Il sapore del successo: ai fornelli con Bradley Cooper

Un Masterchef in versione all-star: ispirato a Gordon Ramsey e agli altri chef che impazzano in televisione, il personaggio di Cooper cerca il riscatto e la redenzione tra i fornelli (oltre alla terza stella Michelin). Insieme a lui in cucina una brigata di star internazionali.

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Il sapore del successo

2015 – Commedia
2.6 2.6

"Sì, chef! Subito, chef! Agli ordini, chef!". "Ma l'hai assaggiato? Rispondi? L'hai assaggiato? Devi sempre assaggiare!". E poi piatti che volano, fiamme che si levano dai fornelli e dalla griglia, i ritmi forsennati di una cucina che sembra una caserma, gli ultimi ritocchi e finalmente l'impiattamento prima del servizio, l'attesa del responso dopo l'assaggio. Non è l'ultima puntata di Masterchef o il pilota di una nuova edizione di Hell's Kitchen.

Il sapore del successo: Bradley Cooper e Sienna Miller in una scena tratta dal film

Lo chef superstar che strilla e lancia improperi a tutti non è Gordon Ramsey ma Bradley Cooper, protagonista de Il sapore del successo insieme ad un cast internazionale all star che vede tra gli altri, oltre a Sienna Miller che ritrova Cooper dopo American Sniper, anche Omar Sy, Emma Thompson e il nostro Riccardo Scamarcio.

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La cucina al cinema

Il sapore del successo: Bradley Cooper in un'immagine del film

Bradley è lo chef Adam Jones, "arrogante, ribelle, affascinante..."come chiosa in maniera preoccupante la locandina del film (in genere non è mai un bene quando un teaser poster etichetta a prescindere un personaggio tanto per non lasciare dubbi su cosa ci aspetta), dal talento smisurato e dal passato burrascoso, tenta di rimettersi in pista e di guadagnare l'ambita terza stella Michelin. Girato per gran parte in interni e specialmente in cucina tra piastre e fornelli, il soggetto è furbescamente di grande attualità visto il successo planetario oramai consolidato di ogni show gastronomico trasmesso in ogni sua variazione possibile da tutti i palinsesti televisivi. Il cibo e la cucina sono oggi più che mai elementi fondamentali attorno ai quali ruota la nostra vita sociale, e anche il cinema non li scopre certo ora: Sapori e dissapori, La cuoca del presidente, Julie & Julia, Amore, Cucina e Curry (sempre da una sceneggiatura di Steven Knight), senza contare l'imprescindibile Ratatouille, sono solo alcuni dei titoli che vengono in mente così d'emblée. Ma l'evidente peculiarità di questo Burnt (così recita il titolo originale) è proprio quella di mettere in scena una storia il cui impianto ripropone il format televisivo di tanti programmi culinari di successo, adattandolo al cinema con una guarnitura di appetitose star e una storia di redenzione e riscatto che più classica non si può.

Cooking show in stile hollywood

Il sapore del successo: Sienna Miller in una scena del film

Diciamo che all'uscita del cinema non a caso la sensazione è quella di aver appena assistito ad una puntata di Hell's Kitchen o programma tv similare, dove le ricette e la preparazione dei piatti sono mixate sapientemente ad una componente fiction drama da reality show tanto scontata quanto sapiente nella costruzione del pathos. Bradley Cooper non ha fatto mistero di essersi ispirato a Gordon Ramsey e ai vari format del genere tipo il pionieristico Boiling Point della BBC che raccontava proprio le fatiche culinarie di Ramsey alla conquista della terza stella. Per quello che riguarda la parte del cooking show i fan del genere avranno probabilmente di che divertirsi, visto il realismo delle scene girate in cucina, con una vera brigata di cuochi professionisti messi ai fornelli insieme agli attori sotto la supervisione Marcus Wearing, guarda caso uno dei giudici di Materchef UK. Un vero guilty pleasure per gli adepti del genere che purtroppo però non fa molto di più per arricchire di contenuti cinematografici il format televisivo, specie per quello che riguarda la narrazione.

Impiattamento da 10 e lode ma il gusto...

Il sapore del successo: Bradley Cooper e Riccardo Scamarcio in una scena del film

E questo nonostante lo script firmato da una penna come quella di Steven Knight, affetto da un curioso bipolarismo che gli fa alternare sceneggiature sofisticate, come quella di Locke o La promessa dell'assassino, a degli improbabili scivoloni come quello de Il settimo figlio. Qui ci si limita a mettere in scena una sceneggiatura piuttosto prevedibile e scontata dove abbondano i clichés, con una galleria di personaggi stereotipati e poco interessanti; il nutrito cast è ampiamente sottoutilizzato e nessuno dei talenti ha realmente modo di mettersi in luce come spesso succede in questi casi di sovraffolamento si star. Anche la parabola di rinascita del protagonista è avara di sorprese, e paradossalmente non avendo assistito alla sua caduta si rimane anche abbastanza indifferenti ai suoi sforzi per rialzarsi e il suo desiderio di gloria pare più un capriccio che una redenzione. Bradley si impegna, è "arrogante, ribelle, affascinante" per carità, ma risulta poco credibile e forse il physique du rôle del chef gran gourmet non è del tutto suo. Un po' più in parte Sienna Miller, il resto e pura accademia (culinaria), compreso Scamarcio che per lo più sta alla griglia e dice quattro battute contate in un inglese niente male. Tanto fumo e poco arrosto in definitiva, a conferma del fatto che anche se gli ingredienti sono di prima scelta, poi li devi comunque saper cucinare a dovere altrimenti la pietanza sa comunque di poco.

Alessandro Antinori
Redattore
2.0 2.0
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