Fear(s) of the Dark

2007, Animazione

Recensione Fear(s) of the Dark (2007)

Quando il disegno è arte figurativa ad altissimo livello, la regia diventa un percorso mentale dove il dark riesce a prendere forma persino nel buio di uno schermo.

Maria Vittoria Galeazzi

Una sorpresa noir

Per chi ama le sorprese, niente poteva stupire e affascinare di più di un originalissimo cartoon noir come questo Peur(s) du noir.
Dal genio di Lorenzo Mattotti, Blutch e Charles Burns - tre delle più eccezionali "matite" sulla scena dei disegnatori internazionale - un film d'animazione che si avvicina all'horror per toccare, attraverso piccole e terrificanti storie, le nere sfaccettature della paura.
Tre stili grafici diversi si incrociano in sei episodi che colpiscono e attraggono con il fascino stridente dello spavento. Il ruvido segno di Blutch (Christian Hincker) graffia lo schermo con bestie feroci e fameliche che vengono liberate a comando da un magro e maligno signore che da loro lascio davanti a vittime casuali. Gli attacchi animaleschi si alternano al netto bianco e nero che caratterizza i personaggi più stilizzati e fumettistici di Charles Burns.
La storia di un ragazzo chiuso e schivo che scopre finalmente l'amore e si abbandona inconsapevole ad una donna dal comportamento progressivamente maniacale. Il giovane, amante degli insetti, subirà la trasformazione di lei in una possessiva e nevrotica compagna che lo imprigiona in una sorta di esercito di scarafaggi semi-umani.

Con un fil rouge di sequenze geometriche che si modificano seguendo le sconnesse associazioni d'idee di una voce femminile che passa, come in un fiume di ragionamenti incessante, dalla paura della morte ad un catalogo dei vari modi di sparire dal mondo, dai rapporti con gli uomini ai problemi di una donna in menopausa.
Il terzo episodio ha il tratto orientale della rotonda e spietata animazione giapponese. Una bambina è inseguita dai propri incubi e costretta a sognare per riviverli senza tregua, mentre un samurai assassino continua a mietere vittime insidiando la sua furia omicida nella piccola. Come se il male, fonte delle paure più profonde, emergesse inaspettatamente attraverso un'istintiva violenza.
La penna di Mattotti sfuma sui chiaro scuri per raccontare si un'altra bestia misteriosa che dissemina panico e terrore per le campagne francesi. Ed il dubbio di un uomo che teme che l'enorme animale non sia che la versione notturna del suo migliore amico.

Le ombre aggrediscono la luce fioca di una candela, come il nero della paura riesce ad oscurare la mente di chi è vittima dei propri timori, nell'ultima geniale creazione animata del film, dove un grasso signore si muove goffo in una casa senza elettricità, dove aleggia lo spettro di un'assassina dal vestito a fiori.
Quando il disegno è arte figurativa ad altissimo livello, la regia diventa un percorso mentale dove il dark riesce a prendere forma persino nel buio di uno schermo.

Recensione Fear(s) of the Dark (2007)
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