Gli scaldapanchina

2006, Commedia

Recensione Gli scaldapanchina (2006)

La regia, sostanzialmente priva di personalità, si allinea alle necessità della pellicola e, soprattutto, al servizio delle gag che abbondano dall'inizio alla fine.

La nuova rivincita dei Nerds

Prendiamo lo spirito scanzonato e demenziale dei Porky's, uniamolo alla trama di una qualsiasi commedia sportiva dai buoni sentimenti (stile Major League o Le riserve, ma questi esempi sono troppo blasonati per il livello del film recensito) e otteniamo un prodotto come Gli scaldapanchina. Finanziato da Adam Sandler, che elegge a rango di suo alter ego il simpatico Rob Schneider, il film presenta una trama così classica e prevedibile da non farsi mancare niente: Gus, "eroe" con qualche ombra nel suo passato, decide di mettere su una squadra di baseball insieme a due amici piuttosto sfigati, Clark, bambinone troppo cresciuto e assai poco sveglio, e Richie, commesso del video-store con l'ossessione per il porno lesbo. Motivo onorevole (difendere un piccolo nerd bersaglio dei bulletti del quartiere), buoni sentimenti e una serie di inspiegabili vittorie dell'atipica squadra di baseball che porta il suggestivo nome di Scaldapanchine.

Commedia americana tipica che di più non si può. Non dimentichiamoci che negli USA il baseball è lo sport nazionale e, alla luce del fanatismo nei confronti di questo fenomeno, risulta ancora più scontata l'idea della riscossa dei reietti ottenuta attraverso le rocambolesche vittorie della squadra di Gus & company. La regia, sostanzialmente priva di personalità, si allinea alle necessità della pellicola e, soprattutto, al servizio delle gag che abbondano dall'inizio alla fine. Proliferano gli sketch basati sulla fuoriuscita di liquidi dai corpi dei protagonisti con contorno di sputi, dita nel naso, insetti mangiati e quant'altro ci si può aspettare da questo genere di commedia tanto che il film, negli USA, si è beccato il PG-13 rating per humor e linguaggio eccessivamente volgari. Niente di trascendentale in realtà, si sa che su certi argomenti gli americani sono particolarmente suscettibili, ma qui siamo ben lontani dalla comicità urticante dei fratelli Farrelly, anche se in alcuni momenti il film si popola di nani, ritardati, allenatori gay e albini con la fobia del sole che fanno pipì in bottiglie di plastica.

Non mancano neppure gustose citazioni cinematografiche, si va da Guerre Stellari al superclassico L'uomo dei sogni passando per il televisivo Supercar (gustosa l'apparizione della mitica auto parlante Kitt). Fedele alla linea, Jon Heder ripete la sua performance di Napoleon Dynamite, piacevole e misurato Rob Schneider, personaggio meno invasivo di Sandler, ma decisamente più rilassante. In sostanza, nonostante i notevoli difetti e la scarsa intelligenza progettuale, i momenti in cui Gli scaldapanchina strappa le sue brave risate ci sono, in particolare va segnalato il cameo della stella del baseball Reggie Jackson, qui impegnato nell'applicare con i membri della neonata squadra un curioso metodo di allenamento che consiste nella fuga dopo aver suonato i campanelli, nella presa aerea di patate bollenti e nell'abbattimento di cassette della posta da un'auto in corsa per migliorare la battuta.

Recensione Gli scaldapanchina (2006)
Valentina D'Amico
Redattore
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