King Cobra

2016, Drammatico

King Cobra: un softcore anni '80 per il 'gay nell'arte' James Franco

Archiviato il personaggio di Christian Slater, non resta che il vuoto pneumatico di un mondo triste e volgare, dove un omicidio a sangue freddo viene giustificato da motivazioni deboli e vaghe.

King Cobra: Garrett Clayton in una scena del film

James Franco ci ha intortato con questa storia del "gay nell'arte, etero nella vita" ma sarà poi vero? Alla prova del nove non tutte le sue incursioni nell'universo omosessuale risultano ugualmente convincenti. Prima si è misurato con un cult come Cruising tentando di ricostruire il minutaggio decurtato dalla censura in Interior. Leather Bar.. Il risultato è un docufiction tanto interessante quanto astruso che William Friedkin, regista di Cruising, si rifiuta di vedere. Poi è stata la volta di I Am Michael, opera prima di Justin Kelly in cui Franco ha fornito una convincente prova di attore spogliandosi dei propri vezzi per calarsi nei panni di Michael Glatze, ex attivista gay convertito all'eterosessualità dopo aver scoperto la fede.

Il connubio Franco-Kelly si ripete in King Cobra. Ancora una storia vera, l'omicidio di Bryan Kocis, produttore indipendente di porno gay che ha lanciato la carriera della star Brent Corrigan, diventa un pretesto per confezionare un softcore omosex a uso e consumo del pubblico più morboso. Colpisce che la mano dietro il progetto sia la stessa di I Am Michael. Tanto era delicato e profondo il primo film, tanto è grossolano e approssimativo questo. Justin Kelly ha evidentemente voluto dare un colpo di spugna alle impressioni che la critica si era fatta su di lui dimostrando di essere un autore eclettico e di padroneggiare registri diversi. Il tutto pur restando nel campo 'cinema a tematica omosessuale' che evidentemente sembra stargli molto a cuore.

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Un film dall'anima schizofrenica

King Cobra: Garrett Clayton, Christian Slater, Keegan Allen e James Franco in un'immagine promozionale del film

Guardando King Cobra, si ha l'impressione di fare un tuffo nel passato. L'omicidio di Bryan Kocis è avvenuto nel 2007, ma il tripudio di muscoli che guizzano, bilancieri, canotte e boxer lucidi ha un inconfondibile sapore eighties. Curiosamente anche il casting sembra andare in questa direzione. Per il ruolo di Bryan Kocis, il cui nome è stato cambiato in Stephen per evitare problemi legali, James Franco (che del film è anche produttore) ha fortemente voluto Christian Slater. Dopo il battesimo del fuoco sul set di Lars von Trier, Slater sembra non aver più paura di niente e ha accettato la sfida. A interpretare la sorella tradizionalista di Stephen ritroviamo la Bella in rosa Molly Ringwald, mentre la madre del pornodivo Brent Corrigan ha il volto della ex ragazza a Beverly Hills Alicia Silverstone.

King Cobra: Christian Slater in una foto del film

Questo curioso mix di interpreti, unito a una strana tendenza schizofrenica nella regia, fa sì che in King Cobra convivano due universi opposti. Da una parte abbiamo l'omosessualità oppressa e opprimente di Stephen, che nasconde le proprie pulsioni sessuali dietro un'apparenza borghese. Dall'altra l'esibizionismo eccessivo e pacchiano della coppia formata da James Franco e Keegan Allen, che interpretano un piccolo produttore amante del lusso e il suo protetto, Harlow, che si porta dentro il trauma della violenza subita da adolescente. Seppur con tutti i limiti dello script, Christian Slater fa un lavoro eccellente e ce la mette tutta per restituire la complessità e la sofferenza di un personaggio che vede crollare come un castello di carte il proprio mondo dopo essersi invaghito del pornodivo da lui lanciato. Lascia, invece, a desiderare la performance di James Franco. Più che scavare a fondo nelle problematiche toccate dal film, il buon James sembra impegnato a fare la parodia di un gay secondo James Franco e si bea di sguazzare nei luoghi comuni. Il risultato è una performance eccessiva, urlata, volgare, grottesca nelle scene di sesso che vorrebbero ambire al softcore, ma risultato quasi fumettistiche. Anche il campionario di smorfiette sfoderato da Alicia Silverstone di fronte alla scoperta che il figlio fa il pornodivo non aiuta.

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Il vuoto pneumatico del porno

James Franco in King Cobra

Nella parte finale di King Cobra Brent Corrigan (nel cui ruolo Garrett Clayton è una rivelazione), confida a un ex amante l'intenzione di diventare lui stesso un filmaker per dirigere i propri porno. L'altro ribatte: "Credevo che intendessi veri film". È su questa dicotomia che si dibatte King Cobra. Il film ambisce a raccontare una vicenda drammatica, vera, ma sotto sotto si percepisce il divertimento del regista. Lo sguardo di Justin Kelly nelle sequenze in cui vediamo frammenti dei porno girati da Brent Corrigan e Harlow messi sul web, così come il finale del film, ci trasmettono l'eccitazione di un bambino in un negozio di dolciumi e questo autocompiacimento ci spinge a porci delle domande sul giudizio del regista nei confronti dell'industria che sta descrivendo dall'esterno.

King Cobra: Keegan Allen e James Franco in una scena

Quale è lo scopo di King Cobra? Se il modello dichiarato di Justin Kelly è la colorita exploitation di Boogie Nights, il suo film è però privo della pienezza del divertissement di Paul Thomas Anderson, vero e proprio catalogo della varia natura umana che ruota attorno al mondo del porno. Da questo punto, King Cobra ha molto più in comune col mondo che descrive rispetto al film di Anderson. Archiviato il personaggio di Christian Slater, non resta che il vuoto pneumatico di un mondo triste e volgare, dove un omicidio a sangue freddo viene giustificato da motivazioni deboli e vaghe, il tutto descritto con un'ironia di fondo ingiustificata. La ragione di tanto divertimento forse andrebbe chiesta proprio a James Franco.

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Valentina D'Amico
Redattore
2.0 2.0
Torino 2016
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