L'ora di punta

2007, Drammatico

Marra e L'ora di punta si difendono dai fischi

Dopo la presentazione veneziana del suo nuovo lavoro, fischiato dai soliti cronisti buontemponi, il regista napoletano difende il suo film dagli attacchi e dalla polemiche.

Maria Vittoria Galeazzi

Subito dopo la proiezione del film per la stampa, accolto da fischi e risate, L'ora di punta viene presentato in una turbolenta conferenza stampa alla presenza del regista Vincenzo Marra, gli attori Fanny Ardant, Michele Lastella e Giulia Bevilacqua, i produttori Gianni Romoli e Tilde Corsi.
Il terzo film italiano in concorso al Festival veneziano delude la maggior parte della critica. La storia che denuncia la corruzione all'interno della Guardia di Finanza non è stata trovato convincente nella sua drammaticità, provocando in certi momenti addirittura la risata. Il cinema italiano è di nuovo attaccato, ad eccezione di poche voci fuori dal coro che lo difendono con ammirazione.

Vincenzo Marra, la scena nella quale il protagonista incontra il personaggio di Fanny Ardant è stata molto criticata per il brusco e subitaneo salto temporale dalla loro conversazione in ufficio a quando si vedono a letto insieme. Crede che sia un errore della sceneggiatura (anch'essa di Marra n.d.r.) oppure la scena non è stata compresa?

Vincenzo Marra: È necessario agire di ellisse. Ho scelto di inquadrare i due sguardi dei personaggi. È vero che bisogna cercare di non mangiare momenti importanti del film, ma i due sguardi finali segnano già l'inizio di un rapporto fisico e psicologico. A mio parere qualsiasi altro elemento sarebbe stato in più.

Durante la proiezione in sala scoppiava la risata in momenti tragici. Sono stati interpretati male o c'era davvero un suo scopo d'ironia?

Vincenzo Marra: Con tutta l'onestà intellettuale, non posso stare nella testa di tutti. Rispetto le reazioni del pubblico, qualsiasi esse siano.

Crede che la Guardia di Finanza sarà felice di questo film?

Vincenzo Marra: Spero che il film sia guardato da persone intelligenti. In tutti gli ambiti, anche in quelli istituzionali, ci sono delle brave persone e delle mele marce. Questo film è su una mela marcia, ma con ciò non ho voluto dire che sono tutti così.
Non capisco perché, poi, se un film di denuncia lo fanno gli americani va bene, se lo facciamo noi italiani invece no... Spero che il film sia visto in modo intelligente.

Quanto è importante portare questo film al Festival di Venezia?

Vincenzo Marra: Sono contento di aver fatto questo film e di essere qui a Venezia. Leggo spesso critiche sul fatto che non ci sono abbastanza film sull'attualità. Io ho provato a farne uno. Questo non è un film a tesi: ho scelto un finale aperto, non chiuso.
Quest'anno al Festival ci sono film sulla guerra, su problematiche molto profonde. Io credo che nei festival bisogna dare più spazio a film che affrontano problemi attuali.

Questo film si presenta come film di denuncia, ma è drammaticamente sospeso tra film di denuncia e film intimista. Non si corre il rischio che risulti un po' difficile, soprattutto per un pubblico giovane, essere attratti e comprendere il film?

Vincenzo Marra: Il mio mestiere è di fare film che nascono dall'urgenza che ho dentro di me. Io cerco di rispettare gli spettatori, per questo non faccio film a tesi, rispetto il fatto che il pubblico si farà delle domande quando uscirà dalla sala. Magari la discussione nascerà tra due vecchietti ed un giovane, questo sarebbe per me la massima soddisfazione.

Il film è fatto di dialoghi scontati e semplici. Girare il film come una fiction è un modo per criticare la società cresciuta con la televisione? E la recitazione dei suoi attori è, come ho letto usa fare di solito, lasciata alla completa libertà degli interpreti che possono improvvisare dopo la prima lettura del copione?

Vincenzo Marra: A me hanno insegnato il rispetto. Se lei crede che il film è girato come una fiction, è una sua opinione, ma non è detto che io sia d'accordo con lei. La preparazione degli attori, poi, dura quattro o cinque mesi. C'è rispetto nel modo di lavorare, ci sono tanti soldi di mezzo.
Il giudizio dipende dalla sensibilità delle persone.

Fanny Ardant: È difficile parlare di lavoro, è più un'ambientazione nel personaggio. Vincenzo è stato molto preciso su le cose che voleva. Ho sempre pensato che portava molto rispetto agli attori. Dipende tutto dal voler portare avanti un progetto e crederci.

Giulia Bevilacqua: La preparazione è stata lunga e diversa da quello che ho sempre fatto nella mia piccola esperienza. Si parte dalle improvvisazioni a casa e, una volta toccato quello stato d'animo fisico e mentale che si cercava, si porta sul set. Si è basato tutto su un allenamento dei sentimenti.

Michele Lastella: Quando ho sentito la domanda mi è venuto da ridere, perché io ho lavorato con Vincenzo dal giugno 2006. Marra ha un modo di lavorare in un certo senso sportivo: mi ha trattato come un atleta. Io lo ringrazio per avermi voluto nel suo film.

Di fronte alle critiche fatte al cinema italiano, come vive la responsabilità di rappresentare l'Italia davanti al mondo?

Vincenzo Marra: Io ho fatto un film. Un film in cui credo e che mi rende orgoglioso. Io mi prendo la responsabilità di quello. Il film è stato visto in sala proiezione un'ora fa e siamo già stati invitati al Festival di Toronto che non è un festivalino proprio piccolo. Io vado giorno per giorno, passo per passo.

Dopo un gioiello come Vento di terra ci si aspettava qualcosa di più da Vincenzo Marra. Cosa ha convinto Fanny Ardant a partecipare a questo film?

Fanny Ardant: Le ragioni sono sempre oscure. Vincenzo è venuto a trovarmi a Parigi, mi ha presentato il suo progetto ed era molto convinto, aveva un grande entusiasmo. Portava la storia come un bambino. Devo dire che parte di Catherine non so se l'ho amata all'inizio. Il film è come l'acqua calda che cade dentro di noi, quindi la parte è entrata dentro di me pian piano. Le ragioni per cui un'attrice va verso un regista sono sempre un mistero.

Qual è la differenza tra questo film e una fiction televisiva? Sembra rivolto ad un pubblico medio basso come lo è di solito la televisione.

Vincenzo Marra: Perché devo dire una differenza se io non condivido quello che dice lei. Io ho fatto un film molto rigoroso, sia nella scelta degli attori, delle musica, del montaggio... Io credo molto nel mio film e nel suo carattere cinematografico.

Parlando dei contenuti del film: la Guardia di Finanza non si capisce che fa, il personaggio della madre poteva essere interessante ma è lasciato lì, il progetto del protagonista non si capisce di cosa si tratta e Fanny Ardant recita solo sbattendo gli occhi. Vincenzo Marra, i reportage piacciono, ma non crede che sia meglio lasciarli fare a qualcun altro, se non si riesce a mettere dei contenuti?

Vincenzo Marra: Per me il film è molto chiaro, di chiarezza ce n'è anche troppa. Quando si parla di "ispezione" della Guardia di Finanza è un'ispezione, più chiaro di così.
Le cose che vengono dette sono centellinate è vero, perché io non amo i film che si sprecano con le parole.
Poi, sono contento di tutti i miei attori. È una scommessa andata bene per tutta la squadra.

Una domanda ai produttori, quanto è costato il film e quali sono le previsioni d'incasso?

Tilde Corsi: Il film è costato meno di tre milioni, che è un budget abbastanza basso. Finora non si possono fare previsioni rigide, ma pensiamo di ricoprire con gli incassi tutti gli investimenti fatti. C'è una distribuzione strepitosa, la Zero Uno, fantastica soprattutto per i film d'autore. Visto come sembra essere stato accolto dalla prima visione, risulta un film difficile. Sarà un film parcellizzato.

Succede spesso al festival che poi di cinema non si parla e ci si ferma alle dicerie. Come è successo a molti, anch'io ho riso durante il film. Non volevo ma è successo. Parlando a livello personale, Vincenzo, sei disposto ad ascoltare le polemiche, magari non adesso, ma avrai voglia di pensarci?

Vincenzo Marra: Non mi sono mai sentito superiore o sopra le parti, una persona che non ha bisogno di mettersi in discussione. Su questo non c'è dubbio.
Qui c'è un lavoro di tre anni dietro, vuol dire anche un parto, un ragionamento per me. Se devo sposare una cosa solo perché mi viene detta, mi sento di tradire me stesso e le persone che mi sono accanto e che hanno lavorato con me. Io non mi sono mai sentito al di sopra degli altri.
Questo film è su una persona che non si mette mai in discussione. Io credo che mettersi in discussione sia una cosa fondamentale per una persona. Io lo farò e spero che lo facciate anche voi.

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