Quel che sapeva Maisie

2012, Drammatico

Recensione Quel che sapeva Maisie (2012)

Julianne Moore, Alexander Skarsgård e la piccola Onata Aprile sono gli interpreti di un delicato dramma liberamente ispirato a un romanzo di Henry James, che affronta i temi della disgregazione familiare e della genitorialità assumendo il punto di vista della figlia di una coppia separata.

La statura di un autore davvero "classico" risiede nella capacità di risultare ancora attuale - e quindi moderno - a prescindere dall'epoca storica di appartenza: se si accetta il valore di tale assunto, allora la classicità inossidabile di uno scrittore quale Henry James è certificata ulteriormente dalla notevole fortuna riscossa dalle sue opere al cinema (innumerevoli le trasposizioni per il grande schermo, da Daisy Miller di Peter Bogdanovich a I bostoniani di James Ivory, passando per cult quali Suspense di Jack Clayton e Ritratto di signora di Jane Campion, e senza dimenticare l'imprescindibile influenza de Il giro di vite su The Others di Alejandro Amenábar).

Un adattamento esplicitamente "attualizzante" è invece quello realizzato dalle sceneggiatrici Nancy Doyne e Carroll Cartwright con Quel che sapeva Maisie, che trasporta in epoca contemporanea, con le opportune rielaborazioni narrative, un romanzo meno noto nella vasta produzione di James, What Maisie Knew, pubblicato nel 1897.

Una separazione

Julianne Moore e la piccola Onata Aprile in Quel che sapeva Maisie

Presentato al Toronto International Film Festival 2012 e diretto dalla coppia di registi Scott McGehee e David Siegel, già autori nel 2001 del pregevolissimo dramma I segreti del lago, Quel che sapeva Maisie ripropone tematiche ed eventi del romanzo di James sullo sfondo della New York dei giorni nostri, in cui la piccola Maisie, impersonata con ammirevole spontaneità dalla semi-esordiente e già bravissima Onata Aprile, si trova ad assistere impotente (o quasi) alla rabbiosa separazione dei suoi genitori. Il padre, Beale, uomo d'affari inglese dal pungente cinismo, ha il volto di Steve Coogan, mentre la madre, Susanna, grintosa ed affascinante rockstar di mezza età (un po' sul genere di Chrissie Hynde dei Pretenders, per intenderci, anche come piglio e look), è una quanto mai versatile Julianne Moore, la quale fornisce l'ennesima variante di un ruolo materno in una filmografia ricchissima di personaggi di madri agli antipodi fra loro. Mentre Beale abbandona il tetto coniugale per risposarsi con la giovane baby-sitter Margo (Joanna Vanderham), Maisie viene accudita da Susanna, che tuttavia è in procinto di partire per una tournée musicale, e dal nuovo compagno della mamma: un giovane e aitante barista di nome Lincoln, che ha il sorriso affettuoso e il fisico imponente di Alexander Skarsgård, e che diventerà per la bambina una proiezione della figura paterna che le è improvvisamente venuta a mancare.

L'infanzia di Maisie

Alexander Skarsgard con la piccola Onata Aprile in una scena di Quel che sapeva Maisie

Punto di vista privilegiato, anzi pressoché unico del racconto, è proprio quello di Maisie, testimone silenziosa e perfino docile dell'uragano di sentimenti contrastanti che si scatena attorno a lei. Perché ad un padre pressoché assente (e liquidato assai sbrigativamente dalla sceneggiatura) fa da contraltare una madre in cui l'indiscusso amore per la figlia è però intaccato da egocentrismi, isterie e da un senso di furiosa possessività, che arriverà a indirizzarsi addirittura contro Lincoln. Ma piuttosto che ispirarsi al modello hollywoodiano di film quali Kramer contro Kramer (in quel caso, al contrario, la prospettiva principale era quella dei genitori), Quel che sapeva Maisie sembra quasi voler strizzare l'occhio agli stilemi del cinéma vérité e a una certa tradizione, tipicamente francese, dal taglio realistico / psicologico. Un approccio apprezzabile, ma che i registi Scott McGehee e David Siegel non hanno il coraggio di portare fino in fondo, restando per vari aspetti ancorati ad una narrazione più convenzionale, che non solo può risultare a tratti vagamente frammentaria, ma che semplifica in maniera fin troppo rapida i mutamenti nei rapporti fra i personaggi (la relazione fra Susanna e Lincoln, ad esempio, non attraversa alcun vero sviluppo). Di conseguenza, al di là del tema delle disattenzioni nei confronti di Maisie mentre passa da un adulto all'altro, anche la trama stessa rischia talvolta di girare a vuoto, stentando a convincere del tutto (e steccando pericolosamente con la forzatissima liaison fra Lincoln e Margo). Sul rapporto fra una bambina, i suoi genitori separati e i rispettivi compagni, nello stesso periodo il francese Jacques Doillon aveva diretto un piccolo capolavoro di profondità, intelligenza e grazia, Un enfant de toi (in concorso al Festival di Roma 2012), la cui magistrale fluidità narrativa non viene eguagliata con altrettanta efficacia da McGehee e Siegel in un film non privo di spunti d'interesse, ma non sempre in grado di sfruttarli a dovere.

Alexander Skarsgard abbraccia la piccola Onata Aprile in Quel che sapeva Maisie

Conclusione

I registi Scott McGehee e David Siegel rielaborano un romanzo di Henry James per offrire il racconto di un'infanzia turbata dalla brusca separazione di una coppia di genitori e dalla conseguente situazione di instabilità familiare ed emotiva. La vita di Maisie viene descritta con toni realistici e con attenzione verso i personaggi, ma nonostante il validissimo contributo degli attori - in primis Julianne Moore e la piccola Onata Aprile - la sceneggiatura non sviluppa fino in fondo i temi in gioco né approfondisce adeguatamente le relazioni fra i protagonisti, dando l'impressione di un film riuscito solo in parte.

Recensione Quel che sapeva Maisie (2012)
Stefano Lo Verme
Redattore
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