Vitriol

2012, Documentario

Recensione Vitriol (2012)

Il film costruisce un'indagine possibile e plausibile in cui si vorrebbe essere coinvolti in prima persona, non fosse altro per comprendere solo parte del sapere che legava figure mitologiche come Cagliostro a quelle più ambigue come il principe di Sansevero.

La ricerca dell'Arcadia perduta

Nella letteratura alchemica Vitriol è un acronimo con cui si esprime la necessità di visitare la terra dall'interno per dare vita ad un viaggio verso la conoscenza. In realtà l'atto di scavare nelle profondità terrene rappresenta la necessità dell'alchimista di scoprire la parte ignota di se stesso per entrare in contatto con la propria interiorità. Questo è il principio da cui è partito il regista Francesco De Falco per realizzare sotto forma di mockumentary il suo primo lungometraggio con cui conduce il cinema italiano verso il genere mistery, ancora poco esplorato. Così, tra riprese documentaristiche reali ed altre riprodotte con una semplice handycam, viene narrata l'avventura di Lola Verdis, giovane laureanda presso l'università di Napoli Federico II, impegnata a reperire materiale per la tesi incentrata sullo sviluppo dell'antica massoneria e le tracce lasciate da questa all'interno della città. Ad accompagnarla in una spedizione in apparenza innocua è Davide, esperto di tematiche esoteriche e particolarmente addentrato nei misteri che nei secoli hanno legato gli appartenenti all'Ordine Osirideo Egizio presente nel territorio fin dai tempi antichi. Nato all'ombra dei templi di Iside a Coma e Napoli, l'ordine ha dovuto poi trasferire le sue attività nei sotterranei della città, continuando a mantenere in vita la spiritualità egizio-alessandrina attraverso la fedeltà dei suoi affiliati che, dalla metà del 1700, hanno raggiunto rappresentanti della cultura e della nobiltà partenopea.

Video-recensione Vitriol


Vitriol: un'immagine tratta dal thriller esoterico ambientato a Napoli
Consapevole di tutto questo, Davide organizza per Lola un tour cittadino in cui, però, ben presto la semplice osservazione di palazzi e stemmi dal significato oscuro, cede il posto ad una ricerca sul campo sempre più esoterica. A guidare i loro passi sono i messaggi cifrati di un medaglione ritrovato nelle stanze abbandonate di Villa Lebano, il mistero alchemico nascosto dietro la perfezione del Cristo Velato e le teorie innovative di studiosi che, tra cimiteri abbandonati e tombe dall'inaspettata forma piramidale, potrebbero aver celato la mappa per arrivare alla scoperta della città sotterranea dove ha avuto inizio la società degli uomini.Teorie, queste, che il cinema ha già utilizzato in passato con le avventure archeologiche di Indiana Jones e, soprattutto, con i successi firmati da Dan Brown e Ron Howard. Dunque, nulla di nuovo sotto al sole se non fosse che De Falco ha avuto l'intuizione brillante di riportare il tutto su un territorio facilmente riconoscibile, gestendolo attraverso un montaggio sempre a metà strada tra ricostruzione e documentario. Nato e cresciuto a Napoli, il regista sfrutta il vantaggio di sapersi muovere con agilità non solo tra i vicoli della città ma, soprattutto, tra le numerose leggende che compongono la storia di un luogo in cui magia e religione sembrano ancora convivere e sovrapporsi.

Vitriol: la protagonista Roberta Astuti in una scena
In questo modo, rinunciando ai fantasiosi complotti esoterici architettati da Brown, il film mostra di avere delle solide basi storiche, guidando lo spettatore verso una conoscenza tangibile dei luoghi e dell'arte messi sotto esame. Un percorso che lo sceneggiatore Giovanni Mazzitelli contribuisce a rendere credibile con una struttura narrativa capace di disseminare tracce e di mantenere alta l'immedesimazione. Perché, che si creda o meno alla possibilità di raggiungere la città scomparsa di Arcadia, il film costruisce un'indagine possibile e plausibile in cui si vorrebbe essere coinvolti in prima persona, non fosse altro per comprendere solo parte del sapere che legava figure mitologiche come Cagliostro a quelle più ambigue come il principe di Sansevero. Unica vera nota dissonante, se si escludono alcune aspettative create e poi lasciate sfumare senza alcuna evoluzione, è un finale in cui il mistero cede troppo il passo alla fantasia più sfrenata, deludendo in parte la natura stessa del progetto.

Recensione Vitriol (2012)
Tiziana Morganti
Redattore
3.0 3.0
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