All'Ovest niente di nuovo

1930, Drammatico

Salvate il regista Milestone

Osteggiato dalle alte gerarchie naziste, proibito in Italia dal Fascismo e avversato in molte parti d'Europa, All'ovest niente di nuovo ha assunto da subito il ruolo di pellicola scomoda e provocatoria. Anche in madrepatria.

Vincenzo Carlini

La Prima Guerra Mondiale (un conflitto quasi rimosso dalla memoria collettiva nonostante gli oltre otto milioni di morti) ha fornito al cinema spunti di notevole rilievo. Alla Grande Guerra sono state dedicate alcune delle opere più significative nel genere dei war-movies ma anche della stessa storia del cinema. All'ovest niente di nuovo va ad affiancarsi a titoli come Cuori del mondo di David W. Griffith (in assoluto il primo film di guerra mai girato), La grande illusione> di Jean Renoir (1937) e La grande guerra di Mario Monicelli (1959), solo per indicarne alcuni (ma bisogna doverosamente citare anche Per la patria di Abel Gance del 1919 e Westfront di G. W. Pabst del 1930).

Il film di Lewis Milestone (con un direttore dei dialoghi d'eccezione, George Cukor, e una comparsa altrettanto illustre, Fred Zinnemann) è una di quelle pietre miliari del cinema americano che nessun cinefilo convinto dovrebbe snobbare avvicinandosi al filone dei war-movies. Vincitore di due premi Oscar (Miglior Film e Miglior Regia) dopo aver ricevuto ben quattro nominations, All'ovest niente di nuovo fu prodotto dall'Universal che mise a disposizione del regista di origini russe un consistente budget (quasi un milione e mezzo di dollari), l'immenso ranch "Irvine" (di circa mille ettari) situato nella contea californiana di Orange per le scene in esterni e un cospicuo numero di comparse, anche se Milestone, per accrescere il realismo delle scene (pur senza ricorrere alla consulenza dell'esercito statunitense) e per mantenere il controllo della situazione, impiegò solamente 150 figuranti. Il notevole dispiego di mezzi non esentò Milestone da un bruciante diniego da parte dell'Universal: quello della famosa scena finale della farfalla. La casa produttrice, infatti, non era d'accordo, e al regista non rimase che girarla ugualmente impiegando come illuminazione i fari di un'automobile e come mano la sua stessa mano! Le uniformi furono richieste direttamente ai reduci tedeschi emigrati negli USA (alcuni dei quali usati come comparse) o furono importate dall'Europa. Per le battaglie furono usate dieci tonnellate di polvere da sparo, sei tonnellate di dinamite e seimila bombe, a tal punto che l'ispettore sanitario della contea di Orange voleva negare il visto per le riprese adducendo la mancanza di sicurezza.

Alla sua uscita, All'ovest niente di nuovo fu oggetto di campagne denigratorie da parte dei nazisti (che, forti delle dichiarazioni di Goebbels e con l'appoggio dello scrittore Arnolt Bronner, riempirono le sale cinematografiche di topi bianchi, di bombe pestifere e di polveri urticanti, con lo scopo di impedire le proiezioni) e dei fascisti (in Italia la prima visione del film si ebbe solo nel 1956, nonostante il regime di Mussolini avesse consentito la pubblicazione del romanzo eponimo di Enrich Maria Remarque). Il film fu proibito in Austria, Ungheria, Bulgaria, Jugoslavia e Nuova Zelanda, mentre in Australia e in Polonia uscì con alcuni tagli. Anche in Francia All'ovest niente di nuovo causò problemi ai distributori, a causa della scena che ritrae (o sarebbe meglio dire, allude) alla scena d'amore tra Baumer e la ragazza transalpina. Negli Stati Uniti, Lew Ayres, che interpretava il protagonista principale (Paul Baumer), si rifiutò di arruolarsi durante la Seconda Guerra Mondiale (ma per dimostrare che il suo non era un atto di vigliaccheria, si recò ugualmente in Europa come barelliere della Croce Rossa). Il fatto suscitò scalpore a tal punto che più di cento cinema di Chicago si rifiutarono di proiettare i suoi film (tra i quali alcuni episodi della serie, celebre oltreoceano, del Dottor Kildare).

Ma il problema più grosso per l'Universal e per il boss Carl Laemmle (di origini tedesche), fu rappresentato proprio dalla Germania, il secondo mercato europeo più prolifico per il cinema statunitense. La questione era irrisolvibile a tal punto che ai tedeschi non rimaneva che salire su pullman e treni speciali e recarsi nei cinema delle nazioni confinanti (Francia, Olanda e Svizzera), dove la casa produttrice americana faceva proiettare il film in versione tedesca.

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