Rogue One: A Star Wars Story

2016, Azione

Rogue One: 5 cose che potreste non aver notato sullo spinoff di Star Wars

Come già nel film precedente della saga, ci sono diverse chicche nascoste per i fan, dal ritorno di attori storici a camei legati al dietro le quinte.

Peter Mayhew, Alec Guinness, Mark Hamill e Harrison Ford in Guerre Stellari

Dal momento che si colloca in un punto molto preciso della cronologia di Star Wars, per l'esattezza subito prima degli eventi di Guerre stellari, non c'è da sorprendersi del fatto che Rogue One: A Star Wars Story sia pieno zeppo di riferimenti a quel film e alla saga stellare in generale. Il regista Gareth Edwards ha addirittura ammesso in un'intervista che a un certo punto ha dovuto porre un freno al numero di ammiccamenti, per evitare che l'universo lucasiano fosse costretto all'interno di un numero ristretto di situazioni e protagonisti. Ciò non gli ha comunque impedito di inserire vari omaggi e in alcuni casi chiarire dei punti della trama del primo episodio del franchise. Ecco quindi la nostra consueta panoramica dei dettagli nascosti più notevoli. Ovviamente l'articolo contiene spoiler.

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In diretta dalla redazione per commentare insieme a voi Rogue One

1. Attenti ai piedi!

Ha fatto molto parlare di sé la resurrezione digitale di Peter Cushing, tornato dall'aldilà due decenni dopo la morte per "interpretare" ancora una volta Grand Moff Tarkin. Un lavoro impressionante da parte della ILM, che ha però dovuto fare i conti con un piccolo ostacolo: sul set di Guerre stellari Cushing rifiutava di indossare gli stivali assegnati al suo personaggio poiché erano scomodi, e perciò George Lucas evitò il più possibile di inquadrarlo dalla vita in giù. Un dettaglio che si nota in Rogue One nelle tante occasioni in cui Tarkin appare da vicino. In ogni caso non si è solo fatto ricorso al computer per riportare in vita il personaggio: i dettagli precisi non verranno svelati prima di gennaio, su richiesta di Edwards, ma sappiamo che la performance fisica sul set era farina del sacco dell'attore inglese Guy Henry, che vanta una certa somiglianza fisica con Cushing. Per quanto concerne la voce, essa è probabilmente frutto del lavoro di Stephen Stanton, doppiatore di Tarkin nelle serie animate e presente nel film in veste ufficiale come voce dell'ammiraglio Raddus.

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2. Crossover transmediale

Rogue One è il primo lungometraggio live-action di Star Wars ad includere dei personaggi creati per gli spin-off animati. Per l'esattezza, Forest Whitaker interpreta Saw Gerrera, un combattente già visto nella quinta stagione di Star Wars: le guerre dei Cloni. Inoltre, il film contiene ben tre rimandi a Star Wars Rebels, la serie attualmente in onda che racconta quanto accaduto pochi anni prima dell'inizio della saga. Nella fattispecie, durante lo scontro finale si intravede l'astronave Ghost, e nella base ribelle appare brevemente l'androide Chopper. Sempre nella base viene anche fatto riferimento a un personaggio noto come "Generale Syndulla". Molto probabilmente si tratta di Hera Syndulla, una delle due protagoniste femminili di Rebels.

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3. Tutti a rapporto!

Abbondano le apparizioni di personaggi già noti, il più delle volte con le fattezze o la voce dei loro interpreti originali: Mon Mothma, Bail Organa, C-3PO, R2-D2, Darth Vader, Tarkin e persino la principessa Leia (un cameo in CGI di Carrie Fisher). Ma ci sono anche delle presenze meno immediatamente riconoscibili, come il capitano Antilles (che nel capostipite della saga è il primo a morire per mano di Vader) e vari piloti ribelli, presenti nella battaglia finale tramite immagini d'archivio (viene anche spiegato retroattivamente come Luke Skywalker sia diventato Red Five: l'originale è morto su Scarif). Su Jedha appaiono invece due alieni scorbutici che si arrabbiano con Jyn e Cassian. Si tratterebbe di Evazan e Ponda Baba, presumibilmente in rotta verso Tatooine dato che in Guerre stellari li vediamo a Mos Eisley.

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4. Una vecchia speranza

Alec Guinness è Obi-Wan Kenobi in Guerre Stellari

Rogue One è stato descritto, anche a livello di marketing, come il primo film di Star Wars in cui non ci sono i cavalieri Jedi (con l'eccezione parziale di Darth Vader, ex seguace del Lato Chiaro della Forza). Un dettaglio che però non ha impedito a Edwards e agli sceneggiatori di alludere sottilmente alla presenza di un certo Obi-Wan Kenobi, il cui ritorno in scena viene orchestrato da Bail Organa e Mon Mothma. Un altro omaggio al mentore di Anakin e Luke è presente all'inizio del film, quando incontriamo per la prima volta Jyn adulta: la ragazza si trova su un pianeta carcerario chiamato Wobani, anagramma di Obi-Wan.

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5. Sinergia stellare

Il regista Gareth Edwards

Se siete arrivati fino in fondo ai titoli di coda (nonostante l'assenza di scene post-credits), avrete forse notato una serie di nomi nella sezione dedicata ai ringraziamenti speciali. Due di questi sono Carrie Fisher e gli eredi di Peter Cushing per la concessione dell'uso dell'immagine dei due attori, gli altri invece sono tutti legati al funzionamento dietro le quinte della saga: Dave Filoni e Simon Kinberg sono tra i supervisori artistici di Rebels (e si sono coordinati con Edwards per un possibile incontro tra i personaggi della serie e quelli del film), mentre Phil Lord e Chris Miller sono i registi del secondo film antologico di Star Wars, incentrato sulla gioventù di Han Solo e previsto per il 2018. Infine, Rian Johnson è il regista di Star Wars: Episode VIII, che si è concesso un cameo nei panni di uno dei tecnici della Morte Nera. Anche Edwards avrebbe recitato nel proprio film, ma per ora non ci è dato sapere in quale ruolo.

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