Tokyo Love Hotel

2014, Drammatico

Tokyo Love Hotel: Giappone oggi, fra romanticismo, eros e solitudine

Ryuichi Hiroki, regista estremamente prolifico e molto apprezzato in patria, firma un affresco corale della Tokyo contemporanea in cui, fra melodramma e commedia, i destini di un gruppo di personaggi di differenti generazioni si incrociano fra le camere e i corridoi di uno dei "love hotel" della capitale giapponese.

Tokyo Love Hotel

2014 – Drammatico
3.0 3.0

La sessualità, richiamata implicitamente anche nel titolo di questo Tokyo Love Hotel, appare come una costante all'interno della vastissima filmografia del regista Ryuichi Hiroki. Nato a Koriyama, classe 1954, Hiroki ha costruito la sua carriera da cineasta nel corso degli anni Ottanta, decennio durante il quale si è specializzato nelle più varie declinazioni del cinema erotico: dai cosiddetti pinku eiga, ovvero un filone softcore tipicamente giapponese, a pellicole dedicate all'omosessualità e al sadomasochismo, fino ad arrivare ad alcune occasionali incursioni nella pornografia vera e propria.

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Kabukicho Love Hotel: Eun woo Lee insieme a Roy 5tion in una scena del film

A partire dagli anni Novanta, forte dell'esperienza accumulata e del sostegno della compagnia da lui stesso fondata, Hiroki ha deciso di valicare i confini del cinema erotico per affrontare nuovi generi diretti ad un pubblico più ampio, pur continuando a riservare uno sguardo privilegiato ai rapporti di coppia e all'elemento sessuale. Da allora ha realizzato oltre una trentina di pellicole, fra cui 800 Two Lap Runners e Vibrator, per arrivare nel 2014 a Sayonara Kabukicho, proiettato al Toronto International Film Festival e approdato dopo quasi due anni nelle sale italiane con il titolo Tokyo Love Hotel.

L'albergo dei destini incrociati

Kabukicho Love Hotel: Shota Sometani insieme a Atsuko Maeda in una scena del film

È un ritratto di varia umanità quello proposto da Ryuichi Hiroki nel film, ambientato nel quartiere a luci rosse di Kabukicho, noto per la presenza dei cosiddetti love hotel: una sorta di alberghi ad ore, adoperati essenzialmente per fugaci incontri clandestini, ma caratterizzati dalla scrupolosa attenzione del personale e dalla tecnologia sofisticata. Ed è all'interno di uno di questi alberghi, l'Hotel Atlas, che convergono i desideri, le speranze, le frustrazioni e i malesseri dei numerosi personaggi di una pellicola corale dalle notevoli ambizioni narrative: che si tratti di inservienti dell'hotel, dei loro congiunti, di semplici clienti o di ragazze squillo. Nell'arco di ventiquattro ore, da un primo mattino aperto dalle note di una chitarra e dalla voce della giovane Saya Iijima fino alle prime luci dell'alba del giorno successivo, Hiroki ci fa addentrare gradualmente, passo dopo passo, nelle storie dei suoi personaggi.

Kabukicho Love Hotel: Shota Sometani con Atsuko Maeda in una scena

Seguiamo così la vicenda del fidanzato di Saya, Toru Takahashi, un ragazzo che sogna di lavorare in un albergo a cinque stelle ma che ha dovuto ripiegare su un modesto impiego come portiere presso l'Hotel Atlas: qui, a sorpresa, scoprirà con rammarico che la sorellina Miyu si guadagna da vivere come attrice di porno softcore, mentre un'altra scoperta inaspettata (e niente affatto gradita) lo attende per quella notte. Nel frattempo, la cameriera Satomi Suzuki nasconde un segreto e attende con ansia il trascorrere delle prossime quarantotto ore, che sanciranno la sua definitiva libertà da un'accusa che le pende sul capo da quindici anni; di Masaya Hayase, giovane magnaccia intenzionato a circuire un'adolescente scappata di casa; e della sudcoreana Heya, che sbarca il lunario facendo la escort all'insaputa del fidanzato Chong-su e che, a causa della scadenza del permesso di soggiorno, è in procinto di lasciare il Giappone.

Tokyo Blues

Kabukicho Love Hotel: Shota Sometani con Eun woo Lee in una scena del film

Questi e altri personaggi sono gli individui le cui esistenze si sfiorano e si incrociano fra le camere, i corridoi e la hall dell'hotel, "non luogo" per antonomasia, o piuttosto teatro della precarietà e dell'effimero (ogni soggiorno è destinato ad avere breve durata, tanto più in un albergo ad ore). L'elemento 'trasgressivo', uno fra i tratti peculiari del cinema di Hiroki, fa parte ovviamente dell'amalgama (il regista inserisce anche una lunga sequenza di sesso esplicito, con dettagli opportunamente pixellati), ma è solo uno degli ingredienti di un film ben più composito, caratterizzato dalla continua varietà di registri: e così la commedia si colora di un'inesorabile malinconia, il subplot dal taglio poliziesco scivola nella pochade quando Santomi si imbatte nell'inflessibile detective Rikako Fujita, e l'apparente comicità del gioco di equivoci e di incontri casuali impatta con il drammatico background della tragedia di Fukushima, i cui malevoli effetti continuano ad oscurare le vite del popolo giapponese.

Tokyo Love Hotel: Eun woo Lee in un momento del film

Forse non è immediata, né tantomeno scontata, l'empatia dello spettatore nei confronti dei personaggi di Tokyo Love Hotel: Ryuichi Hiroki si prende i suoi tempi, talvolta sembra indugiare in qualche cliché, e i ritmi del racconto si dispiegano entro una durata che, ai titoli di coda, arriva a toccare i centotrentacinque minuti (non esenti da qualche lungaggine). Eppure sono innegabili la grazia del tocco di Hiroki, lieve senza essere superficiale, l'ironia venata di tenerezza con cui segue e osserva i suoi protagonisti, e soprattutto lo spirito umanistico che emerge da ciascuna delle sottotrame del film: in maniera spontanea ma quasi inevitabile, Hiroki ci spinge infatti a parteggiare per questi loser ancora aggrappati, loro malgrado, alla prospettiva di un futuro più corrispondente ai loro sogni. Senza pietismi, ma con la consapevolezza di quanto siano l'infelicità e l'insoddisfazione ad accomunarci gli uni agli altri... e a volte, perfino più di qualunque altro sentimento.

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Stefano Lo Verme
Redattore
3.0 3.0
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