Teneramente Folle

2014, Commedia

Teneramente folle, il mio papà è un orso polare

Quando Maggie decide di studiare a New York e prendere la tanto sospirata specializzazione in Economia, il marito Cameron, affetto da disturbo bipolare, deve badare alle figlie, due bambine intelligenti e ironiche che lo metteranno a durissima prova.

Teneramente Folle

2014 – Commedia
3.1 3.1

Cameron è un padre di famiglia che ama le sue bambine, Amelia e Faith, e la moglie Maggie. Siamo nella splendente Boston degli anni '70 e l'atmosfera di libertà e amore che si respira per le strade sembra aver contagiato la famiglia Stuart. Tutto sarebbe perfetto, se non fosse per un piccolo problema. Cameron è un maniaco-depressivo, affetto cioè da una malattia psichica che lo porta a picchi di iperattività, quasi rabbiosa, e a momenti di depressione. Le crisi dell'uomo sono però difficili da sostenere anche per la più innamorata delle mogli e Maggie, dopo un ricovero coatto, decide di separarsi dal marito.

Desiderosa di intraprendere un nuovo corso di studi a New York, da cui potrebbe dipendere un rilancio lavorativo considerevole, la donna cerca e ottiene la collaborazione del marito che, una volta tornato ad uno stato di salute accettabile, si prende carico delle piccole per i successivi diciotto mesi. Un periodo lunghissimo, per uno come lui abituato a correre vorticosamente, in cui avrà l'opportunità di comprendere quanto sia forte il legame con le figlie, due ragazzine spiritose ed intelligenti che non smettono di chiedersi chi sia davvero il loro papà, se è l'uomo che cucina le crêpes più buone del mondo o l'orso polare che distrugge la casa e mette in disordine tutte le stanze.

Vivere con un orso polare

Mark Ruffalo e Zoe Saldana in una scena di Infinitely Polar Bear

Non è affatto semplice attingere alle esperienze più intime della propria vita e trasformarle in un film altrettanto vero ed emozionante. Il rischio che si corre è quello di essere banali o peggio ancora di rimirarsi allo specchio, escludendo di fatto ogni partecipazione emotiva da parte dello spettatore. Maya Forbes fortunatamente appartiene a quella categoria di artisti capaci di rileggere dei momenti cruciali del suo passato in maniera così acuta e calda, da riuscire ad arrivare al cuore. In Teneramente Folle, infatti, racconta qualcosa che le è veramente accaduto durante gli anni dell'infanzia, vissuta con un padre che parlava della malattia come di un orso polare (giocando sulla parola bipolar). Sebbene non si possa parlare di autobiografia, quindi, sentiamo di trovarci davanti a qualcosa di prezioso.

Erano gli anni '60, tutti stavano avendo un crollo nervoso!

Sceneggiatrice di successo (Mostri contro Alieni, The Rocker - Il batterista nudo), produttrice esecutiva di numerose serie televisive come The Naked Truth e The Larry Sanders Show, la Forbes debutta dietro alla macchina da presa con un piccolo gioiello, un'opera che in maniera molto diretta riesce a parlare di malattia e soprattutto di rapporti umani senza la ruffianeria di prodotti simili, con dialoghi taglienti e scene esilaranti, frutto di una proficua corrispondenza tra talento narrativo e il lavoro di scrittura con uno strumento diverso come la cinecamera. Comprensibile quindi che Variety l'abbia inserita nella lista dei dieci registi da tenere d'occhio.

L'incredibile Ruffalo

Infinitely Polar Bear: Mark Ruffalo in auto con Imogene Wolodarsky e Ashley Aufderheide

Quando nel corpo di Bruce Banner si risveglia Hulk, il gigante verde che "spacca", la scissione dell'io diventa tangibile. Il mostruoso alter ego del dottor Banner ha un corpo enorme, uno sguardo feroce, e non riesce a controllare la sua rabbia. Cameron invece si limita a vestire di verde e si concede degli scoppi di ira che vengono "gestiti" dall'assunzione di litio. Unico legame diretto tra questi due personaggi, il fatto che sia lo stesso attore, Mark Ruffalo, ad interpretarli (e a farlo perfettamente). Un collegamento che oltre a rimarcare la bravura di un attore duttile, a suo agio con i ruoli borderline, ci permette di riflettere sui modi che il cinema ha utilizzato per rappresentare quella malattia che porta la propria mente a disgregarsi. L'eroe Marvel, emule moderno e sofisticato del leggendario Dr. Jeckyll, ha un approccio muscolare alla questione, anche se proprio grazie alle sfumature che ha saputo dargli Ruffalo in The Avengers, ci è stato presentato in tutta la sua complessità. Maya Forbes, col suo stile fieramente indie e la personalità briosa ha voluto invece mettere in evidenza l'aspetto emotivo del disturbo bipolare, quel terremoto affettivo che sconvolge tutti coloro che, in un modo o in un altro, devono confrontarsi con la malattia di un congiunto.

I lati positivi

Infinitely Polar Bear: lotte in famiglia per Mark Ruffalo, Zoe Saldana, Imogene Wolodarsky e Ashley Aufderheide

Infinitely Polar Bear è una commedia deliziosa, scritta come meglio non si potrebbe, che sfrutta un impianto narrativo classico, con le quattro stagioni a scandire l'evoluzione di una storia in cui "c'è molto altro da dire", per parlare di temi di grande profondità e importanza. La malattia psichica di Cam viene mostrata nei suoi aspetti più buffi e appariscenti (come quando tenta di cucire una gonna da flamenco per la figlia), ma è nelle piccole pieghe della quotidianità che la Forbes ne mostra in maniera intensa la tragicità: nella paura di una madre che teme per le sue bambine, pur sapendo che a loro non potrà succedere nulla di male, nella solitudine autoinflitta del protagonista, nel bellissimo rapporto che lega le figlie ad un padre fragile, ma presente, che resta da loro costantemente vigilato, anche quando decideranno di iniziare a camminare da sole.

Come possono due bambine rapportarsi ad un padre malato? Senza eccedere in falsi pietismi, ma lasciando respirare la storia, la regista risponde in maniera molto chiara all'interrogativo, cioè non smettendo di volergli bene, anche se in certi momenti le sue mancanze rischiano di essere un deficit difficile da colmare. La Forbes dirige benissimo le due interpreti più piccole, la figlia, Imogene Wolodarsky e Ashley Aufderheide, perfetto controcanto al maniacale Ruffalo e alla luminosa Zoe Saldana. Con la faccia furba di chi la sua lunga, Amelia e Faith sanno tener testa a Cam e non perdono mai il filo di una comunicazione profonda, perché in fondo il loro papà è un uomo malato, ma non è la malattia.

Infinitely Polar Bear: Mark Ruffalo in auto con Imogene Wolodarsky e Ashley Aufderheide

Conclusioni

La sceneggiatrice Maya Forbes debutta alla regia con una commedia intelligente e delicata, scritta con umorismo e leggerezza, ma non per questo superficiale. Attraverso i saliscendi umorali di un padre maniaco depressivo, alle prese con due figlie molto complicate, in Teneramente Folle l'autrice ci racconta di malattia psichica e rapporti umani con tono lieve e ironia. E con un Mark Ruffalo in stato di grazia tutto diventa più semplice.

Teneramente folle, il mio papà è un orso polare
Francesca Fiorentino
Redattore
4.0 4.0
Torino 2014
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