La guerra dei cafoni

2016, Commedia

La guerra dei cafoni: tragicomica favola di formazione sospesa nel tempo

Presentato nella sezione Italia Film Fest del Bif&st 2017, il film, è la trasposizione cinematografica del romanzo di Carlo D'Amicis. Prima produzione cinematografica della Minimum fax media, La Guerra dei cafoni, è una favola ironica e spietata sul concetto di lotta tra Bene e Male con un cast di giovani (non) attori irresistibili. In sala dal 27 aprile grazie a Ismaele Film.

La guerra dei cafoni: un'immagine del film

Non è un film per ragazzi La guerra dei cafoni. O meglio, non è solo un film per ragazzi. Premessa indispensabile per quest'opera presentata in pre apertura all'undicesima edizione della Festa del Cinema di Roma. Dopo essere stata selezionata in varie rassegne cinematografiche in giro per il mondo, la pellicola è sbarcata al Bif&st 2017 di Bari nella sezione Italia Film Fest prima del suo debutto in sala. Accompagnata da un meritato entusiasmo, La guerra dei cafoni è tratta dall'omonimo romanzo del 2008 firmato da Carlo D'Amicis e pubblicato dalla Minimum Fax.

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La guerra dei cafoni: una scena tratta dal film

Proprio la casa editrice romana, alla quale dobbiamo la traduzione dei saggi e racconti di David Foster Wallace o delle opere di Donal Barthelme, Richard Yates e John Barth, esordisce nel campo del lungometraggio cinematografico in collaborazione con La Luna e Amedeo Pagani. Un debutto produttivo riuscito che vede dietro la macchina da presa la coppia formata da Davide Barletti e Lorenzo Conte qui alla seconda opera di finzione a quasi dieci anni di distanza da Fine Pena Mai.

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"Il cielo è di tutti gli uomini"

La guerra dei cafoni: una scena del film

Si perde nella notte dei tempi la guerra tra i figli dei ricchi, i Signori, e i figli di contadini e pescatori, i Cafoni, che ogni estate scandisce le giornate di un gruppo di adolescenti a Torrematta. La fittizia costa balneare salentina che fa da palcoscenico, idealmente diviso a metà, alle vicende dei suoi giovani protagonisti capeggiati rispettivamente da Francesco Marinho (Pasquale Patruno) detto Il Maligno e Scaleno (Donato Paterno). La Puglia degli anni '70 che i due registi hanno saputo sospendere nel tempo indefinito di una terra petrosa, selvaggia, assolata, vibrante che rifugge la banalità di tanto cinema nostrano che l'ha scelta come sfondo per le sue storie. Qui le due bande si fronteggiano tra "orgoglio cafone" e necessità di mantenere la divisione di classe che li separa fin dalla nascita. Abolita ogni presenza adulta, tranne rare eccezioni rappresentate in primis da Claudio Santamaria ed Ernesto Mahieux, per meglio rafforzarne l'atmosfera magica, la pellicola, mette in scena l'ancestrale lotta tra Bene e Male, l'opposizione tra bianco e nero.

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La guerra dei cafoni: un'immagine tratta dal film
La guerra dei cafoni: una scena del film

Contrasto netto che finisce per essere "contaminato" dalle sfumature vitali e tragiche rappresentate dal sentimento inatteso nato tra Il Maligno e la "cafona" Mela (Letizia Pia Cartolaro) e l'entrata in scena di Cugginu (Angelo Pignatelli). Proprio quest'ultimo pasoliniano personaggio è la pedina che porterà al crudele epilogo in una struttura narrativa circolare che si apre e chiude nel fondo oscuro di un pozzo. Ma se il prologo mostrava l'inizio dell'eterna faida ora quell'amore proibito permette a Francesco Marinho di riscattarsi con l'aiuto di Papaquarenna (Fabrizio Saccomanno), Santo Protettore dei Cafoni. La metafora della lotta di classe dell'Italia di ieri che la rimozione di coordinate temporali precise rende attuale in un contesto storico caratterizzato da discriminazioni sociali, razziali, di genere.

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La guerra dei cafoni: un momento del film

Avvolta dai colori vividi della fotografia di Duccio Cimatti, La guerra dei cafoni, trova nei suoi giovani protagonisti l'elemento più forte e riuscito dell'intero lavoro. Gli irresistibili Tonino, Culacchio, Mucculone, Telefunken, Merendina, Calimero, Toshiro Mifune, Tippetappe, Sabbrina e molti altri personaggi interpretati da non attori scovati dai registi in ogni angolo della Puglia. Recitato in una moltitudine di dialetti, il film, gode di una naturalezza e spontaneità che ricorda il cinema neorealista sebbene la cornice surreale sia sempre presente. Giovani soldati di una guerra che non sanno realmente perché combattono e per i quali non si può che parteggiare empatizzando con loro in un susseguirsi di umori, partite al flipper, gare di insulti, "cinemino" e primi baci. Una fiaba grottesca ed ironica che commuove e raggela con la medesima intensità.

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Manuela Santacatterina
Redattore
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