Un giorno questo dolore ti sarà utile

2011, Drammatico

Recensione Un giorno questo dolore ti sarà utile (2011)

Faenza torna a New York per raccontare con ironia e dolcezza il percorso di un adolescente verso la maturità. Un tragitto non facile, ma raccontato con leggerezza e qualche clichè di troppo.

Un'eredità emotiva

Sentirsi tagliati fuori dal mondi a diciassette anni, proprio quando ci si appresta a muovere i primi passi nell'età adulta, e confrontarsi con nuove realtà, anche emotive. E' una sensazione che accompagna tantissimi adolescenti, in una fase più o meno lunga della loro giovane esistenza, e stringe nella sua morsa invisibile anche James, il protagonista di Un giorno questo dolore ti sarà utile, film che Roberto Faenza ha diretto adattando l'omonimo romanzo di Peter Cameron. Il mondo che circonda James tuttavia non è certo convenzionale come si potrebbe immaginare, e man mano che viene rivelato allo spettatore, si intuiscono le ragioni per le quali il protagonista si senta estraneo al suo ambiente: sua madre (Marcia Gay Harden) è una gallerista newyorkese che vende bidoni della spazzatura come se fossero opere d'arte ed è reduce dalla brusca fine del suo terzo matrimonio (celebrato appena due giorni prima), suo padre (Peter Gallagher) invece preferisce accompagnarsi a fanciulle con la metà dei suoi anni, cedendo alla tentazione di qualche ritocchino estetico per non sfigurare accanto alle sue fidanzate. Sua sorella Gillian (la rossa Deborah Ann Woll, vista nel serial True Blood) al contrario, preferisce uomini molto più grandi di lei, che non possono darle un futuro. Persone superficiali, ognuno con le proprie nevrosi e manie, pochi successi e tanti fallimenti, che tuttavia vedono in James il "diverso": un ragazzo asociale, probabilmente gay, che alla compagnia dei coetanei preferisce quella della nonna, una saggia signora che non esita ad accogliere il nipote nel meraviglioso giardino di casa sua, per ascoltarlo e consigliarlo con dolcezza.

Video-recensione Un giorno questo dolore ti sarà utile


Un bel primo piano di Toby Regbo, protagonista del dramma Un giorno questo dolore ti sarà utile
Il personaggio di James, insieme a quello della nonna Nanette - interpretati in modo convincente da Toby Regbo e da una luminosa Ellen Burstyn - sono quelli tratteggiati con più equilibrio, in netto contrasto con gli altri membri della famiglia, forse un po' troppo sopra le righe, e troppo simili a quelli di tante altre strampalate famiglie americane. Al contrario di quanto potrebbe suggerire il titolo, il percorso di James non ha nulla di doloroso o cupo, ma si rivelerà pieno di ostacoli da superare, sebbene sia raccontato con ironia e leggerezza. Nel corso di un'estate infatti, il protagonista impara a conoscersi realmente e a dare la giusta considerazione alla sua diversità individuale, confrontandosi oltre che con sua nonna e con una terapista di origini cinesi (intepretata da Lucy Liu) anche con il mondo esterno alla sua famiglia e alle istituzioni scolastiche. Mentre il suo passato si svela, dimostrandosi meno preoccupante di quanto era stato paventato dai genitori, all'inizio del film, il suo presente va incontro ad un futuro probabilmente più sereno e consapevole. Il percorso verso la maturità, tuttavia, non è tutto rose e fiori.

Marcia Gay Harden in una scena di Un giorno questo dolore ti sarà utile
Per la seconda regia americana della sua carriera, a quasi trent'anni di distanza da Copkiller - l'assassino dei poliziotti, Roberto Faenza firma una pellicola che di italiano ha poco o nulla: se escludiamo i nomi legati agli aspetti più tecnici del film - scenografia, montaggio e fotografia - il regista torinese si è circondato di un team a stelle e strisce, sia per quanto riguarda buona parte dei produttori che il cast. Il risultato è un film che forse avrebbe meritato un approfondimento più accurato dei personaggi e di alcuni passaggi della storia, ma si lascia guardare con partecipazione fino all'epilogo. Se per alcuni aspetti il film di Faenza risulta un po' troppo convenzionale - un limite che probabilmente si deve dal confronto non facile del regista con una realtà produttiva complessa come quella americana, diversa da quella nostrana - per altri evita di riproporre certi schemi già visti, come quello dell'outsider che odia tutti, ma di un adolscente che pur sentendosi estraneo al suo mondo e diverso dai coetanei, sa anche essere tenero e compassionevole, oltre che potenzialmente più maturo dei suoi familiari. Con un pizzico di audacia in più tuttavia, il suo percorso verso l'età adulta avrebbe lasciato il segno anche negli spettatori.

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Fabio Fusco
Redattore
3.0 3.0
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