Solomon Kane

2009, Avventura

Recensione Solomon Kane (2009)

Dalla penna di Robert E. Howard, il regista Michael J. Basset costruisce un film poco sofisticato, ma coinvolgente, che si avvale di un protagonista carismatico, di un'ambientazione ben costruita e di una messa in scena potente.

Percorso di redenzione

Il nome dell'autore americano Robert E. Howard è indissolubilmente legato a quello della sua creatura più nota ed apprezzata, quella di Conan il Barbaro, ma nei soli trenta anni di vita, lo scrittore ha firmato tantissimi racconti, pubblicati su riviste specializzate come Weird Tales, che lo hanno reso uno dei precursori, all'inizio del '900, del genere Sword & Sorcery. Conan a parte, quindi, la penna di Howard ha tracciato i ritratti di molti altri personaggi, ripescati in un modo o nell'altro fino ai giorni nostri ed uno di questi è Solomon Kane, figura tenebrosa che vaga per il mondo con l'unico apparente motivo di annientare il male in tutte le sue manifestazioni, un personaggio le cui storie l'autore ha spesso ambientato tra l'Europa e le foreste africane tra il sedicesimo ed il diciassettesimo secolo.
Michael J. Basset, sceneggiatore e regista dell'adattamente cinematografico di Solomon Kane prodotto dalla Wandering Star con il coinvolgimento di Francia, Inghilterra e Repubblica Ceca, non si concentra su una storia specifica del creatore del personaggio, ma decide piuttosto di raccontarne le origini, da pirata a pellegrino, costretto dagli eventi a trasformarsi in vendicatore puritano armato di tutto punto e riconoscibile da cappello e mantello scuri.

Un'immagine del capitano Kane (James Purefoy), protagonista del film Solomon Kane
L'intreccio principale risulta di per sè relativamente prevedibile e si limita a presentarci il tormentato personaggio a cui dà volto e corpo martoriato un carismatico ed efficace James Purefoy, mostrandoci e spiegandoci il percorso che lo porta a trasformarsi in violento vendicatore, per salvare Meredith, giovane figlia dei Crowthorns, la famiglia a cui si era unito per il proprio viaggio verso ovest, sterminata in un'imboscata, ma soprattutto la propria anima. Quello che più funziona è il background in cui la vicenda si delinea, un mondo dal look medievale sporco, violento e spaventoso, che si avvale di una ricostruzione dettagliata quanto credibile, che sfrutta in modo ottimale i soli quaranta milioni di dollari di budget e che riesce a comunicare insieme una sensazione di disagio ed un tono epico.
Le immagini di Basset sono potenti, le battaglie ben coreografate e, soprattutto, quanto più sanguinose possibile senza imbattersi in censure troppo rigide: il regista non si tira indietro nel mostrare la giusta dose di violenza, avvalendosi di effetti crudi e realistici, che non rinunciano ad essere spettacolari, pur senza risultare eccessivi ed invadenti.

Pete Postlethwaite in un'immagine del film Solomon Kane
Se, come dicevamo, Purefoy risulta a suo agio nel vestire panni e mutilazioni dell'eroe di Howard, non sfigurano al suo fianco gli altri membri di un cast eterogeno, che comprende la delicatezza di Rachel Hurd-Wood, la Wendy dell'ultimo Peter Pan, ma anche l'esperienza di Pete Posthlewaite e Max von Sydow. Un punto, quello del cast, in cui ci sentiamo di far rientrare anche il design delle creature che popolano il mondo in cui si muove Kane, dettagliato quanto gli altri elementi dell'ambientazione e d'impatto quanto la messa in scena delle scene di battaglia.
Certo, si sarebbe potuto fare qualcosa di più, soprattutto in termini di complessità ed originalità dell'intreccio, di spessore dei dialoghi, ma è pur vero che forse è proprio l'immediatezza di Solomon Kane ad essere stata apprezzata all'estero da pubblico e critica, il suo essere diretto e schietto nel mostrare un'avventura poco sofisticata ma coinvolgente. Per approfondire temi e personaggi, per soffermarsi sui dettagli del mondo in cui il protagonista si muove, ci sarà tempo negli eventuali seguiti.

Recensione Solomon Kane (2009)
Antonio Cuomo
Redattore
3.0 3.0
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