Mistress America

2015, Commedia

Mistress America: ragazze ruggenti

E' uno dei film più brillanti e divertenti nati dall'estro di Noah Baumbach, che cuce un altro ruolo delizioso addosso alla sua musa Greta Gerwig e continua a raccontare con intelligenza come cambiano le giovani donne di oggi.

Chi, dopo il brillante Frances Ha, ha trovato più prevedibile e convenzionale il lavoro successivo di Noah Baumbach, Giovani si diventa, può tirare un sospiro di sollievo. Con Mistress America, la collaborazione artistica tra il brillante cineaste newyorkese e la sua musa e compagna Greta Gerwig torna a regalarci un film che, forse, è meno creativamente vulcanico e di sostanza rispetto a Frances Ha, ma è intelligente, vitale e divertentissimo.
Gerwig, che era la spiantata, imbranata e "undateable" Frances, si ritaglia qui (la sceneggiatura, anche in questo caso, è a quattro mani) un ruolo di co-protagonista: il film, infatti, si apre con Tracy (Lola Kirke, la sorella più giovane della splendida Jemima Kirke di Girls), matricola al college di Barnard che si trova a fare i conti con una serie di delusioni in ambito accademico, sentimentale e anche nel suo primo approccio alla tanto sospirata New York.

Mistress America: Greta Gerwig e Lola Kirke a braccetto per New York

Enter Brooke

Mistress America: Greta Gerwig in un'immagine del film

L'ennesimo pasto in solitudine e mestizia convince la ragazza a seguire il consiglio materno e a fare un colpo di telefono alla futura sorellastra Brooke, una spumeggiante trentenne che si divide tra tanti amici, una gruppo rock, un corso di spinning e il sogno di aprire il suo ristorante. Per Tracy, quell'incontro non significa solo iniziare finalmente a divertirsi nella Grande Mela: Brooke, per lei, è quello che l'università, il boyfriend mancato, il club letterario non sono stati: ispirazione, energia, consapevolezza.

L'effetto della magnetica ed effervescente interpretazione di Greta Gerwig è che lo spettatore percepisce al millimetro ciò che prova Tracy. Brooke è un ciclone che trascina noi come lei in un vortice di divertimento, che non ci permette di volgere lo sguardo altrove, e ci conquista ancora più profondamente quando iniziamo a vedere la sua fragilità: con tutta la sua vitalità e la sua fiducia in sé stessa, Brooke fa affidamento su barcollanti certezze, e l'ardore e la determinazione che cui persegue i suoi sogni si trasformano, agli occhi di Tracy e ai nostri, nella malinconica inevitabilità del suo fallimento.

Compagne di viaggio

Pur essendo imperniato sul rapporto tra Tracy e Brooke, Mistress America è solo tangenzialmente un film sull'amicizia femminile. Più che sul rapporto con Brooke, infatti, Tracy riflette su se stessa, sulle sue ambizioni e sulle sue aspettative; fa i conti con la variabili imprevedibili, l'elusività del successo e il trascorrere del tempo.
"Non puoi desiderare davvero nulla fino a che non hai trent'anni", le dice Brooke. E' quando il tempo comincia a scivolare via e le potenzialità inespresse restano tali che il desiderio, lo struggimento si fanno sentire in maniera più acuta, perché li affianca la paura.

Per questo il conflitto non può risolversi solo tra le due ragazze: ci sono paure da affrontare che sono al di fuori del loro piccolo idillio newyorkese. E così c'è il viaggio in Connecticut e alcune tra le sequenze più godibili e frizzanti del film, che si trasforma in ensemble attoriale ma anche in commedia scatenata. Tra una ragazza gelosa, un vicino antipatico, una donna incinta, una moglie insicura, due gatti rubati e chi più ne ha più ne metta, Mistress America rivela gioiosamente la sua anima screwball senza dimenticare il percorso delle sue protagoniste: una scopre che per superare la paura deve lasciarsi alle spalle la giovinezza, l'altra che è giunto il momento di smettere di proiettare il proprio futuro sull'amica. Qui c'è probabilmente il senso del trovarsi e del lasciarsi di Brooke e Tracy. Amiche per una stagione, compagne di viaggio per sempre.

Mistress America: ragazze ruggenti
Alessia Starace
Redattore
3.5 3.5
Roma 2015
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