Ratatouille

2007, Animazione

Pixar: come nasce un corto

Al Future Film Festival, il team Pixar racconta la genesi di Lifted e di Your Friend the Rat, gli ultimi, esilaranti cortometraggi animati dello studio.

Che gli americani siano dei maghi nelle presentazioni e nel marketing non è un mistero. L'ennesima conferma arriva dal Future Film Festival dove la Pixar ha offerto al pubblico la possibilità di assistere all'incontro con due suoi creativi, il production designer Marc Holmes e il regista Jim Capobianco, che ci hanno mostrato i making of di due corti Pixar legati al lungometraggio Ratatouille. I due uomini Pixar, sorprendentemente, si rivelano abili non solo nell'illustrare gli affascinanti procedimenti tecnologici che sono alla base dell'animazione 3D, ma anche nel saper intrattenere, all'occorrenza, il pubblico improvvisandosi comici e perfino ballerini. Marc Holmes è uno dei creatori di Lifted, irresistibile cortometraggio abbinato a Ratatouille che vede un piccolo extraterrestre pasticcione alle prese con un rigoroso esaminatore che vuole testare le sue capacità. Purtroppo il rapimento di un umano con il classico raggio alieno si rivelerà ben più complicato del previsto.

La prima fase della lavorazione di Lifted ha visto i creativi Pixar impegnati in un'accurata previsualizzazione mediante storyboard e story reel, bozzetti in bianco e nero disegnati dapprima a mano e poi animati al computer, che permettessero di capire quali soluzioni adottare per una miglior resa dell'effetto che si voleva ottenere. La preproduzione di ogni film d'animazione 3D, lungo o cortometraggio che sia, è una fase della lavorazione estremamente delicata e sperimentale. Grande importanza hanno i test sui materiali che verranno successivamente riprodotti in CG: ad esempio per i due alieni verdi e gommosi di Lifted sono stati creati appositamente dei modellini fatti di pongo traslucido. In questa prima fase di lavorazione (definita simpaticamente 'Triangolo delle Bermuda" perchè non si può mai sapere quando se ne uscirà) il progetto viene sottoposto a costanti modifiche, lo script cambia in continuazione, ma è un momento di massima creatività perché in questa fase si raccolgono tutte le idee che verranno successivamente riunite insieme e consolidate. Per quanto riguarda il corto in questione, i creatori hanno strizzato l'occhio alla sci-fi tradizionale realizzando la scena del rapimento alieno sul modello della madre di tutti i sequestri da parte di extraterrestri: Incontri ravvicinati del terzo tipo mentre per il gioco dei chiaroscuri si è attinto al modello luce creato da Gregg Toland per Quarto potere. Il tutto unito a un design il più possibile lineare (basti guardare il disco volante da cui esce il raggio trasportatore alieno) e semplificato.

Molto impegnativa è stata anche la costruzione delle espressioni dei personaggi, realizzata attraverso modelli bidimensionali che hanno permesso di affinare i dettagli per poi passare al 3D. Il modello iniziale dell'alieno, troppo sintetico e poco naturale, è stato modificato ricostruendo la pelle uno strato dopo l'altro sul modello di quella delle vere rane, verde e acquosa, dall'aspetto decisamente più organico. Una volta pronti i singoli personaggi, questi sono stati sottoposti al test finale per verificare il risultato ottenuto con la luce. Per quanto riguarda l'uomo che dorme senza accorgersi di essere in mano agli alieni, si è cercato di ottimizzare le risorse creando un morphing tra due personaggi preesistenti di Ratatouille. Sempre nella stessa ottica di riciclaggio, l'albero che si trova nei pressi della casa della vittima proviene da Cars - motori ruggenti. I tempi di lavorazione stretti e i budget limitati spesso stimolano la creatività, soprattutto nel caso dei corti nati in situazioni rocambolesche o creati quasi per caso, ma ciò non esime lo studio dal dedicarsi con maggior impegno alle fasi della lavorazione più lunghe e complesse, in particolare l'illuminazione dove i lighters, gli esperti della luce, prendono in mano il progetto quando questo è quasi completato. L'illuminazione e la colorazione vanno di pari passo: man mano che i colori vanno ad incasellarsi nel modo giusto i lighters operano le correzioni necessarie fino a ottenere un risultato finale soddisfacente.

Questa procedura, comune alla lavorazione dei film in 3D, è stata in parte seguita anche nel corto diretto da Jim Capobianco, Your friend the rat, che vede protagonista il topino di Ratatouille alle prese con la presentazione della storia dei topi. Anche in questo caso il modello è dichiarato fin dal titolo, che riprende i film didattici realizzati dalla Disney negli anni '50 (in particolare Our friend the atom). L'idea di questo corto è nata proprio durante la lavorazione di Ratatouille quando il regista, sommerso di materiali sui topi, ha pensato di focalizzarsi sul rapporto topo/uomo e sulla sua evoluzione nel corso dei secoli. Questo corto si distacca dallo standard tradizionale della Pixar in quanto è animato in 2D e alcune scene sono state realizzate con l'animazione a passo uno. Anche in questo caso si attinge al preesistente visto che l'elemento umano inserito in una delle scene più divertenti, quella dell'attraversamento del ponte romano funestato dall'arrivo dei topini bianchi, non è altri che il cuoco Linguini, anch'esso personaggio di Ratatouille.

Essendo un corto atipico sotto molti punti di vista, anche gli strumenti dell'animazione sono stati adattati allo scopo: il grosso del lavoro è stato fatto con After Effects e con l'animazione manuale 2D. E' il making of di Your friend the rat a svelare la bellezza del tratto a matita che prende vita, della carta su cui si animano figure iperstilizzate, layer dopo layer. Anche in questo caso l'ultima fase dell'elaborazione ha visto l'uso delle palette di colore (i color keys), tutti i disegni sono stati scansionati a mano e colorati con Photoshop uno ad uno. Più complessa è stata la realizzazione delle scene in stop motion che hanno richiesto ampi spazi di lavoro privi di luce naturale mettendo in difficoltà gli animatori, visto che gli unici spazi che rispondevano alle caratteristiche dei luoghi che occorrevano erano teatri e cinema, affittati con grandi difficoltà, dove alla fine sono stati ricostruiti ampi set in cui animare manualmente i topolini. Nonostante le iniziali difficoltà, la scelta della stop motion ha rappresentato un ritorno al passato per gli animatori più anziani e una bella occasione di apprendimento per tutti gli altri; i risultati ottenuti si possono apprezzare nella scena dei roditori che rosicchiano la mappa che raffigura il Canada. A coronamento del corto una vivace canzone, anch'essa costruita sul modello delle canzoncine didattiche Disney e composta nel tempo libero da due membri dello studio che cantano e suonano, ha dimostrato quanto siano duttili gli uomini che lavorano alle dipendenze della Pixar e che ci stupiscono ancora una volta dimostrando di saper fare proprio tutto.

Pixar: come nasce un corto
Privacy Policy