Recensione Jauja (2014)

Una guerra mostruosa, una fuga d'amore e un padre angosciato: la ricerca del Capitano Dinesen della figlia perduta si trasforma nel viaggio in una terra che non ha più un posto nel tempo nella suggestiva pellicola di Lisandro Alonso.

Recensione Jauja (2014)

C'è uno strano equilibrio, una strana alchimia alla base di questo film del trentanovenne argentino Lisandro Alonso, che ne fa indubbiamente una delle visioni più interessanti della sezione Un certain regard della 67. edizione del Festival di Cannes. La ricerca formale ed estetica è infatti al servizio di un puro, angoscioso senso d struggimento che cresce con l'avanzare del film, una sequenza meticolosa e dilatata dopo l'altra.

Un danese in Patagonia

Jauja: Viggo Mortensen in una scena del film
Siamo nel 1882, e l'ingegnere danese Gunnar Dinesen ha accettato di venire in capo al mondo, in Patagonia, per lavorare per l'esercito argentino impegnato in una feroce campagna contro le popolazioni indigene. Con sé ha la bella figlia quindicenne, la quale inevitabilmente attrae attenzioni che innervosiscono notevolmente il padre. Una notte, svegliatosi per scoprire che la ragazza è fuggita con il giovane soldato di cui si è innamorata nonostante le barriere linguistiche, il capitano Dinesen non può far altro che indossare la divisa, armarsi e montare a cavallo per seguire le sue tracce fino nel cuore del territorio ostile.

Viggo torna in sella

Jauja: Viggo Mortensen a cavallo in una scena
Quest'arcana ricerca tocca in sorte a un attore che in Patagonia, e in groppa a un cavallo, si sente a casa e si vede. Viggo Mortensen si dimostra ancora una attore di razza che non si risparmia in nome di un progetto che lo entusiasma: Lisandro Alonso gli chiede una prova estenuante, attraverso praterie, oltre alture rocciose, in mezzo ai torrenti, e lo ritrae con sguardo incredibilmente ispirato, incorniciandolo in un pittorico 4/3. La macchina da presa non segue Dinesen, lo attende: gli scorci, i luoghi, i misteri e gli orrori sono lì prima di lui, e restano impassibili quando li penetra, li attraversa e li abbandona. Gradualmente il paesaggio si fa sempre più irreale, fino a perdere praticamente ogni legame con la realtà. Quello che non va perduto è il legame di un padre con sua figlia, la sua speranza di riabbracciarla nonostante circostanze che piegherebbero chiunque.

Oltre l'assenza

Curioso nelle premesse, affascinante sebbene decisamente asciutto nello sviluppo, Jauja si fa completamente enigmatico nella parte finale, senza chiarire la sorte del suo eroe, pur risolvendo la sua quest. Invece di cercare di interpretare questa soluzione, proponendo questa o quella chiave di lettura, preferiamo assaporarne il gusto inaspettato ed esotico e contemplarne i misteri.

Jauja: Viilbjork Agger Malling in una scena del film

Conclusione

Straripante di finissimo gusto pittorico e di struggimento, interpretato da un magnifico, inesauribile Viggo Mortensen, Jauja è uno dei film più originali e interessanti di questa edizione di Un certain regard.

Alessia Starace
Redattore
3.5 3.5
Cannes 2014
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