Nodo alla gola

1948, Thriller

Recensione Nodo alla gola (1948)

La seconda sfida di Hitchcock nei confronti delle tecniche e delle leggi che il cinema impone ai registi; è un tentativo, più che ben riuscito, di fuggire dai dogmi limitanti della tradizione hollywoodiana per sperimentare un cinema puro.

Guido Luciani

L'assenza di montaggio e la scommessa vinta

Nodo alla gola entra nella storia del cinema come l'unico film privo di montaggio, l'unico film costruito interamente attorno ad un unico e lunghissimo piano-sequenza (80 minuti), senza interruzione di ripresa. Girato nel '48, è la seconda sfida di Hitchcock nei confronti delle tecniche e delle leggi che il cinema impone ai registi; è un tentativo, più che ben riuscito, di fuggire dai dogmi limitanti della tradizione hollywoodiana per sperimentare un cinema puro, ridotto all'essenzialità del plot.

Sir Alfred Hitchcock ci aveva già provato cinque anni prima con la sfida di Prigionieri dell'oceano, film che si svolgeva su una scialuppa di salvataggio; tutti i personaggi nello stesso luogo per tutto il film in un'impresa che però non era riuscita a fare a meno del montaggio, regola base nel cinema hitchcockiano. Con Nodo alla gola il regista accarezza il sogno di ogni regista, il mito che, secondo François Truffaut, ogni regista dovrebbe perseguire: «il sogno di poter legare le cose in modo da ottenere un solo movimento... credo che un film come questo rappresenti qualcosa di molto importante in una carriera».
Da non dimenticare è inoltre il fatto che si tratta del primo film a colori di Hitchcock, regista che ha sempre avuto un rapporto ambiguo con i colori. Agli inizi della carriera faceva fatica ad accettarli, a dar loro una funzione all'interno della narrazione, mentre nella fase più matura della sua arte riuscirà ad attribuire ad essi consistenza e sfumature uniche nella storia del cinema. Si pensi a La donna che visse due volte, ma soprattutto a Marnie, film interamente costruito sul colore rosso, leit-motiv della narrazione.

Nodo alla gola è anche la prima esperienza di Hitchcock come produttore; è dunque chiaro che il regista scommetteva molto su questa sfida. Le sue dichiarazioni a François Truffaut, però, sembrano contraddire questa fiducia nel film: «Non so veramente perché mi sia lasciato trascinare in questo pasticcio di Nodo alla gola... era completamente senza senso perché rompevo con tutte le mie tradizioni e rinnegavo tutte le mie teorie sulla segmentazione del film e sulle possibilità offerte dal montaggio per raccontare una storia attraverso delle immagini».

Una menzione meritano anche la colonna sonora che punta al realismo (tutta interna al film, suonata dagli stessi protagonisti e con i rumori dalla strada) e l'interpretazione degli attori (James Stewart su tutti, anche se il film mette in rilievo soprattutto il rapporto ambiguo tra i due protagonisti; si è anche parlato di omosessualità).

Nonostante le severe considerazioni dello stesso Hitchcock il film è stato apprezzato sia da critica che dal pubblico per la sua perfetta commistione di silenzio e dialoghi serrati, stimolante per ogni spettatore pronto ad un'avventura cinematografica nuova. L'incipit in medias res, violento e sorprendente, ci prepara ad una novità: un film coinvolgente dall'inizio alla fine (forse non troppo riuscita) in cui l'occhio dello spettatore non può staccarsi dall'azione così come la macchina da presa a partire dal primo ciak di Nodo alla gola.
L'interrogativo, però, resta: si può fare a meno del montaggio? Secondo Hitchcock sembra di no, secondo Nodo alla gola decisamente sì.

Recensione Nodo alla gola (1948)
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