Switch

2011, Commedia

Recensione Switch (2011)

Conosciuto a livello internazionale soprattutto per il successo di Scenes de crimes, che nel 2000 gli valse la nomination ai César per il miglior esordio, Frédéric Schoendoerffer è tornato dietro la macchina da presa per realizzare attraverso la narrazione di un poliziesco il sogno di una collaborazione a lungo anelata con lo scrittore Jean Christophe Grangè

L'identità rubata

Una vacanza a Parigi, un lussuoso appartamento con vista Tour Eiffel e l'illusione di un incontro romantico: questo è il sogno vissuto dalla canadese Sophie Malaterre che, spinta dal desiderio di cambiare vita anche se per poco, decide d'iscriversi sul sito Switch.com, dedicato allo scambio di appartamenti. Contattata da una ragazza francese desiderosa di conoscere quanto prima Montreal, Sophie affronta la partenza con tutto l'entusiasmo di una nuova avventura ignara del fatto che, di lè a poco, il sogno si sarebbe trasformato in un incubo inspiegabile. E' così che al suo risveglio dopo la prima notte trascorsa nell'appartamento di Isabelle, la Ville Lumière l'accoglie con un irruzione da parte della polizia, un misterioso cadavere rinvenuto in una delle stanze chiuse a chiave ed un furto d'identità congetturato fin nei minimi particolari. Cancellata ogni sua traccia precedente, sostituiti documenti e contatti, Sophie vede addossarsi la personalità maniacale depressiva di Isabelle ed un'accusa di omicidio. Da quel momento inizierà per la giovane illustratrice una fuga senza speranza per impadronirsi nuovamente della sua esistenza che, del tutto inaspettatamente, la porterà a vedere nel commissario Damien Forgeat l'unica possibilità per riuscire nell'intento.

Dopo la sua esperienza in veste di giurato nel 2004, Frédéric Schoendoerffer torna al Courmayeur Noir in Festival per presentare Fuori Concorso l' action thriller Switch. Conosciuto a livello internazionale soprattutto per il successo di Scènes de crimes, che nel 2000 gli valse la nomination ai César per il miglior esordio, e per il successivo Agents Secrets, in cui dirige la coppia Vincent Cassel e Monica Bellucci, il regista figlio di Pierre Schoendoerffer è tornato dietro la macchina da presa per realizzare attraverso la narrazione di un poliziesco il sogno di una collaborazione a lungo anelata con lo scrittore Jean-Christophe Grangè (Il volo delle cicogne, I fiumi di porpora). E' così che, messo da parte il progetto di un adattamento de Il giurato, i due riescono a fondere il ritmo incalzante della prosa di Grangè con il gusto più classico di Schoendoerffer. Due anime diverse ma complementari che, messe al servizio del genere, riescono a forgiare una sceneggiatura dalla personalità sicuramente non dissonante. Infatti, nonostante alcuni escamotage macchinosi e poco realistici, Switch gode ampiamente di questa doppia natura in cui l'hard boiled più sanguinario accetta di mitigare le tinte accese per inserirsi all'interno di una struttura non rigida ma sicuramente definita.

Eric Cantona in una scena del thriller Switch
In questo modo, prendendo come punto di riferimento narrativo le tematiche kafkiane dell'inconsapevolezza della vittima di fronte ad una struttura complottista apparentemente incontrastabile, il film costruisce una struttura cinematografica in cui ritmo, ambientazione e caratterizzazione dei personaggi coinvolge oltre l'evidenza di errori strutturali disseminati lungo la disperata fuga di Sophie e l'inseguimento di Forgeat. Per ottenere questo risultato Schoendoerffer e Grangè definiscono, ritagliano e delimitano uno spazio apparentemente illimitato all'interno del quale i protagonisti Karine Vanassee Eric Cantona, ormai definitivamente conquistato dal fascino del grande schermo dopo l'esperienza de Il mio amico Eric, si adoperano nel tentativo di ricomporre un puzzle emotivo e sostanziale in cui la follia si sovrappone alla solitudine, mentre la paura determina la forza di un istinto di sopravvivenza inaspettato. E di fronte a questa corsa all'ultimo respiro, la seducente bellezza parigina fa un passo indietro per trasformarsi da stella luminescente in palcoscenico mobile, pronto a dilatare spazi, creare ambienti dalla struttura multiforme fino a dissolversi completamente nel nome di una soluzione finale che tutto raccoglie e definisce.

Recensione Switch (2011)
Tiziana Morganti
Redattore
3.0 3.0
Privacy Policy