Tutto tutto niente niente

2012, Commedia

Recensione Tutto tutto niente niente (2012)

Il film spinge molto sull'esagerazione dei toni per delineare il mondo fantastico in cui agiscono questi tre personaggi mostruosamente contemporanei incapaci di catturare per più di qualche minuto l'attenzione dello spettatore che resta sopraffatto dai volteggi onirico-psichedelici di un Antonio Albanese 'al cubo' assolutamente incontenibile.

Vota Antonio, vota Antonio, vota Antonio!

Tre cittadini disinvolti, tre italiani, tre politici per caso finiti in galera per i motivi più diversi si ritrovano, da un giorno all'altro, a beneficiare di un indulto ad personam che li catapulta dal carcere direttamente nelle stanze dorate del Parlamento. E' questo il risultato del diabolico piano, ideato per raggiungere la maggioranza dei voti alla Camera e rimanere in carica, messo in atto da un Sottosegretario dal look barocco e dalla pettinatura molto naif che incarna l'anima della politica romana e agisce seguendo le indicazioni del Presidente del Consiglio. I tre loschi personaggi in questione sono il caro vecchio Cetto La Qualunque, politico calabrese costretto a sciogliere il consiglio comunale del suo paese per le accuse di collusione con la mafia, Rodolfo Favaretto detto Olfo, secessionista convinto e traghettatore di migranti in laguna colpevole di aver tentato di disfarsi del corpo di un operaio clandestino caduto da un ponteggio, e Frengo, un guru new age che ha fatto degli stupefacenti e del misticismo edonistico le sue ragioni di vita. E così mentre le tre schegge impazzite daranno molto da fare al Sottosegretario, nella Roma Capitale della politica e della religione, gli 'onorevoli' si dedicano ad attività ricreative e salutari come bagno turco, ping-pong, pranzi luculliani e giochi da arena e nelle aule del Parlamento i rappresentanti del popolo emulano le curve degli stadi intonando cori e sventolando le agghiaccianti bandiere del malcostume con addosso tuniche in stile impero.

Video-recensione Tutto tutto niente niente


Tutto tutto niente niente: Antonio Albanese, Viviana Strambelli e Lunetta Savino in una scena del film
Presi singolarmente i tre personaggi di questo Tutto tutto niente niente divertono e intimidiscono bonariamente, ma a non convincere è il film preso nella sua interezza, che si riduce ad un'irridente sequela di sketch volutamente pacchiani che rimangono piuttosto avulsi l'uno dall'altro nonostante i tre condividano spesso la stessa inquadratura. Fanno ridere gli avverbi fantasiosi di Cetto, un po' meno la sua patologica psicosi nei confronti dell'omosessualità, fanno ridere i problemi 'linguistici' di Olfo alle prese con un sostantivo come 'secessione' storpiato nelle maniere più impensabili e fanno sorridere di gusto i dubbi sollevati in Vaticano da Frengo Stoppato riguardo i dogmi religiosi e i tradizionalismi della religione cattolica come anche l'ossessione beatificatrice di sua madre che sogna per il figlio un futuro 'glorioso'. La sensazione che si avverte alla fine della proiezione è però quella di un carosello esasperato e fine a se stesso di macchiette, situazioni, contesti e teatrini surreali che punta molto, forse troppo, sull'aspetto visivo e coreografico risultando alla fine molto frammentario e poco concreto nell'assestare i colpi del k.o.. Tutto tutto niente niente spinge molto sull'esagerazione dei toni per delineare il mondo fantastico in cui agiscono questi tre personaggi mostruosamente contemporanei, tre icone grottesche che sono però incapaci di catturare per più di qualche minuto l'attenzione dello spettatore che resta sopraffatto dai volteggi onirico-psichedelici di un Antonio Albanese 'al cubo' assolutamente incontenibile.

Tutto tutto niente niente: Antonio Albanese e Noki Novara in una scena del film
Costumi pompati all'estremo, colori vividi, musiche martellanti e ironia molto spicciola per una commedia che al contrario di Qualunquemente non riesce a colpire nel segno e a graffiare in maniera convinta, forse per via della ripetitività di personaggi e gag già visti in passato tra piccolo e grande schermo, o forse perché l'orrore sociale e culturale che si è tentato di rappresentare, rimane qui sempre piuttosto nell'ombra di losche figure strillone che scorrono sullo schermo in maniera frenetica e destrutturata e che, nella loro ostentata bruttura, non riescono a stare al passo con la realtà vera che ha invaso nei mesi scorsi le prime pagine di giornali e telegiornali. Tutto tutto niente niente strappa pochissime risate e dice troppo di tutto e poco di niente, ma se un pregio c'è è quello di riuscire a mettere in mostra ancora una volta le straordinarie doti di mattatore e trasformista di Albanese. Se si parlasse di primarie tra comici e di elezioni politiche non voteremmo per nessuno dei suoi tre brutti ceffi ma probabilmente voteremmo per lui, il più feroce e drastico di tutti, e forse anche il più bravo. Nel finale al grido "torneremo!", Cetto, Olfo e Frengo minacciano e auspicano un terzo capitolo, e a giudicare dalle prime pagine dei giornali di questi giorni qualcuno ha già fatto il primo passo.

Recensione Tutto tutto niente niente (2012)
Luciana Morelli
Redattore
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