Poltergeist: un remake a bassa tensione

Arriva nelle sale la nuova versione della storia che Spielberg portò con successo sul grande schermo, quella di una famiglia che si trasferisce in una casa infestata da spiriti malevoli. Un tentativo poco riuscito di attualizzare i vecchi temi del cult dell'82.

Poltergeist: un remake a bassa tensione
Poltergeist

2015 – Horror
2.5 2.5

Non tutti i remake/reboot/sequel vengono per nuocere: ne abbiamo avuto la dimostrazione qualche settimana fa con l'arrivo in sala del trascinante Mad Max: Fury Road, efficace reinvenzione di una pellicola che già più di trent'anni fa si era conquistata lo status di cult. Non si può dire che la stessa operazione sia riuscita per il remake di Poltergeist firmato da Gil Kenan, che riprende gli stessi temi della pellicola originale diretta da Tobe Hooper nell'82, con un tentativo un po' troppo forzato di adeguare la storia all'attualità, con un'attenzione particolare al ruolo che ha la tecnologia nel nostro quotidiano.

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Poltergeist: Kennedi Clements nei panni di Madison in una scena del film horror

Un horror tecnologico

Nel film di Kenan tutti i tasselli della storia che già conosciamo sono al loro solito posto: c'è una nuova casa in cui una famiglia di cinque persone si trasferisce, e succedono sin da subito cose strane, fenomeni bizzarri che incutono un po' di timore e fascinazione nei bambini. La piccola Madison si diverte a fare amicizia con queste presenze invisibili, mentre suo fratello è decisamente più diffidente e timoroso. Tutti sono presi dalla novità del trasloco e dai loro problemi personali, ma soprattutto dalle diavolerie elettroniche che di questi tempi hanno "schiavizzato" un po' tutti, dai tablet ai telefoni, e quasi nessuno si rende conto del pericolo che si nasconde nella loro nuova abitazione, costruita su un vecchio cimitero e di fronte ad una serie di pali della luce che sembrano voler fulminare chiunque osi passargli davanti.

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C'è tensione, ma solo elettrica

Poltergeist - la piccola Kennedi Clements in una scena

Quello che manca al nuovo Poltergeist è proprio la suspense e la caratterizzazione dei personaggi. A parte qualche trovata suggestiva, come le ombre che salgono frettolosamente le scale, i piccoli globi di luce che si staccano dalle luci di casa per sgattaiolare nel ripostiglio e tendere una trappola alla piccola Madison, il film resta ancorato ai temi originari e il tentativo di demonizzare l'invadenza della tecnologia nella nostra vita alla fine si rivela solo un bluff. L'unica vera novità, è che stavolta lo spettatore entra nell'altra dimensione, quella in cui fluttuano gli spiriti che trattengono la bambina, ma per il resto il film sembra una versione scolorita del film di Hooper, meno credibile, più "fredda" e al tempo stesso più eccessiva in alcune sequenze.

Ritratto di famiglia con poltergeist e medium

Poltergeist: Sam Rockwell con Rosemarie Dewitt in una scena del film

A rendere meno credibile la storia, va detto, sono anche i dialoghi, che in alcuni casi sono recitati con poca convinzione (e ci dispiace dirlo, ma sono proprio i più giovani a cavarsela peggio, in questo caso). Sam Rockwell e Rosemarie DeWitt interpretano una coppia come tante, con qualche problema economico, Jane Adams ricalca la sua interpretazione della studiosa di soprannaturale su quella del primo film, mentre Jared Harris prende il posto di Zelda Rubinstein, l'indimenticabile medium Tangina, con un personaggio nuovo, una star televisiva che va a caccia di spettri e sfoggia un look alla Walter White e tante ferite di battaglia. Un gruppo di personaggi poco affiatato, che a tratti sembra persino indifferente alle circostanze.

Chi si aspetta qualcosa di nuovo ed avvincente, resterà fortemente deluso, invece chi vuole togliersi lo sfizio di vedere come hanno riadattato uno degli horror più vivaci, suggestivi e divertenti degli ultimi trent'anni, sa cosa aspettarsi: il classico remake di cui dimenticarsi con molta facilità.

Fabio Fusco
Redattore
2.5 2.5
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