Stuart Gordon al Joe D'Amato 2007

Abbiamo incontrato il regista di Re-Animator, celebrato nell'edizione appena chiusasi del Joe D'Amato Horror Fetival.

Elena Da Prato

Stuart Gordon, regista di film come Re-Animator e del recente Edmond, ha incontrato il pubblico dei suoi fan in occasione del recente Joe D'Amato Horror Festival, di cui è stato ospite speciale e che gli ha dedicato una retrospettiva.

Edmond è un caso atipico nella tua cinematografia, lontana dai canoni dell'horror tuoi tipici. Come è nata questa idea?

Stuart Gordon: Ho cominciato la mia carriera lavorando in teatro. Lì ho incontrato David Mamet, dalla cui opera è tratto questo film. Ho scoperto che tra gli autori era quello che usava più di tutti la parola fuck. E' vero che questo film non è un horror in senso tradizionale, ma comunque è un film nato per impressionare. Pone la domanda "quanto sei vivo?" e spero che dopo averlo visto lo spettatore sia in grado di rispondere.

Il personaggio di Edmond somiglia molto a quello interpretato da Dustin Hoffman in Cane di Paglia. L'ispirazione è nata da questo personaggio?

Sia Edmond che il personaggio di Hoffman sono due persone spinte al limite, ma Edmond ha anche una vena di razzismo in più. Quello che volevo dimostrare è che il confine tra sanità e follia è labile, anche la persona più normale può impazzire.

Ci sono molte somiglianze fra questo film e Un giorno di ordinaria follia di Schumacher. Quale delle due opere è nata prima? Edmond è stata scritto nell'82, quindi prima di Un giorno di ordinaria follia. La prima volta che l'ho visto a teatro, ne sono rimasto così impressionato che ho parlato subito con Mamet per poterne fare un film, ma il tema era così difficile che allora era impossibile trovare i finanziamenti.

In questo film il numero 115 ritorna spesso? Ha un qualche significato particolare?

Ho chiesto a Mamet cosa significasse e lui mi ha risposto "Boh".

Cosa pensa che cinema horror italiano?

Sono un grande fan dell'horror italiano. Sono amico di Dario Argento, che considero un maestro del genere. E adoro Mario Bava.

Pensa che l'horror in questo momento possa avere una rinascita?

E' un grande momento per l'horror. E' un genere che sembra andare di pari passo con la crescente oppressione esercitata dal governo statunitense. Re-Animator infatti l'avevo girato sotto la presidenza Reagan. E ora c'è tanta paura nel mondo, che la gente ha bisogno dell'horror più che mai.

Quali pensa siano le paure odierne?

La più grande paura oggi è che non ci sarà un domani. Ogni generazione d'altronde ha la sua paura. Oggi la paura è quella della pestilenza, della tortura, e il cinema riflette tutto questo.

E lei di cosa ha paura?

Di tutto.

Parliamo di Robo Jox.

E' un film su robot giganti, girato a Roma. Devo raccontare un aneddoto su questo film. Dopo aver girato Re-animator, ho avuto un contratto per fare due film. Mi sono trasferito a Los Angeles con la famiglia e ho incontrato quelli della Empire Films, i quali mi hanno detto che i film li dovevo fare in Italia. Per cui di nuovo mi sono trasferito.
Abbiamo cominciato a girare due film contemporaneamente, sullo stesso set, a Dinocittà, la città di De Laurentiis. E' stato grazie alla fantastica troupe italiana che siamo riusciti a fare questi due film, Dolls e From Beyond.
Il terzo film che dovevo fare era proprio Robo Jox, ma la Empire stava per fallire. Ci sono voluti tre anni, e quando l'ho finito la gente non giocava più con i Transformer. Non c'era più mercato per questo film, è un autentico pezzo d'antiquariato.
Mi sorprende molto che i giapponesi non abbiano mai avuto l'idea di un live action sui robottoni. Quando Robo Jox uscì rimasero scioccati.

E' vero che ha intenzione di girare una nuova trilogia di Re-Animator?

No, non voglio fare una nuova trilogia, ma ho parlato con Brian Yuzna e con Jeffrey Combs per fare un terzo film House of Re-animator, che poi sarebbe la Casa Bianca.

Come è il suo rapporto con Combs?

Credo che sia uno dei più grandi attori sulla terra. E' un camaleonte, c'è addirittura chi non lo riconosce nemmeno. E' sempre un piacere lavorare con lui, spero di fare altri film insieme.

Secondo lei chi è il miglior regista horror?

Ci sono molti nuovi bravi registi. Mi piace molto il lavoro di Takashi Miike. Mi piace molto anche Amenabar e ho apprezzato 28 giorni dopo di Boyle.
E anche se non è un regista horror, sono un grande fan di Tarantino. Quello che trovo problematico però sono i remake, mi piace vedere film nuovi.

Secondo lei perchè si fanno tanti remake?

Credo che vogliano solo giocare sul sicuro. E' un problema di soldi. Ma credo anche che il pubblico presto si stuferà. E si ecciterà solo per un film nuovo ed originale.
Sono dell'idea comunque che i migliori film horror siano i più piccoli. Oggi è possibile farli con pochi soldi e sono loro il futuro del genere.

Ci può parlare del progetto Masters of Horror?

Sono onorato di esserne un membro, anche perchè facciamo delle grandi cene insieme. I registi di solito si incontrano solo ai festival, per cui è un'occasione per stare tutti insieme. Per questo progetto abbiamo avuto la totale libertà, potevamo fare quello che volevamo, che è una cosa che non succede mai.
Però dovevamo girare ogni episodio in soli 10 giorni. Ogni episodio comunque è agganciato alla personalità del regista, e per questo sono tutti diversi. Mi è piaciuto molto l'episodio di Joe Dante, Homecoming. Ed è interessante notare che la prima vera protesta contro la guerra in Iraq è stata un film horror.

L'episodio di Miike però non è stato trasmetto dalla tv americana.

Vero. Questo ci ho messo tutti in imbarazzo, abbiamo protestato molto e Miike era molto arrabbiato. Avevamo fatto a gara a chi faceva la cosa più disturbante e lui ci ha battuto tutti.

Le sue idee politiche sembrano molto simili a quelle di John Carpenter. Avete mai parlato di questo?

Non ho mai parlato di politica con lui. Carpenter è un cowboy, un tipo molto silenzioso.

Quali sono i film che l'hanno più colpita durante la sua infanzia e che l'hanno influenzata?

Uno dei primi film che ho visto era Il mostro di sangue di Corman (The tingler). Era in bianco e nero, eccetto per una scena in cui il protagonista entra nel bagno e c'è una vasca piena di sangue da cui emerge una mano. Mi sono cagato sotto.

Si è ispirato a libri o fumetti per il suo lavoro?

Non sono sicuro da dove provengano le mie idee, ma alcuni mesi fa ho realizzato che nei miei film la cosa più terrificante è l'uomo nudo.

Ci sono molte somiglianza fra il suo cinema e la c.d. filosofia della carne di Cronenberg. Che ne pensa?

Sono un suo grande fan e penso che i suoi film siano i più spaventosi. The Tingler era come un suo film. Lui ha inventato nuovi organi. Forse c'è una somiglianza con quello che ho fatto io.
Negli anni '80, apice dello splatter, c'era una ricerca sul corpo. E' in quel momento che ha cominciato anche a nascere l'ossessione generale per il fisico.

Può parlarci di 2013 La Fortezza?

All'inizio la star del film doveva essere Schwarzenegger. Ma poi decise di non farlo più. I produttori gli dissero che così facendo avrebbero dovuto dimezzare il budget. Così lui suggerì di farlo fare a me, perchè io non bisogno di molti soldi.
Mi telefonò Lambert per propormi questo film e mi invitò a pranzo. Arrivato al ristorante io cominciai a cercarlo senza riuscire a vederlo. All'improvviso mi si avvicinò questo ometto con due culi di bottiglia come occhiali e si presentò - sono Lambert- e io - No, non lo sei-.
Abbiamo parlato di un sacco di idee durante quel pranzo e alla fine lui si è tolto gli occhiali ed tornato ad essere Superman.

Molti dei suoi lavori sono ispirati a Poe e Lovecraft, a cui si era ispirato anche Corman.

RHo visto tutti i film di Corman tratti da Poe, li amavo molto. Dicono che Poe sia il più grande scrittore horror e che senza di lui non ci sarebbe stato Lovecraft. Io e Brian Yuzna abbiamo pensato di fare una serie di lavori basati su questi due autori. D'altronde quando da ragazzo andavo a vedere questi film, poi avevo voglia di leggere i racconti. E sono sempre contento quando qualcuno torna ai racconti dopo aver visto i miei film.

Come è stato il suo rapporto con Dennis Hopper e Charles Dance durante le riprese di Space Truckers?

Mi sono divertito molto a lavorare con loro. Da Hopper ho imparato molto, lui ha cominciato a recitare a 17 anni. Un giorno abbiamo girato una scena, io dico - era buona, ne facciamo un'altra- e lui - E perchè?-
Secondo lui era perfetta così com'era e quando l'ho rivista al montaggio, beh, aveva ragione lui.
Dance invee generalmente faceva cose più serie, ma ha girato questo film perchè l'ha spinto la figlia adolescente.
Ricordo una scena; lui era nudo, steso con dei tubi infilato nel corpo da cui usciva del liquido. Quando abbiamo finito, andava in giro dicendo - non lavorerò mai più!

Arnold Schwarzenegger aveva consigliato lei per fare un film con pochi soldi. E' un pregio essere considerato uno che non ha bisogno di tanti soldi, o un difetto perchè non gliene danno mai abbastanza?

Non saprei, tanto non mi darebbero comunque i soldi di cui ho bisogno. Nessun regista li ha mai, neanche Cameron per Titanic li ha avuti tutti. Ho lavorato con Spielberg, quando girava Indiana Jones e i predatori dell'arca perduta e mi ricordo che hanno dovuto riscrivere una scena, perché, per come era stata ideata, era troppo costosa.

Stuart Gordon al Joe D'Amato 2007
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