Spider-Man 2

2004, Avventura

Recensione Spider-Man 2 (2004)

Raimi attualizza il tema del super-eroe capace di essere indebolito dal potere distruttivo dell'amore rifiutato, e confeziona un prodotto che, senza rinunciare a vette da cinema horror, potrebbe tranquillamente essere classificato tra i film d'autore.

Francesco Lomuscio

Nella morsa del Raimi

Mentre attendiamo l'arrivo di Hellboy, ed i vendicativi Catwoman e The Punisher imperversano ancora nelle sale italiane, uno dei più popolari super-eroi dei fumetti, l'Uomo-ragno, già portato sullo schermo, negli anni Settanta, in una scialba trilogia televisiva costituita da L'uomo ragno, L'uomo ragno colpisce ancora e L'uomo ragno sfida il drago, si appresta ad invadere i cinema con Spider-man 2, seguito del clamoroso successo del 2002, ancora una volta interpretato da Tobey Maguire (Le regole della casa del sidro), Kirsten Dunst (Il giardino delle vergini suicide) e James Franco (The Company).

Al timone di regia troviamo nuovamente il geniale e visionario Sam Raimi, autore dei tre capitoli di Evil Dead (in Italia li si conosce con i titoli La casa, La casa 2 e L'armata delle tenebre), che del film anticipa: "Il primo Spider-Man si concludeva con la decisione di Peter di assumersi la responsabilità della trasformazione subita. Il secondo film descrive il suo processo di crescita e le conseguenze di quella decisione".
Infatti, questo nuovo episodio, che apre con innovativi titoli di testa in cui, per mezzo di vignette illustrate, viene riassunto il capostipite, vede Peter Parker che, ancora innamorato di Mary Jane Watson, ora attrice teatrale in procinto di costruirsi un futuro con un nuovo compagno, vive con la tentazione di abbandonare la sua vita segreta da paladino della giustizia e dichiarare tutto il suo amore alla ragazza. Ma sarà costretto ad indossare nuovamente il costume che porta il simbolo del ragno, in quanto il brillante dottor Otto Octavius (Alfred Molina), scienziato che ha dedicato tutta la sua vita agli esperimenti sulla fusione come nuova fonte di energia, si trasforma, in seguito ad un incidente, nel pericoloso Doc Ock, dotato di insidiosi tentacoli.

Raimi prosegue: "Questo Spider-Man 2 è incentrato sul tema della scelta, ma non vuole essere in alcun modo un 'film messaggio'. Più semplicemente sottolinea il fatto che a tutti noi viene data la possibilità di scegliere e, come tutte le storie positive, ce ne mostra un esempio gratificante".
Se il primo Spider-man aveva tutto l'aspetto di un'ottima trasposizione cinematografica da fumetto, questa nuova puntata, oltre ad essere attraversata da una venatura decisamente melodrammatica, ci fa immergere in un vero comic-book su celluloide, a partire dall'artificiosità degli effetti digitali, i quali conferiscono alle immagini il fascino della frenetica "dinamica" delle vignette.
Gli elementi vincenti della carta disegnata, riconoscibili in particolar modo nella minuziosa descrizione psicologica dei personaggi, tra conflitti interiori e meditazioni, vengono trasferiti su pellicola dal mai deludente Raimi, che, con i suoi inconfondibili, velocissimi movimenti di macchina (realizzati per mezzo della Spydercam), riesce comunque a bilanciare sempre, ed in maniera sapiente, momenti di dialogo e scene d'azione. E queste ultime non potevano davvero mancare: la sequenza in cui Octopus tiene in ostaggio, in cima ad un grattacielo, la zia di Peter (l'attrice Rosemary Harris ha voluto girarla personalmente, senza controfigure, con il solo ausilio di diverse imbracature) è da antologia; per non parlare poi dei tesissimi minuti dell'incendio, in cui possiamo anche apprendere che in fondo in tutti noi si nasconde un eroe, la maschera ne è soltanto la rappresentazione esteriore. Non si potrà poi fare a meno di rimanere colpiti dallo scontro tra Spider-man e Doc Ock in prossimità della ferrovia sopraelevata, ricostruita all'interno del teatro 14 della Sony Pictures di Culver City, nel corso del quale gli spettatori più attenti potranno riconoscere, in un brevissimo cameo, l'attore Dan Hicks, già al servizio di Raimi in La casa 2 e Darkman. E questi due titoli vengono citati dal regista più di una volta nel corso della vicenda (il primo nell'apocalittico scontro finale, il secondo nelle immagini del laboratorio distrutto del dottor Octavius), ma nonostante tutto Spider-man 2, che probabilmente otterrà anche una candidatura all'Oscar per il miglior sonoro ed i migliori effetti sonori, e che già ci fornisce elementi su cui sicuramente verrà costruito il terzo capitolo, riesce sempre a stupire e ad essere originale, rientrando a pieno titolo, insieme al suo precedente (rispetto al quale è forse anche superiore) ed a Batman e Batman - Il ritorno di Tim Burton, tra i migliori comic-movies di sempre.

Tra romanticismo, apparizioni di Stan Lee, John Landis e Bruce Campbell (la più divertente), e la presenza dell'immancabile ironia, conferita soprattutto dal personaggio del burbero James Jonah Jameson (J.K. Simmons), a cui stavolta viene lasciato molto più spazio, Raimi attualizza il tema del super-eroe capace, come ogni comune mortale, di essere indebolito dal potere distruttivo dell'amore rifiutato, e, con virtuosismi mai gratuiti e tempi abilmente dilungati, confeziona un prodotto che, senza rinunciare a vette da cinema horror, potrebbe tranquillamente essere classificato tra i film d'autore, e, oltre a farci notare che a volte per fare la cosa giusta è necessario anche rinunciare ai propri sogni, ci ricorda di nuovo che da un grande potere derivano grandi responsabilità.

Recensione Spider-Man 2 (2004)
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