Recensione 99 Homes (2014)

Che fine ha fatto il moderno sogno americano? Bruciato in pochi click con il crollo delle borse e con lo scandalo dei mutui subprime. Con la sua opera feroce, Bahrani provoca malessere fisico mostrando gli effetti della speculazione sui cittadini condannati a perdere la propria casa.

Recensione 99 Homes (2014)
99 Homes

2014 – Drammatico
3.2 3.2

L'America non fa credito ai perdenti. Durante la visione di 99 Homes, perfino a noi italiani ipercritici nei confronti del nostro paese viene spontaneo tirare un sospiro di sollievo pensando all'esistenza di leggi che tutelano l'individuo e la proprietà in modo più stringente rispetto agli spregiudicati Stati Uniti. Dopo averci fatto toccare con mano la spietata concorrenza delle vendite di sementi nell'America rurale, Ramin Bahrani realizza un nuovo viaggio, altrettanto lucido e preciso, nel mercato immobiliare a stelle e strisce post default.

Il primo quarto d'ora di 99 Homes è un pugno nello stomaco di quelli che mozzano il fiato. Il film si apre con una sequenza concitata e agghiacciante, girata e interpretata con virtuosistica maestria, in cui Michael Shannon, rappresentante immobiliare di un istituto bancario della Florida, esegue il pignoramento della casa dell'operaio interpretato da Andrew Garfield, giovane volonteroso che vive con la madre parrucchiera (Laura Dern) e col figlio preadolescente, faldiciato dalla crisi. Se tutto 99 Homes si mantenesse al livello di questo incipit, sarebbe un capolavoro totale. Invece dopo circa mezz'ora dall'inizio il film si stabilizza adagiandosi su una velocità di crociera che non ne inficia la qualità finale, ma lo normalizza rispetto alle aspettative generate dall'intro.

Che fine ha fatto il sogno americano?

Andrew Garfield e Michael Shannon in 99 Homes

La commovente dedica a Roger Ebert che conclude 99 Homes è un sentito omaggio al critico che ha contribuito a lanciare la carriera di Ramin Bahrani, e al tempo stesso una dichiarazione d'intenti. Fedele a se stesso, il regista di origine iraniana prosegue nella sua indagine lucida e impietosa che rivela di che pasta è fatta la società americana. In un mondo di squali il sistema tutela i furbi e i potenti e in una tirata retorica che ha un sapore antico, Michael Shannon rivendica la sua natura di self made man spregiudicato e senza scrupoli in virtù di una drammatica infanzia e della prematura perdita dell'umile genitore. Nella società americana, primitiva e ferina, la solidarietà è un privilegio a esclusivo appannaggio dei poveri. Che fine ha fatto il moderno sogno americano? Bruciato in pochi click con il crollo delle borse e con lo scandalo dei mutui subprime.

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Con la sua opera feroce, Bahrani provoca malessere fisico. Il sangue ribolle di fronte alla visione di intere famiglie, uomini, donne, bambini, anziani accompagnati fuori dalle loro abitazioni in malo modo, costretti a dire addio in pochi minuti ai propri beni e alla propria esistenza per aver mancato di estinguere quei mutui frutto di una scellerata campagna di marketing volta a incrementare la mole d'affari delle banche. In un paese civile tutto ciò non dovrebbe accadere. E' ciò che le nostre progressive menti europee continuano a ripetersi mentre Michael Shannon, gigantesco nel ruolo dell'imprenditore che incarna uno spietato darwinismo sociale, trascina sempre più in basso un disperato Andrew Garfield, pronto a tutto pur di riprendersi la casa pignorata.

Restare umani

99 Homes: Andrew Garfield in una scena del film

99 Homes affronta la crisi, ma non si limita a puntare il dito contro i fattori contingenti che hanno portato al crollo del mercato. Man mano che Andrew Garfield guadagna la fiducia del suo nuovo capo e si immerge nei suoi loschi affari comprendendo le regole del gioco, viene alla luce un sistema corrotto in cui i potenti colludono contro i deboli e contro lo stesso governo spesso con la complicità della legge. Il focus del film si sposta ampliando il proprio raggio d'azione e la pellicola perde un po' della sua forza iniziale. Lo shock cede il passo alla comprensione e la solida sceneggiatura firmata a quattro mani da Bahrani insieme ad Amir Naderi lascia spazio a qualche sbavatura nei dialoghi. Di fronte all'importanza e alla forza del messaggio contenuto nella pellicola, però, anche la prevedibilità nell'andamento del plot e un finale che concede qualcosa di troppo al pathos sono facilmente perdonabili.

Se Michael Shannon nel ruolo dello speculatore spietato e tentatore è una garanzia, la performance di Andrew Garfield è tanto eccellente da sorprenderci. Conoscevamo già il suo talento, ma grazie alla direzione di Bahrani l'attore, qui anche produttore esecutivo, sfodera una maturità che gli permette di risultare credibile nel ruolo di padre e di uomo che rischia non solo di perdere la propria casa, ma anche la propria famiglia e il rispetto per se stesso. A lui va il merito di sostenere con un perfomance coraggiosa le drammatiche scene conclusive, uno dei momenti più delicati del film, fornendo una prova attoriale sentita e coinvolgente.

Conclusioni

A inaugurare 99 Homes sono quindici strabilianti minuti in cui è contenuto il senso del film. L'opera di Ramin Bahrani è potente anche se imperfetta, ma l'importanza e la forza contenute nel film sono tali da rendercelo necessario grazie anche alle maestose perfomance di Michael Shannon e Andrew Garfield.

Valentina D'Amico
Redattore
4.0 4.0
Venezia 2014
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