali? Io non penso di essere migliore ma racconto un'altra storia. Aspirare alla grandezza non è un atto di presunzione ma un segno di rispetto per gli altri.

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