Shield of Straw

2013, Thriller

Recensione Shield of Straw (2013)

Miike dirige con Shield of Straw un action thriller piuttosto convenzionale che non mette in risalto le sue potenzialità come regista ed autore.

Oltre il dovere

"Uccidete Kunihide Kiyomaru e vi pagherò un miliardo di yen".
Questo il messaggio inequivocabile lanciato dal miliardario Ninagawa su tutti i principali quotidiani giapponesi e su un sito internet dedicato. Una irresistibile taglia sulla testa dell'uomo responsabile della morte della nipotina di sette anni.
Diventato il bersaglio di milioni di persone, e dopo una prima aggressione a cui sopravvive, Kiyomaru si costituisce alla centrale di polizia di Fukuoka. Da lì un team di quattro agenti viene incaricato di scortare il prigioniero fino a Tokyo, rischiando la vita per tutti i 1200 km di viaggio.
Un lungo percorso fatto di inseguimenti, sparatorie ed esplosioni, in cui ogni individuo che incontrano è un potenziale nemico, a cominciare dalle stesse forze dell'ordine, armate ed addestrate ad usare le armi più dei normali cittadini.

Shield of Straw: Takao Osawa e Nanako Matsushima in una scena
Questa la traccia di Shield of Straw, l'ultimo lavoro di Takashi Miike presentato in concorso alla 66ma edizione del Festival di Cannes, accolto da molti fischi alla prima proiezione stampa. Fischi, a dirla tutta, eccessivi ed ingenerosi, ma è pur vero che il regista giapponese ha fatto molto di meglio nel corso di una carriera ricca di titoli di ogni genere.
Il suo nuovo lavoro, Shield of Straw (Ware no Tate in originale), è un action thriller, come la suddetta trama lascia intuire, e finisce per essere piuttosto convenzionale nello sviluppo, nonostante un tema intrigante che permetterebbe di approfondire spunti sulla giustizia e la vendetta, l'onore ed il senso del dovere degli appartenenti alle forze dell'ordine.
Temi su cui Miike insiste pur mancando di un livello di approfondimento che possa renderli interessanti, concentrandosi sull'aspetto spettacolare e più action che la storia gli concede.
Allo stesso modo è lieve lo spessore dei protagonisti, a cominciare dai due personaggi principali della storia e della squadra incaricata di scortare Kiyomaru, interpretati da Takao Osawa e Nanako Matsushima.

Shield of Straw: Takao Osawa in un faccia a faccia con Tatsuya Fujiwara in una scena del film
Non manca la tensione, anche grazie alla presenza di potenziali nemici in ogni luogo percorso dal gruppo che accompagna il sospettato, nè alcune sequenze costruite con intelligenza ed ad alto impatto spettacolare, ma la sensazione è che Miike sia più efficace quando alle prese con progetti che gli permettono di essere più personale e creativo: per quanto versatile ed a suo agio in diversi generi, Miike non è regista che si mette al servizio della storia; è piuttosto un autore che diventa esplosivo quando piega il soggetto e lo script alle sue esigenze, facendolo suo e dandone una sua visione. Nei casi in cui ciò accade, la sua firma rappresenta un valore aggiunto; in altri come questo e, per esempio, One Missed Call, la sua direzione è limitata dal genere e non riesce ad incidere.
Nel caso specifico, Shield of Straw regge per tutta una parte iniziale promettente, finchè non si assesta sui binari convenzionali dell'action, mancando l'occasione di dire qualcosa di nuovo e personale sul genere e sulla particolare situazione messa in scena.
Poco incisiva anche l'ultima sequenza della pellicola, ma è pur vero che il reale finale è quello che la precede, quella con la dichiarazione di Kiyomaru al processo, che dona un retrogusto amaro alla vicenda.

Recensione Shield of Straw (2013)
Antonio Cuomo
Redattore
3.0 3.0
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