Il caso Kerenes

2013, Drammatico

Recensione Il caso Kerenes (2013)

Calin Peter Netzer mette in luce tutta l'ipocrisia e la presunzione della classe dirigente rumena, in una storia di lotta di classe in cui trovano spazio anche istanze familiari e private.

Potere e maternità ai tempi del nuovo capitalismo

Quello della madre non è mai un ruolo facile, e non smette di esserlo nemmeno quando la prole, ormai diventata adulta, si emancipa, o dovrebbe emanciparsi, dalla sicurezza del nido familiare. Perché il senso di responsabilità nei confronti di coloro a cui si è data la vita, la volontà di proteggerli da ogni male non sono istinti che si possano cancellare con un colpo di spugna, solo perché la logica e la natura vorrebbero che i figli, a un certo punto, se la cavassero da soli. Se, in più, la madre è anche una persona di potere, accentratrice, abituata a tirare le fila delle esistenze di chiunque le orbiti, volente o nolente, intorno, questo processo è esasperato fino al parossismo.

Video-recensione Il Caso Kerenes


E' quindi sulla figura di Cornelia che si incentra Child's Pose, ultimo lavoro del regista rumeno Calin Peter Netzer che, ancora una volta, scandaglia l'animo umano e la società contemporanea nei suoi aspetti più critici, mettendone alla berlina le derive della moralità. Cornelia è una signora agiata, realizzata nella propria professione e attorniata da una schiera di amici borghesi, con cui ostentare interessi culturali e conoscenze influenti. L'unica macchia nella sua esistenza impeccabile è la distanza affettiva dal figlio Barbu, della cui freddezza e malcelata conflittualità si lamenta con quella che è forse la sua unica, vera amica, Ruta. Quando l'irresponsabilità alla guida di Barbu provoca la morte accidentale di un ragazzino dei quartieri poveri, la macchina organizzativa di Cornelia si mette in moto per far scagionare il figlio dall'accusa di omicidio colposo: corruzione di testimoni, scambi di favori con le autorità, tentativi di mercanteggiare il perdono della famiglia colpita dal lutto, tutto è lecito per proteggere un figlio amato, si, ma che è anche e soprattutto visto come una proprietà, la cui realizzazione e sicurezza è una delle tante missioni da completare nel quadro di una vita inappuntabile.

Child's Pose: Bogdan Dumitrache in una scena
Il lavoro di Netzer è teso, in prima istanza, a disvelare la bassezza e l'ipocrisia della classe dirigente rumena, che non è poi tanto dissimile da quella di casa nostra: e non c'è bisogno di grossi virtuosismi di regia per veicolare questo concetto. La direzione di Netzer è infatti asciutta ed essenziale, concentrata sul microcosmo di Cornelia e sulla sua quotidianità di piccoli intrighi considerati ovvi, di mani che lavano altre mani come se quella fosse la norma, di prevaricazioni a cuor leggero, compiute semplicemente perché si è nella condizione di farlo. Il compito di esplicitare con disarmante crudezza ed efficacia la banalità di questo stato di cose è demandato all'interpretazione della brava Luminiţa Gheorghiu, protagonista assoluta dell'attenzione del regista e che, pur affiancata da comprimari altrettanto convincenti, come il figlio Bogdan Dumitrache e la nuora Ilinca Goia, regge praticamente da sola il peso dell'accusa di Netzer. La Gheorghiu ha tutta l'odiosa arroganza di chi è abituato ad avere quello che vuole, di chi si trova in una condizione privilegiata e non si pone il minimo interrogativo sulla giustezza del servirsene; eppure, in un finale che finalmente rilascia tutta la tensione emotiva accumulata nella pellicola, è anche in grado di esprimere una sofferenza e una partecipazione emotiva totalizzanti, allontanando il suo personaggio dal ruolo del cattivo in senso assoluto e riportandolo ad una condizione umana che è tanto più dolorosa e terribile perché vera, in tutti i suoi orrori, impossibili da ignorare, ma anche nelle sue concessioni alla propria parte più istintiva.

Child's Pose è un affresco disilluso e sconfortante del conflitto di classe contemporaneo, dell'anestetizzazione del sentimento che è conseguenza di un errore fatale nell'assegnazione delle priorità nella società capitalistica. Eppure, non è una chiusura totale alla speranza in un'umanità per cui una tragedia può anche significare, anche se in modo parziale e intermittente, un inizio di redenzione.

Recensione Il caso Kerenes (2013)
Lucilla Grasselli
Redattore
4.0 4.0
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