Bianco e Nero

2008, Commedia

Recensione Bianco e Nero (2008)

Attraverso una serie infinita di luoghi comuni, personaggi e situazioni al limite del macchiettistico, il film della Comencini assume più le sembianze di un atto dovuto e perbenista che come il frutto di un vero sentimento di indignazione nei confronti del razzismo, quello vero.

L'Italia a colori

Elena è una mediatrice culturale che ha sposato in toto la causa dell'integrazione razziale degli africani in Italia e ha fatto della lotta al razzismo un lavoro e una ragione di vita. Ne sa qualcosa suo marito Carlo, totalmente al di fuori di questo mondo, che per lavoro ripara computer ed è costretto ad accompagnarla ad estenuanti serate di beneficenza. Durante una di queste serate Carlo incontra la bellissima Nadine, che come lui è diventata allergica a certe situazioni, nonostante lei stessa sia nera e sia la moglie di un collega di Elena, un raffinato e fascinoso docente famoso per la sua dialettica appassionata. Carlo e Nadine si scambiano sguardi, sorrisi, ma poche parole, e tra i due l'intesa diviene tangibile. Una riparazione al computer rotto di lei e il gioco è fatto: tra i due scocca la scintilla della passione, quella che dà scandalo e che è capace in un battibaleno di controvertire il destino di tutto e di tutti. Così Elena e Carlo finiscono per scambiarsi i ruoli: la Elena tollerante e battagliera totalmente pro-Africa si trasforma così in una donna insicura, piena di debolezze e razzista fino al midollo, mentre Carlo, che finora si era dimostrato totalmente avulso da ogni crociata multietnica, scoprirà un nuovo colorato e bizzarro mondo grazie a Nadine, un universo pieno di passione e di nuova linfa vitale in cui non esiterà a tuffarsi con tutto se stesso, senza pensare a moglie, figlia, annessi e connessi...

Attraverso una serie infinita di luoghi comuni, personaggi e situazioni al limite del macchiettistico, il nuovo film di Cristina Comencini assume più le sembianze di un atto dovuto e perbenista che come il frutto di un vero sentimento di indignazione nei confronti del razzismo, quello vero e radicato nel profondo di ognuno di noi. Leggero (troppo), colpevolmente superficiale ed avvolto da un sottile alone di retorica, Bianco e Nero mantiene fede alle premesse annunciate dal titolo e gioca biunivocamente sul razzismo tra bianchi e neri, sulla distanza tra razze e sull'amore, cercando di rispondere in maniera piuttosto inconcludente a diversi perché. Perché ad esempio viviamo in città multietniche, abbiamo i neri come vicini di casa, badanti o lavoranti, come genitori dei compagni di scuola dei nostri figli, ma alla fine dei conti non abbiamo nessun amico nero con cui uscire, da invitare alle feste o a cena?

La regista e sceneggiatrice figlia d'arte rimane piuttosto lontana dalle viscere della questione e dal voler seriamente affrontare le origini di questa 'distanza' e, con l'intento di lanciare il sasso, finisce per nasconderlo insieme alla mano. E così ci si riempie le orecchie e la bocca di battute divertenti ma mai ficcanti, e la scena di personaggi simpatici ma piuttosto banali, avvolti da un qualunquismo a tratti spiazzante, persone tolleranti all'apparenza, ma che al primo piccolo incidente diplomatico non esitano a vomitare in faccia al mondo quel che pensano realmente degli stranieri, a maggior ragione dei neri.

Buone, anzi buonissime le intenzioni della Comencini, che non riesce neanche stavolta a regalarci quel che si può definire un bel film, ma che si merita comunque un plauso per aver portato sul grande schermo un argomento che il cinema italiano per decenni ha completamente ignorato. Troppo da cartolina anche la fotografia, che ritrae la Roma bene dei monumenti, delle vie di lusso dei bianchi e quella brulicante dei quartieri neri, da Piazza Vittorio all'Eur, fino alla stazione Termini, da Villa Borghese fino al Colosseo. Ambientazioni borghesi e altolocate che tentano di sottrarre questa storia ai soliti stereotipi di povertà e immigrazione clandestina, ma che finiscono per conferire al film un effetto patinato e artificioso, in cui la leggerezza abbonda e le idee latitano, come il coraggio di osare veramente.

Sempre più bravo il Fabio Volo attore, ormai al suo quinto film da protagonista, mentre fa registrare qualche piccolo passo indietro la Ambra Angiolini attrice, apparsa per la maggior parte del film completamente fuori ruolo nei panni dell'isterica moglie tradita e incattivita, in pieno stile mucciniano.
Ci aspettavamo qualcosa di più radicato, di più profondo, di meno ostentato. Bianco e Nero scorre senza particolari patemi e si lascia tranquillamente guardare ma non strappa più di un paio di risate. Un film che si salva dal crollo proprio nelle sequenze finali e del quale, usciti dalla sala, ci rimarrà in mente soltanto la splendida colonna sonora, l'indimenticabile versione de La vie en rose cantata da Grace Jones.

Recensione Bianco e Nero (2008)
Luciana Morelli
Redattore
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