Recensione La stirpe del male (2014)

I momenti di tensione non mancano e anche se alla fine La stirpe del male risulta meno terrozzante di quanto potrebbe, svolge il suo compito con diligenza.

Recensione La stirpe del male (2014)

L'evento non lieto

Dopo Paranormal Activity, Rec e Cloverfield, il found footage non 'stupisce' più. All'esplorazione delle possibilità dell'espediente del finto documentario, che dona freschezza e immediatezza low cost a una pellicola, è seguita la canonizzazione del genere. In questo processo di normalizzazione si colloca un'opera come La stirpe del male, lungometraggio poco originale sia nello spunto che nel titolo diretto a quattro mani dai registi Matt Bettinelli-Olpin e Tyler Gillett, alla seconda esperienza nell'horror dopo il corale V/H/S. I due registi quasi esordienti giocano sul sicuro costruendo una pellicola pulita e lineare in cui si rischia poco. Il tema, rivisitato più e più volte, è quello dell'inseminazione demoniaca e della venuta del figlio del diavolo sulla terra. Stavolta a finire nella trappola di una non meglio specificata setta dominicana, adoratrice di Satana, è una coppia di ignari turisti americani in luna di miele. I due, giovani, belli e benestanti, celebrano la felicità di un'unione turbata solo dalla solitaria infanzia di lei, rimasta orfana alla nascita. Questo elemento, accennato in apertura di La stirpe del male, serve a giustificare la scelta di registrare gli attimi salienti della vita in comune per creare una memoria familiare per la sposa, che non ne ha mai avuta una prima, ma viene lasciato cadere nel corso della narrazione insieme ad altri spunti che avrebbero potuto creare situazioni potenzialmente intriganti.

Video-recensione La stirpe del male


La stirpe del male: Allison Miller in una scena del film
I bambini di Satana
Nel 1968 Rosemary's Baby - Nastro rosso a new York di Roman Polanski, ispirato all'agghiacciante romanzo di Ira Levin, aveva detto già tutto riguardo al tema della venuta dell'Anticristo e alla sua incarnazione terrena. Con l'arrivo de Il presagio, dei numerosi sequel e di pellicole più recenti come Insidious si va a formare un sottogenere satanico in cui La stirpe del male si colloca senza apportare contributi innovativi a livello tematico. Gli snodi del racconto sono prevedibili perché attingono allo schema tradizionale impostato da Levin che parte da una situazione di gioia e serenità (in questo caso la cerimonia nuziale) per arrivare alla catastrofe finale. Preannunciate dai cupi avvertimenti di una veggente, le tappe della gravidanza satanica vengono messe in scena una dopo l'altra: dalla coppia ingenua che si lascia trascinare a una misteriosa ed esotica festa domenicana con ubriacatura annessa alla sorpresa della gravidanza indesiderata, dai segnali che funestano una gestazione sofferta al mutamento del comportamento di Sam, dolce sposa vegetariana che diviene sempre più apatica e aggressiva, per non parlare della presenza di strani simboli esoterici, dei loschi figuri che all'improvviso fanno la loro comparsa nei pressi dell'abitazione della coppia e degli incidenti occorsi con frequenza sempre maggiore a persone a loro vicine, in particolare al prete di turno. Come in ogni horror che si rispetti, tutti questi segnali vengono interpretati dall'ignaro marito troppo tardi per porvi rimedio.

Didattica del found footage

La stirpe del male: Allison Miller in un'inquietante immagine del film
Una volta messe in chiaro le regole del gioco, i regusti Matt Bettinelli-Olpin e Tyler Gillett applicano la tecnica del found footage con minor originalità, ma maggior diligenza rispetto al passato. La fonte primaria di immagini è Zach, il marito di Sam, che si impegna a riprendere tutti i momenti più importanti della loro vita di coppia. Per colmare i buchi vengono, inoltre, usate telecamere di sorveglianza di parcheggi e supermercati e riprese effettuate da terzi, ma le immagini più agghiaccianti provengono proprio dalla casa degli sposi, sorvegliati a loro insaputa dalla misteriosa setta. Rispetto ai vari Paranormal Activity, La stirpe del male gode di una pulizia formale che giova all'andamento del racconto, ma al tempo stesso 'addomestica' il tutto. I momenti di tensione non mancano e anche se alla fine il film risulta meno terrozzante di quanto potrebbe, svolge il suo compito con diligenza. Più incisiva la parte di preparazione al parto satanico, dove i registi giocano sapientemente coi meccanismi della tensione, che l'esplosione di violenza finale, ormai priva di sorprese.

Valentina D'Amico
Redattore
3.0 3.0
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