Quasi famosi

2000, Drammatico

Recensione Quasi famosi (2000)

Un'analisi romantica del rock più genuino, quello lontano dal glamour e dall'attenzione dei media.

Long Live Rock 'n' Roll

Dopo il successo di Vanilla Sky, il regista Cameron Crowe è stato unanimamente eletto come perfetto rappresentante della cultura pop, impressione che d'altronde aveva già dato con i precedenti Singles - l'amore è un gioco e soprattutto Jerry Maguire, altro film che ruota sulla star patinata Tom Cruise e su come viene messa in discussione la sua vita perfetta, piena di agii e valori superficiali.
Niente di tutto questo è presente nell'opera del 2000, Quasi famosi, che infatti rappresenta non solo il suo film più autobiografico ma anche quello più riuscito. Nessuna star, nessuna canzone alla moda, un ambiente spostato dalla New York "bene" alla classica provincia americana e soprattutto un'analisi romantica del rock più genuino, lontano dal glamour e dall'attenzione dei media. Come già detto, il tema del film è strettamente autobiografico: Crowe da giovanissimo era stato un enfant prodige della critica musicale, trovandosi a soli 15 anni a scrivere per riviste quali Playboy e Rolling Stone di Led Zeppelin, Eric Clapton e Bob Dylan.

Da questo spunto parte la pellicola: William Miller ha 15 anni, vive da solo con l'oppressiva madre dopo che la sorella maggiore è andata via di casa quattro anni prima lasciandogli però in regalo la collezione di album rock tenuta nascosta alla madre. Pur giovanissimo, William impara presto ad apprezzare quella musica così nuova e trasgressiva, e così a soli 15 anni è già l'esperto del settore per il giornalino del liceo. Sempre la passione lo porta a contattare Lester Bangs, direttore di una rivista di critica musicale, che lo incoraggia e gli affida un articolo su una giovane band emergente, gli Stillwater. Contattato telefonicamente da un redattore della rivista Rolling Stone che ha apprezzato il suo articolo, William nasconde la sua giovane età e acconsente a scrivere un intero reportage sull'imminente tour degli Stillwater. Sarà così che si ritroverà a seguire la band in un lungo viaggio On the Road attraverso il continente americano, viaggio in cui si guadagnerà ben presto le simpatie del gruppo e di Penny Lane, una groupie da tempo innamorata di Russell, il chitarrista e leader della band.

Come un romanzo di formazione, il film segue la crescita del protagonista che, allontanatosi per la prima volta dalla presenza iper-protettiva della madre, scopre i valori dell'amicizia, dell'amore e l'essenza del rock, con le sue trasgressioni e le sue debolezze. Ma intelligentemente Crowe non si limita al solo punto di vista del ragazzo, ma mette in scena, a mò di Broadway Danny Rose, Zelig o del più recente Accordi e disaccordi di Woody Allen, una band completamente inventata, ma perfettamente inserita nell'atmosfera dei primi anni '70. Le faide interne per la leadership della band, i tumultuosi rapporti con i fan, i critici musicali e con le groupie, le risse e le feste alla base di sesso, droga e rock&roll, perfino quello che sembra essere un inevitabile incidente aereo, sono tutti elementi che gli appassionati della musica di quell'epoca non potranno non accogliere con un sorriso. Così come non potranno non apprezzare la colonna sonora del film, ricca di classici del rock anni '60 e '70 ma anche di pezzi nuovi cantati e suonati dalla stessa band, che irrompe prepotentemente nelle scene più belle ed emozionanti e si erge a vera ed indiscussa , per quanto invisibile ai più, star del film.

Ma non per questo il regista trascura il suo cast di attori: nessuna star avevamo detto, ma è il film stesso a consacrarne delle nuove. Come già aveva dimostrato precedentemente con Renèe Zellweger e Cuba Gooding Jr., Crowe ha un vero e proprio fiuto nello scovare giovani talenti: il caso più eclatante è sicuramente quello di Kate Hudson che sembra illuminare ogni scena in cui è presente, merito anche del personaggio di Penny Lane, un vero vulcano di energia. Ma altrettanto promettenti sono il giovanissimo Patrick Fugit nella parte di William, Zooey Deschanel nella parte della sorella Anita, l'affascinante Billy Crudup nella parte del chitarrista Russell Hammond, Noah Taylor come manager della band, Jason Lee come frontman e Fairuza Balk e Anna Paquin come giovanissime fan. E tra tanti giovani di belle speranze, l'esperienza di Philip Seymour Hoffman e di Frances McDormand non fa che contribuire al successo di una pellicola che in pochi anni è già diventata un cult.

Recensione Quasi famosi (2000)
Luca Liguori
Redattore
4.0 4.0
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