The Sweeney

2012, Azione

Recensione The Sweeney (2012)

Nell'insieme le scelte registiche di Nick Love garantiscono coerenza alle spettacolari scene action che mantengono lo spettatore col fiato sospeso.

This is London

Gli sbirri inglesi non hanno l'aria enigmatica e il piglio riflessivo di quelli americani, ma sono ruvidi, violenti e impulsivi. Almeno lo è l'ispettore Regan, capo della Flying Squad della Polizia Metropolitana di Londra, una sezione speciale chiamata in dialetto cockney 'The Sweeney' che si occupa di criminalità organizzata. I membri del team, donne comprese, non sono poi molto diversi dal loro capo e sfoderano cameratismo e crudezza secondo necessità. Ciò che colpisce in The Sweeney non è tanto l'andamento della trama, che si discosta ben poco dal poliziesco classico mostrando la caduta e la redenzione dell'eroe - o meglio, dell'antieroe perché Regan è quanto di più vicino a un cattivo ci possa venire in mente - ma l'originalità stilistica e il realismo. Il regista Nick Love non lesina in crudezza sia nella componente dialogica che in quella visiva. Scena dopo scena vediamo gli agenti dello Sweeney impegnati in conversazioni caustiche e volgari. Franchezza e battute brucianti si fondono fornendoci un saggio del contesto in cui è calata la storia. A parlare è la working class inglese, brutale e coi piedi per terra, e certe gag tra agenti, in un poliziesco americano, verrebbero probabilmente sforbiciate dallo script, ma questo non è un problema per Love che si accinge a dare la massima concretezza al mondo che mette in scena.

The Sweeney: i protagonisti Ray Winstone e Steven Mackintosh in una scena
Basta guardare lo stesso ispettore Regan, un personaggio che esce completamente dai canoni. Ispirato all'omonimo protagonista della fortunata serie tv in onda negli anni '70, il personaggio interpretato da Ray Winstone si fa portavoce di una morale assai dubbia in cui il fine giustifica i mezzi e il fine, nel suo caso, è quello di sbattere dietro le sbarre i criminali usando ogni metodo, lecito o illecito. Regan non teme i rischi derivanti dal ritagliarsi un ricavo personale in ogni missione e così facendo si attira le ire dei superiori che mettono in piedi un'inchiesta interna sui comportamenti della sua squadra. L'ambiguità mostrata sul lavoro si rispecchia nel privato, visto che l'uomo ha una relazione con una dei suoi agenti, l'ottima Hayley Atwell, qui in un ruolo altrettanto spregiudicato, sposata con un altro superiore, eppure completamente disinibita sessualmente. Nick Love non ama le mezze misure. Nel suo universo niente è tutto bianco o tutto nero e ogni personaggio, pur trattato come figura di genere, senza un approfondimento psicologico realmente acuto, si distingue per le proprie ambiguità e incoerenze.

The Sweeney: i protagonisti Ray Winstone, Ben Drew, Hayley Atwell e Allen Leech in una scena
Notevole anche il lavoro svolto sul piano estetico. La bellezza di Londra la fa da padrona e Love si sbizzarrisce con panoramiche aeree notturne, scorci della periferia più anonima, ma anche di luoghi simbolo della città. Il lavoro sulle location ci porta a (ri)scoprire una città assolutamente cinematografica dove l'azione si sposa al contesto in cui ha luogo. In tal senso segnaliamo una lunghissima sequenza di rapina e inseguimento ambientata nei paraggi di Trafalgar Square. La piazza più celebre della capitale inglese diviene zona di guerra, teatro di uno scontro in cui gli agenti se la devono vedere con i maviventi in fuga dando vita a una violenta e lunghissima sparatoria. Al giusto per il dettaglio pulp si assomma quello per la spettacolarità, ma a differenza di tanti blockbuster hollywoodiani lo stile registico di The Sweeney contiene una componente retrò, uno sguardo genuino dovuto in parte all'assenza di un budget elevato e in parte al desiderio di omaggiare la serie originale con rimandi a uno stile più televisivo. In alcuni momenti il gioco mostra i suoi limiti, come in alcuni inseguimenti in auto non troppo realistici, ma nell'insieme le scelte registiche di Nick Love garantiscono coerenza alle spettacolari scene action che mantengono lo spettatore col fiato sospeso. La componente artigianale non stona contribuendo all'originalità dell'insieme e lo spessore di Winstone fa il resto. Il suo Regan sarà anche brusco, sovrappeso e privo di modi raffinati, ma buca ugualmente lo schermo tanto da ipotizzare un suo ritorno. Visto il finale ambiguo, a questo punto resta solo da chiedersi se in futuro vedremo un The Sweeney 2.

Recensione The Sweeney (2012)
Valentina D'Amico
Redattore
3.0 3.0
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