Ray Winstone a Locarno con The Sweeney

Un duro da manuale al Festival di Locarno. L'inglese Ray Winstone ci parla del suo nuovo film presentato in anteprima mondiale in Piazza Grande.

Un thriller poliziesco duro e puro inaugura il Locarno Film Festival. The Sweeney, diretto da Nick Love è un thriller nostalgico degli anni '70 che tenta di allontanarsi dalla matrice blockbuster americana riallacciandosi a una tradizione tutta europea debitrice di certa buona televisione. Il film ripropone temi, motivi e personaggi della popolare serie britannica L'ispettore Regan rimodernando il look e premendo sull'acceleratore del sesso, della violenza e del dramma. A interpretare il nuovo ispettore Regan, poliziotto ispido, sovrappeso, dai modi bruschi e dalla morale dubbia, troviamo il grande Ray Winstone, reduce dalla magia scorsesiana di Hugo Cabret e dal bellicoso universo fiabesco di Biancaneve e il cacciatore. L'attore si presenta a noi in bermuda, camicia a quadri, coppola bianca e occhiali da sole, perfetto look balneare da turista anglosassone, e ci parla con orgoglio e passione del suo film sfoggiando l'inconfondibile accento. Con lui il regista Nick Love.

Ray, in The Sweeney interpreti un personaggio iconico, famosissimo in Inghilterra. Hai sentito una particolare pressione nell'interpretare questo ruolo?
Ray Winstone: Nick mi ha proposto il film cinque anni fa. Quando sono iniziate le riprese non mi sono preoccupato, ma poi, nel cuore della lavorazione, ho realizzato ciò che stavo facendo e ho provato una certa agitazione. C'è stato un momento in cui ho pensato "mi sono messo nei guai perché la gente farà dei paragoni". Nick, però, mi ha aiutato moltissimo spingendomi a focalizzarmi unicamente sulla mia interpretazione e sul mio Jack Regan.

Nick, quale era la tua visione del progetto? E' vero che hai avuto problemi con la produzione?
Nick Love: Effettivamente le difficoltà ci sono state. Gli studios volevano fare un film internazionale, mentre io avevo in mente una pellicola dal look tipicamente inglese. Non avevamo i mezzi di Hollywood ed era inutile scimmiottare quello stile. E poi il mio thriller fa parte di una tradizione. Che senso ha fare un film chiamato The Sweeney se non è inglese? Preferisco fare film con meno soldi, ma fare i film che voglio, così ho dovuto contrattare a lungo, ma alla fine l'ho spuntata io.

Il regista Nick Love a Locarno con The Sweeney
Una curiosità. Il film si apre con una panoramica aerea di Londra e si vedono chiaramente i palazzi di HSBC e Barclays, entrambi enti bancari coinvolti in scandali finanziari? E' una cosa voluta? Questi marchi hanno sponsorizzato il film per comparire?
Nick Love: No, assolutamente. Non hanno pagato per essere inquadrati. Gli edifici c'erano e a noi serviva una panoramica aerea della città, se è per questo si vede anche Sant Paul, ma questo non significa niente. E' solo un simbolo di Londra.

In un film così prettamente inglese i personaggi sembrano appartenere al ceto medio londinese. Il loro modo di parlare denuncia un'estrazione precisa. Questa è una scelta voluta?
Nick Love: Non volevamo fare un film sulla classe operaia. Questa è una pellicola molto più vasta, che abbraccia varie realtà di Londra. Non voglio essere un cineasta della classe operaia, ma voglio fornire una visione globale. Se guardiamo alla serie originale il regista non era nemmeno londinese, ma di Manchester. Voglio che i miei film siano visti da un pubblico il più vasto possibile.

Ray Winstone: Di fatto noi veniamo dalla classe operaia. Io non ho una grande cultura, ma tutte le cose che so le ho imparate attraverso il cinema perché ho avuto la possibilità di venire in contatto con persone diverse. Alla fine è il materiale del film che conta. Jack Regan viene dalla classe operaia come me e come me non ama l'autorità.

Pur essendo un poliziotto, la moralità di Jack Regan è piuttosto dubbia.
Ray Winstone: E' vero, Jack potrebbe essere un cattivo magnifico. È un uomo perso nel mondo, a differenza del suo collega più giovane che ha una casa, una famiglia, un figlio in arrivo. Jack Regan non rispetta le regole, sfrutta il mestiere del poliziotto per i suoi scopi, è violento, ama bere, fare sesso e odia l'autorità, proprio come me. Lui crede davvero, con i suoi metodi, di poter cambiare il mondo.

Quali sono state le principali difficoltà di adattamento della serie L'ispettore Regan?
Nick Love: Quando ho scritto il film avevo molti vincoli. Volevo fare qualcosa che non si fosse mai visto prima e che rendesse il lavoro memorabile perciò ho deciso di creare scene spettacolari come la sparatoria a Trafalgar square. Tutti i proiettili sono stati aggiunti in postproduzione perché lì non si possono sparare pallottole, neppure finte. Abbiamo girato tutto in un giorno. Avevamo cinque/sei telecamere, ma alla fine abbiamo usato solo la steadycam perché mi sembrava più elegante. Il movimento aiuta molto la scena. Come spiegavo prima, questo non è un film di Hollywood, perciò ho cercato di fare qualcosa di diverso.

The Sweeney: i protagonisti Ray Winstone, Hayley Atwell e Allen Leech in una scena
Ray, tu hai lavorato con Scorsese e con molti altri registi. Quali sono i tuoi film che ti stanno più a cuore?.
Ray Winstone: Sono stato molto fortunato a lavorare con tanti grandi nomi, ma io non ho avuto una formazione classica. In Inghilterra negli anni '70 non c'erano molti posti in cui studiare, ma il mio cammino ha incrociato quello di Gary Oldman e Tim Roth, grandi attori e grandi registi. Personalmente mi piace fare film che rendano felice il pubblico, ma anche che dicano qualcosa sul mondo. Zona di guerra di Tim Roth è uno di questo film. Spesso sono legato a personaggi da cui ho appreso qualcosa. Quando ho girato The Sweeney, nonostante l'alto tasso di violenza non c'è stato coinvolgimento emotivo più del dovuto. Alla fine delle riprese stavo bene. In Zona di guerra invece mi sono sentito molto vicino al mio personaggio perché, come lui, ho dei figli e c'è stata una scena in cui dovevo usare violenza su mia figlia che mi ha fatto soffrire. Io non volevo girare quella scena, poi la troupe mi ha aiutato. L'abuso è un abuso, se ci ripenso quello è un film che mi è rimasto dentro. Non sono lavori che si possono fare sempre perché un attore impazzirebbe. Facendo un film come The Sweeney, invece, mi sono divertito. Questo è un film guidato dai personaggi, non volevamo cambiare il mondo, ma solo fare un film di genere rivolto a un pubblico molto vasto. E' divertente. Ci sono film d'autore che dopo una settimana, purtroppo, scompaiono dai cinema. Ogni tanto è bello fare un film che le persone vedano.

La scena finale di The Sweeny lascerebbe spazio per un sequel.
Ray Winstone: Mi piacerebbe molto tornare a indossare i panni di Jack Regan, ma dipende da come andrà il film in sala. Se le persone andranno a vederlo allora arriverà anche un sequel.

Ray Winstone a Locarno con The Sweeney
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