Koda fratello orso

2003, Animazione

Recensione Koda fratello orso (2003)

Contromano nell'autostrada della rivoluzione digitale, la Disney sforna un prodotto dal sapore d'altri tempi, arricchito da ottima animazione a mano e con i bambini come target principale.

Koda, orsacchiotto d'altri tempi

Che sia coraggio o incoscienza, integrità artistica o voglia di andare controcorrente, lo lasceremo decidere ai lettori (nostri) e spettatori (del film). Quello che va detto, e sottolineato, è il sapore da animazione classica che Koda fratello orso porta avanti, uno spirito d'altri tempi che viene perseguito con determinazione e in totale controtendenza, sia facendo riferimento ai prodotti sfornati di recente dai diretti concorrenti (DreamWorks, ed esempio), che a quelli degli altri gruppi di lavoro della stessa Disney, compagni di scuderia dello staff capitanato da Aaron Blaise e Robert Walker. I due registi, qui al loro esordio, hanno lavorato come animatori e supervisori dei personaggi per alcuni grossi successi passati dello studio (Pocahontas, Il Re leone tra i più noti), ed è stato forse il loro passato in prima linea armati di matita e colori ad aver spinto il progetto in questa direzione anomala per questi tempi, in cui l'animazione al computer sembra trovare sempre più spazio e integrazione nei prodotti dell'ultima generazione, seppur con risultati alterni.

Va subito detto che dal punto di vista puramente tecnico/artistico, il film è senza dubbio riuscito: nonostante la relativa staticità dei fondali disegnati a mano (che potrebbe essere scambiata per poca cura da un pubblico non attento o poco pratico di tecniche di animazione), il film è una continua e vivace esplosione di colori, una gioia per gli occhi, e l'animazione dei singoli personaggi è ricca e curata, calda e viva.
Ad arricchire ulteriormente la caratterizzazione dei personaggi, contribuiscono le voci di alcuni nomi noti del cinema americano, abitudine che si sta consolidando sempre più negli ultimi anni (ovviamente parliamo della versione originale del film, in italiano Adolfo Margiotta e Massimo Olcese tra i doppiatori): fanno parte del cast vocale, infatti, Joaquin Phoenix, Rick Moranis e Michael Clarke Duncan.

Ma se l'operazione può considerarsi riuscita dal punto di vista tecnico/artistico, lo è molto meno dal punto di vista creativo: la scelta consapevole e decisa di rivolgersi essenzialmente a un pubblico molto giovane risulta il vero punto debole del lavoro, che finisce con l'essere un innocuo film d'intrattenimento per i bambini in sala, ma del tutto inefficace e imbarazzante per i loro accompagnatori adulti.
In tempi in cui si cerca di raggiungere un buon equilibrio tra fruibilità per i bambini, e parallela profondità, necessaria per poter incuriosire e per farsi apprezzare anche da un pubblico maturo, questo ritorno ai soliti animali antropomorfi, parlanti, cantanti e danzanti disneyiani sa di anacronistico e fuori luogo. Si tratta di una formula ormai satura e superata, in cui nessuno sembra più credere, a cominciare dagli stessi autori (sei tra sceneggiatori e soggettisti per un film di tale semplicità?) che mettono in scena con banalità e poca ispirazione la solita morale naturalistica (ben più efficace e sentita in Spirit - cavallo selvaggio).

Una nota a sè è doverosa nei confronti della colonna sonora: ottima la scelta di Phil Collins per le canzoni del film, ben integrate nell'atmosfera della storia, anche se a tratti ricordano le sonorità già usate qualche anno fa per Il Re leone; forse un po' meno adeguata Tina Turner, ma presente con una sola canzone, quindi non troppo invadente.
Come d'abitudine, le canzoni sono state tradotte e ricantate in italiano per la versione nostrana del film, ricantate dallo stesso Phil Collins nella nostra lingua, con non altrettanta efficacia.

Un vero peccato che il potenziale artistico di questo colosso dell'animazione occidentale non possa essere messo al servizio di un modo finalmente maturo di fare cinema, scrollandosi di dosso questo ghettizzante attaccamento a un pubblico under 12, che rischia, con il passare del tempo e il crescere dei concorrenti, di bruciare il brillante e innovativo lavoro che il suo creatore, Walt Disney, ha sempre seguito con coraggio, determinazione e una capacità di sorprendere che qui, purtroppo, latita.

Recensione Koda fratello orso (2003)
Antonio Cuomo
Redattore
3.0 3.0
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