L'ultimo samurai

2003, Azione

Tom Cruise scende tra il popolo

Il 7 gennaio 2004 al cinema Embassy a Roma, l'ultimo samurai Tom Cruise arriva a bordo di una mercedes nera e si dedica totalmente ai suoi fans.

Antonio Bracco

La Warner Bros Italia ha fatto costruire un'enorme capanna in perfetto stile giapponese davanti al cinema Embassy a Roma, il 7 gennaio 2004, per accogliere i 700 invitati, giornalisti e fotografi, ma soprattutto per dare il benvenuto a lui, Tom Cruise, all'anteprima del suo film L'ultimo samurai. Alle 19 l'arrivo previsto della star di Hollywood insieme alla sua compagna e alle 20.30 l'inizio della proiezione del film. Giornalisti e cameraman assiepati sotto il capanno in trepidante attesa e fotografi alloggiati su un altro lato a sgomitare tra loro. Centocinquanta persone circa oltre le transenne disposte dalla security, qualche vigile per il traffico, un paio di carabinieri, diversi poliziotti in abiti borghesi e alcune belle ragazze vestite all'orientale per condire il tutto.

Tom Cruise spacca il minuto con un colpo di katana, arrivando alle 18.59. Scende, in tutto il suo metro e settanta d'altezza, da una mercedes nera e da quel momento si dedica totalmente ai fans. Li saluta tutti, uno per uno. Firma autografi, si fa fotografare, bacia sulle guance le più temerarie che hanno il coraggio di chiederglielo. Intorno a lui si muovono un'interprete che non gli si staccherà più di dosso (come biasimarla?), la voluminosa guardia del corpo personale che mastica in continuazione liquirizia (forse a corto di spinaci) e la spagnola Penelope Cruz la quale, con spalle nude e un decolleté da far sciogliere i ghiacci, si guarda un po' intorno impacciata rilasciando un paio d'interviste prima di sparire. E, purtroppo per lei, nessuno se ne accorge.

Il regista Edward Zwick e l'attore Ken Watanabe passano inosservati alla folla degli astanti, ma ricevono una buona accoglienza da parte dei giornalisti che, intervistandoli, ingannano l'attesa prima di poter accendere i riflettori sul divo americano. Tom Cruise resta tra la gente per un'ora intera. Si prende tutto il tempo per ascoltare, rispondere, intrattenere coloro che sono accorsi lì nella speranza di riuscire a scorgerlo da lontano e magari di spalle. Incredibilmente li guarda uno per uno negli occhi, sorride come solo lui sa fare, da fiato al suo intero vocabolario italiano "Ciao, muy bien (?), sì, grazie, ciao", ma sopra ogni cosa permette a chiunque di poter vivere anche un solo secondo di intimità con lui. Basta lo sguardo, tanto è grande il suo fascino.

Il fatto che dispensi la maggior parte del tempo e delle energie per le persone comuni dimostra quanto sia astuto. Un comportamento del genere non può che avere un ottimo tornaconto per la popolarità di un attore, la cui stella è raggiante grazie ai milioni di spettatori che si riversano nelle sale per vederlo nei film d'azione in formato deluxe. Negli ultimi quindici anni ha saputo amministrare la sua carriera al meglio. Non ha mai sbagliato un film, escludendo forse Giorni di tuono con cui ha fatto un brusco testacoda. Tom Cruise è diventato anche un abile produttore mescolando business, intelletto e umanità e cogliendo alla perfezione ciò che lo spettatore cinematografico apprezza senza riserve. Si direbbe però estremamente cosciente e responsabile di ciò che possiede ora, del suo potere. Dedicarsi ai fans è probabilmente il momento più semplice e diretto per esprimere la sua gratitudine a quanto la vita gli ha regalato. E pazienza se ai giornalisti, da buon ruffiano, dice le solite banalità del genere "Amo l'Italia perché si mangia bene e la gente è calorosa". Con un sorriso come il suo ci si fa prendere in giro volentieri.

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