Il cacciatore di zombie

2011, Commedia

Recensione Il cacciatore di zombie (2011)

In un mix di luoghi comuni cubani, Juan dei morti è una satira edulcorata che ironizza sulla situazione del paese da cui proviene tradendo, però, un certo affetto.

Uccidiamo i vostri morti... e parliamo spagnolo!

La vecchia Hollywood è in crisi di idee e continua a proporre remake su remake? Niente paura! Ci pensa Cuba a svecchiare il genere horror proponendo un divertissement scatenato e ricco di trovate brillanti. Juan dei morti è uno zombie movie con tutti i crismi che ripropone la struttura classica istituzionalizzata da George Romero col suo La notte dei morti viventi. All'esplodere dell'epidemia segue, infatti, la fase di diffusione del contagio, la presa di coscienza della situazione da parte dei protagonisti, la guerra agli zombie e la fuga. Niente di nuovo, dunque, se non fosse che stavolta la location prescelta non è l'abituale metropoli americana o europea, bensì L'Avana. L'eroe del film è ben più che inconsapevole. E' un antieroe a tutti gli effetti. Juan è quarantenne cubano indolente, inaffidabile, donnaiolo, bugiardo e un tantino omofobo. Il suo migliore amico Lazaro, che se ne va in giro con una fiocina a far danni, non è da meno. L'attività principale dei due è crogliolarsi al sole, sbarcare il lunario e fare sesso. Juan ha anche una figlia ormai adulta, la bella Camila, di cui non si è mai occupato granché pur nutrendo per lei molto affetto, ma tutto cambia quando l'epidemia esplode trasformando i cubani in zombie.

Juan of the Dead: uno dei protagonisti del film in una scena
Con una sceneggiatura scoppiettante caratterizzata da una raffica di battute a sfondo politico e sessuale e qualche tocco splatter, Juan dei morti rappresenta una boccata d'aria fresca per lo zombie movie. Un effetto simile, nel 2004, era stato ottenuto in parte da L'alba dei morti dementi - Shaun of the Dead di Edgar Wright, ma stavolta ad amplificare l'impatto ci pensano le soleggiate location cubane, fino ad ora sottoutilizzate, soprattutto nel cinema di genere. Basti pensare alla suggestiva sequenza d'apertura, inaugurata da un'inquadratura dall'alto su una zattera che galleggia nel mare blu. Sopra la zattera troviamo Juan, impegnato a non far niente se non godersi il sole. E l'acqua rappresenta un elemento visivo essenziale, dalle geniali inquadrature subacquee in cui scopriamo che anche i morti viventi hanno una certa acquaticità alla spettacolare battaglia tra il manipolo di sopravvissuti in fuga e i cittadini zombie ambientata sul lungomare de L'Avana. Lo script, firmato dallo stesso Ajejandro Bruges, è cosparso di trovate argute e non risparmia inserti comici facendosi beffe dei canoni del genere (esilarante la scenetta in cui Juan e gli amici si trovano di fronte all'anziano vicino di casa zombie scambiandolo - nell'ordine - per un vampiro, un licantropo e un uomo posseduto dal demonio).

Juan of the Dead: una sequenza splatter del film
Trattandosi di Cuba, la mancanza di riferimenti alla situazione socio-politica del paese sarebbe stata imperdonabile, ma l'astuto Bruges non si fa cogliere in fallo. Non solo il cineasta fa della decadenza della città un elemento scenografico ponendo lo sguardo sulle case semidiroccate, sulle vecchie auto americane in circolazione, sulle cabine telefoniche semidistrutte e su una capitale in cui progresso e paralisi convivono tutt'ora, ma gli zombie, esseri estranei all'orizzonte culturale di Juan e dei suoi scalcinati compari, vengono creduti 'dissidenti pagati dal governo americano' per sconvolgere l'equilibrio dell'isola cubana, il tutto con risultati esilaranti. Juan prova a trarre profitto economico dalla situazione e si ingegna mettendo su un team che si offre di sterminare gli zombie anarco-dissidenti a modico prezzo coniando lo slogan 'Juan dei morti, uccidiamo i vostri cari'. Uccidere gli zombie anticastristi si rivelerà più difficile del previsto. In un mix di luoghi comuni cubani (da Castro ai trans, dal rum alla scarsa accettazione dell'omosessualità), Juan dei morti è una satira edulcorata che ironizza sulla situazione del paese da cui proviene tradendo, però, un certo affetto. Nonostante l'embargo, la povertà e la mancanza di prospettive i cubani sono dei sopravvissuti e Juan non è da meno. Non saranno certo un manipolo di morti viventi che si spostano più o meno velocemente a fargli paura. O no?

Recensione Il cacciatore di zombie (2011)
Valentina D'Amico
Redattore
3.0 3.0
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