Recensione Amici come noi (2013)

Al netto di ogni ingiusta critica 'preventiva' e delle perplessità che spontaneamente nascono davanti ad operazioni del genere, il film delle iene Pio e Amedeo possiede più difetti che pregi.

Recensione Amici come noi (2013)

Pio e Amedeo sono amici da sempre. Più posato e calmo il primo, funambolico e scavezzacollo ex calciatore il secondo, insieme guidano un'agenzia di onoranze funebri sui generis (si chiama Hai L'under), un'attività commerciale poco redditizia che gestiscono in maniera discutibile, proponendo ai poveri avventori bare con lettino abbronzante incorporato (modello Bara-ck Obama) o video citofono, giusto per scongiurare una morte apparente. Quando Pio sta per sposare l'amore della vita, Rosa (Alessandra Mastronardi), la dolce maestra del paese, la coppia è destinata a separarsi, visto che la ragazza dovrà insegnare in una scuola di Belluno.

Ad Amedeo non resta che organizzare la più feroce delle burle per trattenere a casa l'amico; gli presenta quindi un video a luci rosse che dovrebbe riguardare la sua fidanzata, un filmato inequivocabile che porta Pio a mandare a monte le nozze e a fuggire da Foggia, dov'è ormai diventato lo zimbello di tutti. Prima a Roma, poi a Milano, i due tentano di riprendersi la propria vita, anche se le bugie hanno le gambe corte.

Coppia d'assi

Amici come noi: Pio e Amedeo in Piazza Duomo a Milano in una scena del film

Dopo Ficarra e Picone, Ale e Franz, Lillo & Greg e Luca e Paolo, anche per Pio D'Antini e Amedeo Grieco, noti ai più per la loro partecipazione al programma di Italia 1, Le iene, è arrivato il momento di debuttare sul grande schermo con una commedia, Amici come noi, che tenta di mantenere inalterato il feeling artistico fra i due. Per orchestrare il film, il patron di Taodue, Pietro Valsecchi, ha ingaggiato Enrico Lando, regista tra i più 'invisibili' in Italia, già abituato a scomparire dietro ad un'altra coppia televisiva prestata al grande schermo, i soliti idioti Francesco Mandelli e Fabrizio Biggio.

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Amici come noi: Pio e Amedeo in una scena tratta dal film

Quante volte ci hanno ripetuto che i film di grandissimo successo dei nostri comici più rappresentativi, Totò in testa, sono stati attaccati ingiustamente dalla critica, incapace di comprenderne nel profondo modernità e innovazione, quasi trasformando in assioma matematico la relazione tra recensione negativa e trionfo al botteghino; per questo davanti a prodotti del genere si viene assaliti da mille scrupoli, come se si sentisse la responsabilità di 'mancare' un appuntamento con la storia. Questo piccolo preambolo serve solo a rimarcare la mancanza di pregiudizi nell'avvicinarsi ad Amici come noi, un prodotto che al pari di altri suoi epigoni, tenta di riprodurre quei meccanismi vincenti che dovrebbero portare in sala valanghe di spettatori.

Il paradosso del comico

La commedia di Enrico Lando non rischia di essere fraintesa, non cela alcuna profondità, non è sensazionale, non incanta. Al netto di ogni ingiusta critica 'preventiva', delle perplessità che spontaneamente nascono davanti ad operazioni del genere (lo stesso Valsecchi ha parlato di prodotto fatto apposta per un pubblico di tamarri), dobbiamo dire che il film possiede più difetti che pregi. Tra gli elementi negativi dobbiamo inserire il fatto che la pellicola sia costruita attorno ad un pretesto narrativo troppo esile per poter essere sviluppato armonicamente; la scoperta dell'ipotetico tradimento può in verità essere confutata in pochi passi, ma viene inverosimilmente portata alle lunghe, con il risultato di dimenticarci il vero spunto del film. Una volta che gli eroi si sono allontanati da casa, infatti, ci si concentra solo su di loro e sullo scontro tra due rappresentanti della solare provincia italiana con le metropoli peccaminose e strampalate.

Foggia-Milan(o), 1-0

A Roma lo zio di Pio vive in simbiosi con il pappagallo Onofrio e a Milano le escort ti abbordano al ristorante, basta essere giocatori del Real Madrid. Nel confronto con queste realtà 'altre', distanti anni luce dal tepore del paesello (non fu Foggia l'utopica Zemanlandia?), il duo dà il meglio di sé con alcuni momenti simpatici, frutto della loro innegabile alchimia. Ecco perché se il film fosse rimasto un'anarchica sequela di scenette, sarebbe stato più onesto e accettabile; in sede di scrittura invece si è preferito calcare la mano su un romanticismo quanto mai stonato e su di uno spirito buonista che poco ha a che vedere con il tono generale della storia. Più gustosa la rappresentazione caricaturale del mondo del calcio, vista attraverso gli occhi di chi, come Amedeo, vorrebbe entrare a far parte di quel mondo dorato ed è desolatamente allontanato da esso. Forse perché si è rivolto ad Adriano Galliani che, come recita un personaggio, non conta più niente.

Amici come noi: Alessandra Mastronardi in una scena del film con Massimo Popolizio
Francesca Fiorentino
Redattore
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