Il vestito da sposa

2003, Drammatico

Regista e protagoniste su Il vestito da sposa

La regista Fiorella Infascelli e le due attrici principali della pellicola alle prese con le domande poste dai giornalisti dopo l'anteprima romana de 'Il vestito da sposa'.

Terminata la proiezione stampa di Il vestito da sposa, ha avuto luogo una conferenza che ha potuto contare sulla partecipazione della regista del film, Fiorella Infascelli, del produttore Carlo Degli Esposti e della due protagoniste, la lanciatissima Maya Sansa e la veterana Piera Degli Esposti.

Il film è ispirato a un fatto vero? Infascelli: Io vidi un intervista con una ragazza che aveva subito uno stupro, e poi aveva avuto, inconsapevolmente, una storia d'amore con il suo stupratore. L'intervista era stata realizzata in carcere perché la donna, dopo aver scoperto la verità, l'aveva ucciso e fatto a pezzi. L'intervistatrice le chiedeva cos'aveva provato nei momenti precedenti all'omicidio, e lei raccontava che c'era un magnifico tramonto, era carica di buste della spesa ed era contenta. Da lì mi è venuta l'idea per il film, pur cambiando completamente la vicenda.

Il finale è stato pensato così? Infascelli: Sì è sempre stato così, volevo che fosse così. Volevo che gli spettatori si chiedessero: "Ora cosa accadrà a Stella?"

Perché è così presente l'elemento naturale - il mare, la campagna, i tramonti? Infascelli: Perché mi piace. Anche nelle mie opere precedenti c'è la presenza del mare e dell'acqua. Mi sembra ci sia anche un certo contrasto tra la natura e la storia, è come se stesse a guardare, ad esempio nella scena dello stupro, in cui il paesaggio è lì, immobile, a guardare.

Lei affronta un tema delicato e di drammatica quotidianità: si è posta il problema della reazione di chi queste cose le legge ogni giorno sui giornali, in una società che in qualche modo "assolve" il crimine di stupro? Non pensa che il film possa generare un fraintendimento in favore dello stupratore? Carlo Degli Esposti: Quello che consideriamo importante per questo film è il persorso tutto al femminile che segue un evento tragico. Il contesto non è poi così importante: il film è focalizzato su queste due donne che vivono sole nella loro casa in campagna. Credo che sia necessario leggere il film con questo in mente, e credo anche che, grazie a Maya e Piera, sia riuscito perfettamente.

Infascelli: Io volevo assolutamente che si vedesse che quest'uomo ha dei lati umani, che non è solo un mostro. In questo senso volevo il fraintendimento, c'è una possibilità di redenzione per lo stupratore.

Nel film vediamo molto poco del gruppo di stupratori. Chi sono questi uomini? Infascelli: Sono persone di provincia, normalissime e insospettabili, e rappresentano una violenza che è dappertutto, un imbarbarimento quasi invisibile ma spaventoso. Forse avrei potuto approfondire meglio i loro personaggi, ma non avendone il tempo, ho preferito seguire di più Stella e Franco.

Come hanno vissuto Maya Sansa e Piera degli Esposti i loro personaggi? Come vi sareste comportate voi in quella situazione? Sansa: Io credo che le conseguenze di eventi drammatici come questo siano completamente imprevedibili. Superficialmente e a freddo, potrei dire che io non mi comporterei come Stella, nel senso che denuncerei il fatto. Credo che avrei il coraggio di farlo, però, appunto, non si sa mai. Ma quello che avviene nel film per me è verosimile, ho sentito diverse storie di persone che non hanno denunciato le violenze subite. Io credo che di cose di questo genere ne accadano molte di più di quante ne vengano denunciate.

Piera Degli Esposti: Il mio personaggio è una mamma che assomiglia alla natura, obbedusce ai tempi della natura, nonostante gli eventi la spaventino, resta paziente, calma ed equilibrata, a contatto con la sua vita quotidiana, con i funghi, i carciofi e le marmellate. Io non sarei stata così paziente; non è un personaggio che mi assomigli molto!

Non è un paradosso eccessivo quello di innamorarsi del proprio stupratore? E' un caso di sindrome di Stoccolma? Sansa: Ci siamo posti anche noi questo problema. Sindrome di Stoccolma non è, tuttavia, perché Stella non sa che Franco è uno dei suoi aggressori. Lei non s'innamora del suo stupratore, s'innamora di un uomo che le ispira fiducia perché è il sarto che le stava preparando l'abito da sposa.
Anch'io ho avuto i miei dubbi sulla figura umana di questo stupratore, sulla storia d'amore, ho pensato: non è che se una donna che ha subito una violenza simile ci vede una sorte di giustificazione dello stupro? Del resto la cosa è realmente accaduta, e già sapere questo ti mette in una condizione diversa di fronte al film.

Regista e protagoniste su Il vestito da sposa
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