La scuola più bella del mondo

2014, Commedia

Recensione La scuola più bella del mondo (2014)

La nuova commedia di Luca Miniero sembra legata a doppio filo al dittico Benvenuti al Sud / Benvenuti al Nord, col regista a spostare il suo sguardo "antropologico" sulla realtà della scuola italiana.

La scuola più bella del mondo

2014 – Commedia
2.9 2.9

Gerardo Gergale è insegnante in una scuola media di Acerra, in provincia di Napoli. Svogliato, disilluso sulla possibilità di trasmettere ai ragazzi il suo sapere, in un istituto in cui si fanno riunioni nei bagni e la tecnologia è rimasta ferma al secolo scorso, Gerardo ha da tempo mollato la sua classe, abbandonandola al caos e all'autogestione, isolandosi con la sua musica in cuffia. Nell'istituto, però, c'è chi a differenza sua non si arrende: è il preside Moscariello, che continua a scrivere mail al Presidente della Repubblica per denunciare lo stato di abbandono della sua scuola.

Da un'altra parte d'Italia, in una cittadina toscana, un altro preside è alle prese con un problema, seppur ben diverso: l'ambizioso Filippo Brogi, infatti, vuole far vincere al suo istituto la coppa di Scuola dell'Anno. Per raggiungere questo scopo, concorda con un politico locale un progetto: organizzare un gemellaggio con una scuola di Acrra, in Ghana. Quando il maldestro bidello della scuola, tuttavia, si trova a dover mandare l'invito, compie un piccolo errore: invece che ad Acrra, spedisce la mail ad Acerra, all'istituto di Gerardo. Lo striscione "Benvenuta Africa", preparato dagli studenti toscani, accoglierà così un gruppo di scatenati ragazzini napoletani, accompagnati proprio da Gerardo: com'è facile prevedere, nessuno dei due prenderà molto bene l'accoglienza.

Benvenuti in Toscana

La scuola più bella del mondo: Christian De Sica in un momento del film

Guardando La scuola più bella del mondo, nuova commedia di Luca Miniero, è facile pensare al precedente dittico Benvenuti al Sud / Benvenuti al Nord, che il regista aveva dedicato alle differenze tra le realtà territoriali italiane, e ad alcune (esilaranti) conseguenze del loro contatto. Lo schema dei due campioni di incasso diretti da Miniero viene sostanzialmente replicato in questo nuovo film, pur spostato sul piano di una realtà come quella scolastica: restano comunque le caratterizzazioni in senso locale dei personaggi, gli inevitabili luoghi comuni (la mania del caffè del protagonista, la sua affermazione che "il nord comincia da sopra Mondragone"), la schematica divisione di ceto sociale che si sovrappone a quella territoriale. Lo scopo, pur con tutti i rischi di semplificazione del caso, è quello di mostrare il riflesso di tic, stereotipi e idiosincrasie del mondo adulto, propagato dall'istituzione scolastica, sulla società in nuce dei piccoli allievi; che, da par loro, si rivelano comunque più attrezzati al confronto dei loro omologhi adulti. Il tentativo di analisi antropologica, in forma di commedia, che tanta fortuna aveva avuto nelle succitate pellicole, viene quindi riportato in un contesto come quello scolastico; cercando di mettere in luce, di quest'ultimo, peculiarità e problemi, a nord come a sud, e mettendo in scena un doppio confronto (generazionale e territoriale) da risolvere con gli strumenti dello scambio e della reciproca "formazione".

Luoghi geografici, luoghi comuni

Lo script cerca così di riflettere su un'istituzione cruciale, e sulle sue potenzialità, con gli strumenti della commedia, veicolandone un messaggio edificante e di fiducia. Basta, tuttavia, uno sguardo sommario all'intreccio e ai suoi personaggi, per cogliere che La scuola più bella del mondo manca del quid dei predecessori. Se questi ultimi, infatti, pur nella semplicità delle loro premesse, vantavano una certa solidità nello spunto di partenza (mutuato, lo ricordiamo, dalla commedia francese Giù al nord) qui le basi appaiono decisamente più esili, e pretestuose. L'allegoria del regista poggia su gambe malferme (l'errore di un impiegato poco uso alla tecnologia, seguito da una serie di situazioni da commedia degli equivoci) rendendo poi più difficile l'identificazione. Se un certo quantitativo di stereotipi era da mettere in conto (alcuni dei quali persino funzionali alla narrazione) il loro susseguirsi risulta meno digeribile per la scarsa credibilità del tutto: l'abbozzo di analisi che la sceneggiatura si proponeva resta accennato, esageratamente semplificato, superficiale. Miniero, in misura maggiore di quanto gli era già successo in passato, finisce per restare vittima degli stessi luoghi comuni che si proponeva di smontare. Alla fine, al fatto che il professore interpretato da Rocco Papaleo abbia recuperato stimoli per il suo lavoro, o che il preside di Christian De Sica sia diventato meno meschino, finiamo per credere poco: ancor meno, al fatto che entrambi abbiano imparato qualcosa dai rispettivi alunni.

Frammenti di commedia

La scuola più bella del mondo: Rocco Papaleo e Angela Finocchiaro in tenuta africana

Nonostante i limiti del suo concept, il film di Miniero funziona almeno in parte come pura commedia, almeno laddove si affida alla simpatia e all'efficacia dei suoi due interpreti principali (oltre a loro, da segnalare anche un bravo e carismatico Lello Arena). De Sica cerca, almeno in parte, di svecchiare un repertorio ormai sclerotizzatosi, pur senza tagliare con esso completamente i ponti (le sue "facce", e qualche gag, tengono vivo il passato); Papaleo è un talento comico naturale, in grado di sopperire anche ai limiti di una scrittura del personaggio abbastanza superficiale. I tempi comici ci sono, l'interazione tra i due funziona a sufficienza; meno, invece, le rispettive storie d'amore, coi personaggi di Angela Finocchiaro e Miriam Leone. Abbastanza efficace si rivela, inoltre, il numero musicale posto a fine film, con una trascinante danza inserita sulla nota Curre curre guagliò dei 99 Posse (curiosa, e non del tutto spiegata dal regista, in conferenza stampa, la scelta della band partenopea di concedere il pezzo per un progetto così lontano dal loro universo). Interessante, e riuscita, si rivela anche la scelta di inserire nel film (in apertura e in pochi altri tratti) degli inserti animati, a rappresentare l'universo immaginario del personaggio di Papaleo: è un peccato che tali inserti restino, comunque, abbastanza slegati dal resto della trama, segnalandosi al più come un'insolita curiosità.

Conclusioni

La scuola più bella del mondo: Christian De Sica insieme a Rocco Papaleo in una scena del film

Abbastanza rappresentativo di un modo tutto italiano (e moderno) di fare commedie, La scuola più bella del mondo pecca tuttavia di esilità, proprio laddove il suo regista si proponeva di alzare il tiro e puntare l'obiettivo sulla scuola italiana. Qualche buona trovata, e la professionalità degli interpreti, salvano tuttavia il film dal naufragio, mantenendolo sui livelli di un discreto intrattenimento.

Recensione La scuola più bella del mondo (2014)
Marco Minniti
Redattore
2.5 2.5
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