Ricomincio da noi: Una seconda possibilità nella terza età

Film d'apertura del 35esimo Torino Film Festival, la pellicola di Richard Loncraine è una commedia agrodolce dedicata al rimettersi in piedi e al cambiamento. Un racconto di formazione che, tra ingenuità e umorismo, non rinuncia mai a celebrare la vita.

Ricominciodame
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Le lussuose e verdeggianti villette a schiera d'Inghilterra non sono poi così perfette come sembrano. La signora Sandra, che ama farsi chiamare "Lady Abbott", lo scoprirà molto presto. Suo malgrado. Sì, perché dentro la sua vita patinata e altolocata, al fianco di un marito rispettabile e venerato a suon di trofei scintillanti e belle foto messe in cornice, si nasconde una lunga bugia. Sandra scopre la più classica delle brutte storie: suo marito la tradisce da cinque anni con una delle sue migliori amiche. Di colpo tutto quel lusso, tutto quell'ordine, tutta quella ostentata sicurezza svanisce in una nube di dubbi e di dolore. Così alla vecchia "lady", che "lady" non è più, non resta che rifugiarsi tra le braccia in un affetto per troppo tempo dimenticato: quello di sua sorella Elizabeth, che avrebbe un nome regale, ma preferisce farsi chiamare "Bif". Un indizio che la dice lunga su quanto queste due sorelle abbiano seguito strade profondamente diverse. Per cogliere le enormi differenze tra Sandra e Bif basterebbe guardare le loro case o persino soffermarsi sulla loro capigliatura.

Ricomincio da me: Imelda Staunton e Celia Imrie in una scena del film
Ricomincio da me: Imelda Staunton e Celia Imrie in una scena del film

La prima viveva in un museo freddo, abitato da persone troppo giudicanti, dove una coppia non faceva altro autoglorificare la propria posizione sociale; la seconda vive da sola in una casa disordinata, senza badare a polvere, scadenze sulle etichette e cellulari nelle lavatrici. La prima ha un'acconciatura rigida come il suo carattere diventato troppo diffidente e austero; la seconda ha dei capelli arruffati, tra i quali si staglia persino un ciuffo di tinta viola. L'incontro da queste sorelle agli antipodi sarà il cuore pulsante di un film dedicato alle seconde occasioni della terza età.

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Rimettersi in piedi

Ricomincio da me: Imelda Staunton e Timothy Spall in un'immagine del film
Ricomincio da me: Imelda Staunton e Timothy Spall in un'immagine del film

Col senno di poi, quelle di due anni fa potrebbero sembrare prove generali. Era il 2015 quando il regista inglese Richard Loncraine dedicava il suo Ruth & Alex - L'amore cerca casa ad una coppia di anziani che trovava la propria forza nella normalità assieme al coraggio di guardare al futuro insieme. Con Ricomincio da noi lo sguardo rimane fisso sulla terza età, ma il percorso messo in scena è decisamente opposto, perché qui non ci sono coppie che si ritrovano ogni giorno, ma soltanto una donna che deve riscoprire se stessa e ritrovare un impulso vitale per troppo tempo dimenticato, sotterrato sotto rassicuranti illusioni. Laddove la vecchiaia è spesso vista come il tempo di vita in cui sarebbe normale aver paura di morire, Ricomincio da noi smuove la sua protagonista per toglierle di dosso la paura di vivere. Un processo possibile soprattutto attraverso il personaggio-chiave del film, ovvero la splendida Bif di Celia Imrie, compositrice di un vero e proprio inno alla vita capace di sbeffeggiare con il sorriso e con l'ironia persino la malattia. Bif è il traino, è lo sprone, è la mano testo verso una donna alle prese con un disgelo personale. Il titolo originale del film, ovvero Finding your feet, significa "rimettersi in piedi", e infatti Ricomincio da noi non è altro che una lenta e graduale ricostruzione, raccontata con il tono agrodolce tipico delle commedie britanniche.

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Solo insieme

Ricomincio da me: Imelda Staunton e Timothy Spall in una scena del film
Ricomincio da me: Imelda Staunton e Timothy Spall in una scena del film

Sostenuto da dialoghi frizzanti e da un umorismo spesso e volentieri sardonico, Ricomincio da noi non eccelle per originalità e per brio registico, cadendo persino nei soliti, abusati, stropicciati stereotipi nella sua breve parentesi ambientata in Italia (che ci ha riportato alle mente spiacevoli déjà vu di To Rome with Love). Al di là di molte ingenuità e di qualche pigrizia nello sviluppo dei personaggi, il film di Loncraine trova la sua forza nell'alchimia tra gli interpreti, soprattutto grazie ad un Timothy Spall dolente e tenero nel delineare il suo Charlie, amico di Bif, con il sogno di navigare per il mondo, ma con troppe ancore che lo tengono legato a terra. Sembra, però, che dalla parentesi romana del film, Ricomincio da noi abbia imparato la lezione di vita di Jep Gambardella, racchiusa nella frase che recita: "La più consistente scoperta che ho fatto pochi giorni dopo aver compiuto 65 anni è che non posso più perdere tempo a fare cose che non mi va di fare". Ecco, la chiave del cambiamento di Sandra passa proprio da qui: da un atto di sano e doveroso egoismo di chi non può più badare a quello che gli altri pretendono o si aspettano da lei. Ricomincio da noi, però, non si dimentica mai degli altri (da qui la "metafora" del ballo e delle coreografie), anzi fa dell'apertura verso il mondo qualcosa di salvifico grazie ad una serie di imprevisti e di cose inaspettate utili a godersi il tempo che resta. Senza accontentarsi mai. Mai più.

Movieplayer.it

3.0/5