Recensione Se chiudo gli occhi non sono più qui (2013)

Il ritorno di Vittorio Moroni al cinema di finzione è un racconto di formazione malinconico e doloroso: la parabola dell'adolescente Kiko, immigrato di seconda generazione, e la sua inaspettata amicizia con il misterioso benefattore Ettore.

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Se chiudo gli occhi non sono più qui

2013 – Drammatico
2.8 2.8

Presentato al Festival Internazionale del Film di Roma nel 2013, nella sezione Alice nella città, e proposto un anno dopo in sala in una nuova versione rimontata, Se chiudo gli occhi non sono più qui è una pellicola che si pone all'altezza dello sguardo del suo protagonista, il sedicenne Kiko, aderendo quanto più possibile alla prospettiva di un personaggio impegnato nel difficile percorso verso l'età adulta, fra asperità familiari ed un senso di emarginazione e di malessere solo in parte riconducibile a cause sociali.

Scritto e diretto da Vittorio Moroni, Se chiudo gli occhi non sono più qui torna infatti a toccare il tema dell'immigrazione, già al centro di uno dei precedenti lungometraggi del regista, Le ferie di Licu, amalgamandolo con il racconto di un coming of age, aspetto trattato da Moroni anche nel suo elogiato film d'esordio, Tu devi essere il lupo del 2005.

L'adolescenza di Kiko

Se chiudo gli occhi non sono più qui: Mark Manaloto in una scena nei panni di Kiko

Kiko, al quale presta il volto l'esordiente Mark Manaloto, è il figlio di un'immigrata filippina, Marilou (interpretata da un'altra debuttante, Hazel Morillo), e di un italiano, Iacopo, morto tragicamente due anni prima travolto da un'auto. Marilou ora vive con Ennio (Beppe Fiorello), uomo autoritario e violento, che gestisce alcuni cantieri edili sfruttando la manodopera clandestina e costringendo anche Kiko a trascorrere i suoi pomeriggi al lavoro in qualità di manovale. La malinconica esistenza di Kiko, che a scuola sperimenta l'alienazione di studente distratto e privo di motivazioni, è rispecchiata da Moroni nell'atmosfera plumbea e autunnale degli esterni della provincia friulana (la fotografia di Andrea Caccia e Massimo Schiavon è virata principalmente sui toni del blu e del grigio).

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L'unica via di fuga dalla realtà per questo adolescente introverso e disadattato, simile per certi versi ad un personaggio truffautiano, è costituita da un vecchio autobus abbandonato, che lui stesso ha trasformato in una sorta di rifugio / santuario dedicato a tenere vivo il ricordo del padre, nonché a raccogliere i feticci di quella che sembra essere l'unica vera passione del ragazzo: l'astronomia. Ad imprimere un sostanziale ribaltamento narrativo alla vicenda di Kiko sarà l'improvviso incontro con Ettore, un ex insegnante in pensione che dichiara di essere un vecchio amico di suo padre Iacopo, e che non esita a prendere il giovane sotto la propria ala protettiva.

Allievo e maestro

Se chiudo gli occhi non sono più qui: Giorgio Colangeli e Mark Manaloto in una scena

Ad impersonare il ruolo di Ettore è il veterano Giorgio Colangeli, talentuoso interprete per il piccolo e il grande schermo (fra le sue migliori prove al cinema, basti ricordare L'aria salata e Il Divo), che qui si cala nei panni di un "mentore" affettuoso e benevolo, capace di instillare in Kiko la sete di conoscenza e l'amore per la cultura, ma anche di aiutarlo a formulare le grandi domande che scuotono la sua coscienza: non a caso, il rapporto fra Kiko ed Ettore è costellato di quesiti, di questioni legate agli irraggiungibili segreti dell'astronomia e agli eterni interrogativi sul significato dell'esistenza umana. Dalla Repubblica di Platone ai versi del Canto notturno di un pastore errante dell'Asia di Giacomo Leopardi, quella di Kiko è un'educazione alla vita che avviene sia attraverso le pagine dei grandi filosofi, poeti e scrittori, sia attraverso la volontà e il coraggio di guardare dentro se stessi, scegliendo quali battaglie sono degne di essere combattute e accettando la responsabilità e il prezzo che tali battaglie irrevocabilmente comportano.

La suddetta operazione pedagogica è messa in scena da Moroni con una sobrietà ed un pudore piuttosto apprezzabili, evitando quanto più possibile le divagazioni (benché a discapito, ad esempio, di un'eventuale analisi delle interazioni fra Kiko e i suoi coetanei, limitate invece allo stretto indispensabile), ma anche gli eccessi di didascalismo. E per quanto la svolta melodrammatica in prossimità dell'epilogo sia gestita in maniera un po' frettolosa, Moroni non si fa prendere la mano né va alla ricerca del patetico a tutti i costi, connotando il suo film di una sensibilità e di una sommessa tenerezza in grado di lasciare una notevole impronta nello spettatore.

Se chiudo gli occhi non sono più qui: una scena del film

Conclusioni

Il regista Vittorio Moroni disegna il ritratto di un sedicenne vittima della solitudine e del senso di alienazione tipico dell'adolescenza in un film delicato e dai toni intimisti, in grado di raggiungere un pieno coinvolgimento emotivo grazie alla descrizione del rapporto fra il protagonista Kiko e il maturo ex professore Ettore, figura di mentore e di padre putativo resa vivida e convincente grazie all'interpretazione di Giorgio Colangeli.

Stefano Lo Verme
Redattore
2.5 2.5
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