Recensione Cam Girl

Dopo l'esordio alla regia con la commedia sentimentale L'amore fa male, la regista cambia decisamente registro narrativo e si dedica ad un film in cui inchiesta, percorso intimista e un certo gusto per il noir si alternano evidenziando, però, una sceneggiatura non sempre compiuta e lineare

Recensione Cam Girl

Web reality

Al tempo dei social network è possibile conoscersi, innamorarsi e perfino lasciarsi in maniera virtuale senza destare la meraviglia di nessuno. Posto che questa non è certo scienza e tanto meno fantascienza ma, ahinoi pura realtà del cosiddetto mondo moderno, anche il sesso è diventato qualcosa da vivere possibilmente in modo asettico e veicolato dal computer. Colpa delle sempre maggiori difficoltà di comunicazione o della paura di metterci veramente in gioco? Chi può dirlo. Sicuramente orde di psicologi e sociologi avrebbero la loro da puntualizzare con sofisticate teorie sulla crescente solitudine dell'uomo cercando di fornire soluzioni appropriate. Lo scopo del cinema, però, non è quello di emettere giudizi o formulare teoremi più o meno perfetti da applicare. La sua natura curiosa, abbinata con la capacità di riflettere qualsiasi immagine, lo porta ad essere invece osservatore delle molte realtà presenti in natura, lasciando loro lo spazio adeguato per esprimersi e raccontarsi.
In questo senso Mirca Viola, dopo L'amore fa male, torna alla regia con Cam Girl, per raccontare un fenomeno in crescita, ossia quello delle ragazze che si spogliano in webcam, naturalmente a pagamento. Bene, nonostante le premesse, è opportuno mettere da parte qualsiasi velleità di scandalo. Prima di tutto perché il sesso non fa più scalpore nei salotti, figuriamoci al cinema, in secondo luogo perché quello messo in scena davanti allo schermo del computer è lontano anni luce dalla sessualità e dal desiderio.

Dalla disoccupazione alla webcam

Cam Girl: una scena del film

Il film nasce sostanzialmente da un'inchiesta realizzata dall'Espresso nel 2012 in cui si evidenzia come le donne, categoria più a rischio durante un lungo periodo di crisi economica, accettino i compromessi di questa "professione" vecchia come il mondo nella sostanza ma moderna nella forma per sostenere spesso una condizione economica a rischio. Inoltre, sempre dallo stesso servizio giornalistico è stata evidenziata la facilità con cui è possibile fare "impresa" sulla prostituzione via internet. Essenzialmente basta collocare il dominio in un paese straniero, usare un prestanome e il gioco è fatto. Questi sono i dati effettivi, ma non sempre è semplice individuare dietro numeri e statistiche la drammaturgia cinematografica. Mirca Viola sceglie la via più semplice affidando l'anima stessa del film a quattro protagoniste, il cui compito è quello di rappresentare diverse tipologie umane in cui background e aspettative future fanno la differenza.
Da qui nasce il personaggio di Alice, interpretata da Antonia Liskova, che, delusa da un futuro precario come pubblicitaria, nonostante il suo talento decide di prendere il comando della situazione e di costruire una propria società di sesso online. Tra le sue socie ci sono Rossella (Alessia Piovan), con maggior esperienza nell'ambiente e una considerazione di se piuttosto bassa, Martina (Ilaria Capponi), la meno coinvolta con un progetto di vita mai abbandonato, e, per finire, Gilda(Sveva Alviti) che è la più fragile e impreparata di tutte, nonostante il suo nome evochi seduzione.
Quattro ritratti in cui regista e sceneggiatori hanno racchiuso e sintetizzato una categoria senza evitare, però, una certa semplificazione che rende la vicenda, come l'evoluzione personale delle quattro ragazze, piuttosto prevedibile. A questo si abbina anche uno sguardo esterno che, pur non essendo mai giudicante, non riesce a decidersi se preferirle vittime del sistema o consapevoli fautrici del proprio destino. Nel dubbio non si rinuncia a nulla e, dopo una iniziale dichiarazione d'indipendenza, tutto sembra precipitate fino ad arrivare ad una totale perdita d'innocenza a causa di un mondo sempre meno amichevole e ingrato.

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Dramma, indagine sociale ed un tocco di thriller

Cam Girl: Ilaria Capponi in un momento del film

Dopo l'esordio alla regia con una commedia sentimentale, la regista cambia decisamente registro narrativo e si dedica ad un film in cui inchiesta, percorso intimista e un certo gusto per il noir si alternano evidenziando, però, una sceneggiatura non sempre compiuta e lineare. Ed è proprio questo il limite maggiore del film che non esalta il lavoro dietro la macchina da presa ne quello svolto da un cast giovane ma credibile guidato dalla più esperta Liskova. In realtà Mirca Viola dimostra di avere padronanza del mezzo tecnico ed un gusto per l'immagine essenziale. In questo modo consegna dei ritratti visivamente realisti delle sue giovani donne, lasciando che alle loro spalle Torino faccia capolino nella luce poco intensa di mattine invernali. A questa attenzione registica, però, si abbina una scrittura lacunosa e immatura che non approfondisce alcuni personaggi e lascia che gli eventi conclusivi accadano con troppa fretta e senza molta preparazione. Elemento a favore, però, un'assenza di pudore e perbenismo che, nelle immagini come nel linguaggio, definiscono situazione e ambiente senza mezzi termini e inutili giri di parole.

Conclusione

Il film, nonostante una regia interessante e un uso delle immagini essenziale, risente di una scrittura che non riesce ad arrivare fino in fondo alla vicenda senza mostrare lacune nella gestione dei personaggi e dell'intreccio. Sicuramente apprezzabile, invece, l'assenza di un giudizio morale e il coraggio di utilizzare l'immagine e il linguaggio senza falsa moralità .

Tiziana Morganti
Redattore
2.5 2.5
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