Un minuto de silencio

2013, Documentario

Recensione Un minuto de silencio (2014)

Il regista di Vinodentro, Ferdinando Vicentini Orgnani, si cimenta in un documentario dedicato alla Bolivia di Morales. Ne vien fuori un film pieno di acredine nei confronti del leader sudamericano e confuso nella struttura, così come nelle argomentazioni.

Un minuto de silencio

2013 – Documentario
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Il documentario ha varie nature, se non molteplici. Facendo una schematizzazione molto rigida però, si possono rintracciare almeno due macro-categorie del cinema del reale: il documentario d'osservazione e quello d'inchiesta. Rientra nella seconda tipologia Un minuto de silencio, nuovo film di Ferdinando Vicentini Orgnani dopo Vinodentro.

Più che inchiesta, in realtà, Un minuto de silencio sceglie la via della denuncia e l'obiettivo è quello di mettere in luce tutte le contraddizioni della figura di Evo Morales, presidente boliviano in carica dal 2006 e rieletto già tre volte, l'ultima proprio poche settimane fa. Ma Orgnani sceglie una via confusa e contraddittoria passando, senza una precisa scansione, da una prospettiva all'altra e mettendo dentro il suo film un materiale troppo eterogeneo, al servizio - soprattutto - di un attacco che sembra più dettato dall'acredine nei confronti di Morales che da documentati atti d'accusa.

Ti intervisto oppure no

Un minuto de silencio: il regista Ferdinando Vicentini Orgnani in una foto dal set

Sorprende innanzitutto che Un minuto de silencio venga presentato come un film con la partecipazione di Evo Morales, quando in realtà il presidente boliviano non è mai stato intervistato da Orgnani e le sue apparizioni in scena sono molto sporadiche, riprese da incontri pubblici. Come ci ha detto il regista nel corso della conferenza stampa, Morales si è sempre rifiutato di lasciarsi intervistare, ma questa ci sembra un'informazione vitale da dare al pubblico e in tal senso forse sarebbe stato necessario segnalarla con una didascalia finale. Succede allora che in Un minuto de silencio viene a mancare il tanto criticato - ma spesso utile - contraddittorio, per cui le accuse lanciate nei confronti del leader boliviano (accuse anche abbastanza pesanti, come la repressione poliziesca o il favorire il narcotraffico a livello mondiale, questo perché Morales è il maggior rappresentante dei cocaleros, i coltivatori di coca, e la coca in Bolivia è considerata una pianta sacra) non sembrano ben argomentate, così come le critiche e gli attacchi appaiono confusi e sostenuti da personaggi la cui credibilità è quantomeno sospetta: ex presidenti boliviani in esilio negli Stati Uniti, ovviamente ostili a Morales, o diversi analisti statunitensi, e si sa che gli USA in Sud America - alla luce del loro sostegno nel recente passato a varie dittature in un continente che un tempo veniva chiamato il loro "cortile di casa" - non possono essere considerati attendibili. È vero, tra gli altri, viene interpellato Felipe Quispe, anch'egli indio come Morales e suo oppositore politico, ma anche se la sua voce appare come l'unica non "embedded" e potenzialmente priva di pregiudizi, va pure aggiunto che questi non riesce a motivare con precisione la sua contrarietà. Infine, appare effettivamente in scena un punto di vista filogovernativo, quello del vice-presidente della Bolivia, Alvaro Garcia Linera. Tuttavia, vediamo parlare Linera solamente nella prima parte del film, quando la posizione di Orgnani nei confronti di Morales appare ancora sospesa.

Un minuto de silencio: una scena del documentario incentrato sulla recente storia politica boliviana

Al contrario, nell'ultima parte, in cui è concentrato un doppio affondo pesantissimo - sul lato della cocaina e su quello della politica anti-ambientalista di Morales, intenzionato a costruire un'autostrada all'interno di un parco nazionale - Linera scompare dal film, per lasciare il campo solo agli oppositori. E non basta che Orgnani ci dica che Linera si è rifiutato di rispondere a queste domande; perché lo spettatore ci creda bisogna far vedere l'intervistatore che oppone un rifiuto o almeno si dovrebbe darne testimonianza in qualche modo.

Il malinteso del film contro il potere

Un minuto de silencio: una scena del film

Orgnani ha lavorato in passato con Sabina Guzzanti, facendo da produttore esecutivo ad esempio per Viva Zapatero! E dalla Guzzanti sembra voler mutuare e recuperare la vis polemica, lo sguardo privo di timidezze e di passività nei confronti del potere. Ciò non toglie che la Guzzanti prenda sempre delle posizioni chiare, a volte magari anche troppo nette, e a partire da quelle inizia a snocciolare diffusamente date, fatti, ricostruzioni storiche e quant'altro. Il potere lo si smaschera così e in più la Guzzanti ha anche dalla sua la carta dello sberleffo da giullare da opporre agli pseudo-dittatori di turno. Ovvio, non si sta qui a chiedere a Orgnani un contributo satirico, del resto non era assolutamente nelle sue intenzioni farlo. Sarebbe stato utile, però, aver chiara la sua posizione nei confronti di Morales sin dall'inizio del film, invece di ammantare il discorso con una finta e impossibile oggettività. Inoltre, al contrario di quel che fa sempre la Guzzanti, manca in Un minuto de silencio la precisione e la nettezza delle argomentazioni, mancano le fondamenta - giudiziarie, di cronaca, di testimonianze attendibili - che possano sorreggere il film dal punto di vista della credibilità.

La struttura o della schizofrenia

Non si contesta, sia chiaro, il j'accuse nei confronti di Morales. Potenzialmente tutto è plausibile e realizzabile, l'importante è essere chiari e costruire bene il discorso. Invece, Orgnani aggiunge argomenti su argomenti, senza un preciso filo logico e anzi perdendosi dietro una sequela di recriminazioni o di riferimenti storici che vengono dati per scontati, quando non addirittura omessi. Ad esempio, il discorso relativo alla volontà di Morales di costruire un'autostrada in un parco nazionale è argomento di tale complessità che avrebbe meritato lo spazio di un documentario a parte. In proposito, tra l'altro, si ha l'impressione che Orgnani ometta alcune informazioni, forse importanti: basti dire che attualmente il rischio della costruzione dell'autostrada dovrebbe essere escluso, visto che lo stesso governo - sull'onda delle proteste - ha emanato una legge che tutela quella parte di territorio. La stessa presunta interrelazione tra piantagioni di coca e narcotraffico internazionale non è esplicitata attraverso documentazioni certe, coerenti e chiare, e il film vi dedica solo un breve intermezzo buttando là alcune accuse per poi passare ad altro. Va a finire che Un minuto de silencio appare quasi senza struttura, fatto di sprazzi e di materiali raccolti e assemblati insieme senza un preciso filo. Non è un caso, del resto, che il film sia stato realizzato nel corso di cinque anni e che tutta la parte finale, quella con alcune riprese della polizia che carica i manifestanti, sia stata recuperata in modo fortuito senza che si sia cercato di renderla organica con il resto. Insomma, se ne può concludere che Orgnani sembra voler preferire l'accumulo indiscriminato alla consequenzialità logica, l'invettiva al ragionamento pacato.

Conclusione

Un minuto de silencio: una scena del documentario diretto da Ferdinando Vicentini Orgnani

Un minuto de silencio è un documentario che vorrebbe fare chiarezza sulle posizioni politiche di Evo Morales, lanciando una sorta di j'accuse nei suoi confronti. Il risultato però è quello di aumentare la confusione e lo spaesamento sull'argomento per via di una scrittura e di una documentazione non adeguate.

Recensione Un minuto de silencio (2014)
Alessandro Aniballi
Redattore
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